Il Pd sannita non può più permettersi Valentino lo ‘sfasciatutto’

Di congiure di Palazzo è lastricata la storia politica italiana. La Prima e la Seconda Repubblica sono state segnate dai ribaltoni: il più tristemente famoso è forse quello del ’94 che portò alla caduta del Governo Berlusconi.

Il ‘ ribaltone cambia, a tavolino, gli equilibri politici usciti dalle urne, con manovre di basso cabotaggio, eticamente giustificabili solo a brigante, brigante e mezzo. E’ quello che è accaduto a Sant’Agata dei Goti, dove il Pd ha mandato a casa un’amministrazione e un sindaco del Pd mettendosi a giocare con i rivali di sempre.

E’ come se nel bel mezzo di una partita di calcio, alcuni giocatori fermassero la palla e si mettessero d’accordo con giocatori della squadra avversa, formando una terza squadra, violando, così, tutte le regole del gioco e ribaltando il risultato a loro piacimento.

I FATTI

Nel cuore della notte del 25 maggio, 13 consiglieri comunali, di maggioranza e minoranza, si mettono alla ricerca di un notaio a cui consegnare le firme per decretare la caduta della sindaca Giovannina Piccoli, a un anno dalla sua elezione. Non trovandone uno disponibile a quell’ora tarda o, forse, per quell’operazione meschina, si rivolgono a un faccendiere di carriera, Luigi Barone, che mette a disposizione dei cospiratori il notaio Santomauro.

Barone è da qualche mese passato a ‘sbrigare le pratiche’ più spinose del sindaco Clemente Mastella, che lo utilizza laddove necessario perché, in fondo, quando c’è un lavoro ‘sporco’ da fare in politica qualcuno dovrà pur farlo.

Ma torniamo ai fatti.

Giovannina Piccoli fu scelta come candidata a sindaco di Sant’Agata dei Goti dal primo cittadino uscente, Carmine Valentino, non più candidabile perché reduce di un secondo mandato, per giunta, poco glorioso. Piccoli era stata la sua vice ed era la persona giusta per tenere in caldo la poltrona di sindaco. La sua elezione, considerato il dissenso che avvolgeva l’amministrazione uscente, non era scontata, arrivò inattesa come un colpo di fortuna.

Da mesi, secondo le ricostruzioni giornalistiche di queste ore, i rapporti tra la sindaca Piccoli e il leader della maggioranza, Carmine Valentino, si erano inaspriti e, forse, interrotti.

Da settimane, la maggioranza consiliare preparava l’agguato portato a termine nel mezzo di una notte di maggio.

LE RAGIONI DIETRO IL RIBALTONE

Dopo un ribaltone, di solito il ribaltonista rivendica ‘la ragion di Stato’.

Il fantomatico e mai sufficientemente spiegato ‘interesse superiore’ diventa l’alibi perfetto.

Carmine Valentino è il regista della congiura del 25 maggio: è lui lo sfasciatutto, quello che con una mano dà e con l’altra toglie, quello che tiene in ostaggio, ormai da anni, il destino della comunità santagatese, di uno dei comuni più grandi e soprattutto più belli della provincia di Benevento.

Ma Carmine Valentino non è solo l’ex due volte sindaco di Sant’Agata dei Goti, è soprattutto il segretario provinciale del Partito democratico di Benevento.

Ed è sbagliato, oltre che intellettualmente disonesto sostenere che il cospiratore Valentino, quello che ha fatto cadere il sindaco Pd a un anno dall’elezione, abbia agito da leader della maggioranza di governo del suo comune, perché un segretario provinciale di un partito serio non si spoglia mai dei suoi panni, resta tale anche quando agisce ‘localmente’.

Valentino a Sant’Agata dei Goti ha agito da segretario provinciale del Partito democratico, dall’alto di questa funzione ha raccolto nottetempo le firme per far cadere l’amministrazione pd. Come un coccodrillo ha divorato i suoi stessi figli.

Poco importa che lo abbia fatto per un calcolo politico-elettorale, cioè per poter ritornare sindaco del suo paese visto che dopo la fallita elezione alla Camera dei Deputati e gli spazi ridotti per una corsa alle Regionali, Valentino non ha più un avvenire ambizioso davanti a sé, e poco conta se l’operazione di high side della sindaca pd Piccoli sia avvenuta con ‘l’aiutino’ di Mastella oppure no.

Qui il dato politico è uno solo uno: la congiura del 25 maggio di Sant’Agata dei Goti è stata un’operazione politica del segretario provinciale del Pd, Carmine Valentino, e, quindi, se è vero che 2 più 2 fa sempre 4 tranne che per i manipolatori, quel ribaltone, che è un calcio agli stinchi della Terza Repubblica, è l’atto politico più visibile e rappresentativo del Pd di Benevento degli ultimi 10 anni.

E’ di questo che il Pd sannita ora deve dare conto chiedendone il conto al suo segretario provinciale, di cui dovrebbe chiedere, senza tentennamenti e timidezze, le dimissioni o quanto meno il passo indietro.

Il silenzio, la non-azione, l’immobilismo di ciascuno nel Pd di Benevento, a tutti i livelli, sarebbero complici e avversari dichiarati della democrazia, quella fondata sulla volontà popolare non sulla volontà dei segretari con una grande carriera politica alle spalle.

Il Pd sannita parli adesso o taccia per sempre. Ma poi non frigni ad ogni apertura delle urne.

Il Pd di Benevento non può più permettersi un segretario provinciale che, ormai, ha la stessa credibilità di Pamela Prati.

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Enable Notifications    OK No thanks