Il Pd tra direzioni e caminetti. Valentino: “Basta ipocrisia”. De Caro: “Mastella peggior sindaco”

di Antonio Esposito

La lunga riflessione del Pd si va snodando tra direzioni e caminetti.

Il segretario Carmine Valentino vuole un’Assemblea Provinciale, Raffaele Del Vecchio e Rossano Insogna chiedono una Conferenza Programmatica, il consigliere provinciale Giuseppe Ruggiero propone una “Giornata sull’ambiente”, il segretario cittadino Giovanni De Lorenzo invoca una maggiore collegialità, il deputato Umberto Del Basso De Caro dice che ci vuole un nuovo orizzonte politico, il consigliere regionale Mino Mortaruolo pensa all’associazionismo e al terzo settore. Quando un bell’incontro pubblico con De Luca sulla sanità?

Le suggestive idee e proposte, affiorate tra le mura di casa, hanno bisogno ora, come dice Lucio Dalla in “Canzone”, di andare “per le strade e tra la gente”. Le serrata discussione avvenuta in tre direzioni provinciali consecutive ha passato in rassegna gli errori tattici e strategici del Partito Democratico del Sannio, commessi soprattutto nella partita per la Rocca dei Rettori, che ha riportato il centrodestra al vertice della provincia, dopo ben cinque lustri di governo di centrosinistra, capeggiato negli anni dai presidenti Carmine Nardone, Aniello Cimitile e Claudio Ricci.

La prima analisi è partita dal fallimento delle alleanze con compagni di viaggio improvvisati ed abituati a saltare da un carro all’altro. Il gruppetto staccatosi da Forza Italia ed organizzatosi prima come Ncd e poi come Alternativa Popolare ha fatto il bello e il cattivo tempo.

Nelle precedenti elezioni provinciali e nelle stesse comunali di Benevento, il Pd aveva siglato fruttuose alleanze con i centristi, sotto l’influsso del quadro politico nazionale. Ma quegli accordi avevano il fiato corto e scarse prospettive politiche.

La corsa per la Rocca, ridotta a giochi diplomatici tra amministratori locali, da quando non c’è più la consultazione popolare, ha svelato fratture e personalismi esasperati nelle fila del Pd. Anche se la differenza sull’esito del voto l’ha fatta il comune capoluogo targato centrodestra dal giugno 2016. La performance del democratico Franco Damiano è stata brillante: il sindaco di Montesarchio ha raggiunto quasi il 43 per cento, un risultato sicuramente più alto rispetto alle pessimistiche previsioni della vigilia, soprattutto per la combattiva ed ampia squadra messa in campo dal vincitore Antonio Di Maria.

“Chiedo un’assemblea provinciale per fare chiarezza -incalza Carmine Valentino, segretario sannita- vi è ancora molta ipocrisia tra di noi. Non siamo ancora un partito comunità. Quanti nostri colleghi amministratori, amici, compagni, dirigenti, non hanno votato Damiano? Qualcuno ci ha voltato le spalle per il mancato distacco di un vigile urbano. Dobbiamo avere una linea comune sulla sanità. Che dice il gruppo consiliare della città? Non mi piace un partito a corrente alternata, con funzione di tram”.

Il presidente uscente Claudio Ricci contesta lo “splendido isolamento” dei democratici. Dimenticando, però, di essere stato anch’egli ingeneroso, quando ha affermato di aver governato la provincia senza il supporto del suo partito, come se i finanziamenti avuti dal governo nazionale e dalla Regione Campania, entrambi a guida Pd, fossero arrivati dalla luna. “Non comprendo perché le vecchie alleanze sono svanite -rileva Ricci- la politica è fatta anche di compromessi.  Andiamo tra la gente, piazza per piazza, con più movimentismo, con le nostre proposte e le nostre bandiere”.

Il candidato presidente sconfitto ha annunciato di voler tornare alla politica e al partito. “Ho sempre creduto che potevamo vincereosserva Damiano ma c’è stato un disimpegno generale. Dobbiamo essere più rispettosi tra di noi. Non ho mai condiviso l’alleanza con Luigi Barone e Francesco Maria Rubano, personaggi ballerini della politica sannita. Col governatore dobbiamo chiarirci sugli incarichi dati a qualcuno di essi. Scegliamo alcuni temi portanti dei leader in corsa per la segreteria nazionale e puntiamo su quelli”.

La parola chiarezza rimbalza spesso anche nell’intervento di Rossano Insogna.Perché stiamo con Forza Italia alla Comunità Montana del Taburno- si chiede il presidente del Pd- quando poi il berlusconiano Clemente Mastella ci attacca su tutti i fronti? Organizziamo una Conferenza programmatica, che elabori una linea chiara sulla sanità, i rifiuti e il lavoro. Valorizziamo la conquista della Città Europea del Vino, che ha avuto per protagonisti sindaci nostri. Dialoghiamo con la regione. Del resto ci è rimasto solo De Luca”.

C’è molta amarezza nel vedere vecchi alleati passati dall’altra parte a festeggiare la vittoria di Antonio Di Maria, dopo aver condiviso ed elogiato l’esperienza di Claudio Ricci alla Rocca dei Rettori. “Fa veramente male pensare di aver lasciato a quelle persone oltre 200 milioni di euro per strade e scuolefa notare un combattivo Giuseppe Ruggiero, consigliere provinciale- ad una coalizione architettata dal sindaco di Benevento, che convoca a Ceppaloni il presidente della provincia per decidere le sorti della Samte”.

Qualcuno, come Adele De Mercurio, nativa Pd e convinta renziana, ripropone l’esigenza di definire meglio l’identità del Pd e di una comunicazione più efficace. Altri, come Nino Del Vecchio, ammettono il fallimento delle alleanze. “Ci siamo circondati di gente mercenaria -stigmatizza il noto militante socialista- non abbiamo saputo sfruttare le occasioni di governo. Avevamo in mano l’Ato, ma il prodotto è stato zero. Stesso risultato all’Asi. Senza politica non si va nessuna parte. Per ripartire occorrono umiltà ed unità”.

Accanto all’assenza di una visione sulle varie tematiche dello sviluppo, nel dibattito sono emersi altri punti deboli: l’abbandono dei circoli, l’inutilità dei dipartimenti. Che fine hanno fatto tutte quelle meravigliose idee, lanciate qualche anno fa a Telese con Sannio Start? Per non parlare dell’invisibile opposizione in città. “Abbiamo un sindaco che fa politica da oltre 40 anniafferma Antonio Furnoe non riusciamo ad incalzarlo con proposte alternative. Non è un gigante imbattibile. Mettiamo in campo una nuova generazione”.

Dopo oltre due anni dallo sbarco di Mastella a Palazzo Mosti i principali problemi di Benevento restano irrisolti: da Piazza Duomo a Piazza Commestibili, dal Parco Archeologico di Cellarulo alla Spina Verde, dal Teatro Comunale al depuratore, dalla pulizia della città ai trasporti urbani. La ditta Trotta si accinge a tagliare le corse degli autobus nel fine settimana e nessuno protesta. Come si vuole incentivare il turismo se non si riesce a sfruttare neanche la carta Unesco del complesso di Santa Sofia?

“Partiamo da quattro temi concretipropone il deputato Umberto Del Basso De Caroconfrontiamoci con la gente. Abbiamo il peggior sindaco della storia di Benevento. Qualcuno ha fatto balenare il nome di Mastella coma probabile candidato alla presidenza della regione. Non accadrà mai perché il Sannio rappresenta solo il 5 per cento della Campania. Attrezziamoci per le prossime europee, quando non ce la vedremo con Forza Italia, ma con i Cinque Stelle che alle politiche hanno preso il 45 per cento”.

Per riprendere il cammino vanno bene l’Assemblea provinciale, la Conferenza Programmatica, la Giornata sull’ambiente. Si parli col governatore a Sant’Agata dei Goti e a Benevento, per fare chiarezza una volta per sempre sulla telenovela della sanità. Ma il Pd dovrebbe attrezzarsi anche sul piano della comunicazione, diffondendo programmi, dossier, manifesti, volantini sul bilancio della giunta Mastella. Non bastano i social ed i comunicati stampa. Del resto la direzione provinciale, pur aperta alla stampa, non ha avuto molti riscontri. Tranne che su Gazzetta di Benevento, Lab Tv e Sanniopage. Per questo si elaborino proposte serie,  si riprendano gli incontri nei quartieri, auspicati da De Lorenzo, e si ascolti la città.

 

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