Il Pd vince alla Provincia, ma anche no

di Teresa Ferragamo

Le elezioni provinciali sono state né più né meno che una partita di calcio – potremmo dire a cinque – in cui poco più di 800 amministratori hanno scelto i dieci che dovranno far parte di un consiglio provinciale con poteri striminziti.

Una sfida tra due schieramenti, quello del Pd+Ncd e quello di Mastella, che si è chiusa in pareggio.

Il bello delle elezioni, però, arriva sempre dopo, quando la festa inizia davvero e fioriscono dichiarazioni e interviste in cui ciascuno esalta se stesso e demolisce l’avversario.

Così passato il can can delle Provinciali, resta solo la boria. Quella del giorno della vittoria, quella incontinente fino a sembrare irrazionale se non irragionevole, quella che porta a sfondare il circo mediatico sempre così accogliente e senza filtri.

Di queste elezioni provinciali i cittadini hanno capito ben poco e neppure hanno voglia di approfondire. E’ come per le assemblee di condominio, ogni palazzo ficca il naso nella sua.

A urne ancora calde, il Pd ha gridato alla vittoria rivendicando un “risultato straordinario”. Lo stesso ha fatto Mastella.

Un tourbillon di dichiarazioni rilasciate da un Ricci redivivo, come un cinghiale dopo una caccia proficua, da un Carmine Valentino ipertrofico e da un Mastella fragoroso.

Il Pd, incontinente quando segna un punto, esibisce toni da curva, dimenticando che con l’uscita di scena – evidentemente temporanea – di Matteo Renzi e l’arrivo di un premier ‘triste’ come Gentiloni è fallito un tentativo di narrazione ottimistica, arrogante,  fatta di hurrà e di aloha. Lo ammise perfino Matteo Orfini aprendo l’ultima direzione nazionale del Pd: “Per una volta siamo allineati con il Paese“, scherzò alludendo allo stile mesto del neo Presidente del Consiglio.

Ma chi ha vinto alle Provinciali di Benevento? Certo, quello del Pd è un mezzo capolavoro, visto che è riuscito a non precipitare, non avendo dalla sua il voto ponderato del comune capoluogo.

Mastella, dal canto suo, riesce in poco più di sei mesi a piantare bandierine sulla cartina geo-politica del Sannio, occupando gli spazi lasciati vuoti in parte dal Pd, in parte da Forza Italia.

Umberto Del Basso De Caro ha dato nuovamente prova della sua abilità ad incastrare numeri . Ecco, numeri. Perché poi è sui nomi che le riflessioni vacillano.

In Consiglio provinciale, rinnovato dopo due anni, entrano per il Pd Giuseppe Ruggiero, Renato Lombardi, Campobasso e Giuseppe Di Cerbo. Insomma, una riconferma del cerchio magico, che allontana i tentativi di distribuzione e di apertura del Pd. Che oggi corre il rischio di trasformarsi in un votificio, perdendo l’occasione storica di costruire un consenso più consapevole, più libero da logiche di distribuzione e, dunque, meno mobile.

Il voto in Consiglio provinciale premia i comuni più grandi, proprio quelli dove, però, il Pd ha già forte rappresentanza.

Giuseppe Ruggiero è amministratore a Foiano Valfortore, uno dei più piccoli centri del Sannio, nel cuore del Fortore, territorio ostico, ruvido, problematico. Quella di Ruggiero è una conferma, resta dove già si trovava. Ma del Fortore è anche il vicesegretario del Pd, Giovanni Cacciano, che con Ruggiero fa coppia fissa.

Altra riconferma è quella di Renato Lombardi di Sant’Agata de’ Goti, il comune guidato dal segretario provinciale Carmine Valentino.

Montesarchio ritorna in Consiglio con un componente della maggioranza di Franco Damiano, che ha preferito il passo indietro anche per problemi di compatibilità con l’ingombrante Ricci.

Proprio da quest’ostinazione a garantire i 4 amici al bar nasce l’Aventino di Pannarano con il candidato che non è neppure andato a votare se stesso e l’intera maggioranza – tra cui milita il segretario provinciale dei Giovani Dem  – che ha disertato, lo strappo del sindaco di Airola Michele Napoletano, il nervosismo del sindaco di Calvi e il dissenso silenzioso di molti altri amministratori.

Insomma, se è pur vero che i numeri sono tutto in politica, è vero altresì che i nomi fanno la differenza.

Vincere da soli può essere esaltante, ma nel lungo periodo può risultare addirittura controproducente.

Come quel certo vizietto a non dire no a chi il Pd lo usa come la Freccia Rossa, che poi basta un ritardo per chiedere il rimborso del biglietto.

Pare che il prudente Alcide De Gasperi al prete che gli chiedeva se volesse prendere per moglie la sua Francesca rispose: “Non dico di no”. Ma in quel caso De Gasperi peccava di eccessiva prudenza, nel caso degli ultimi acquisti del Pd, che sanno di disperate sostituzioni a bordo campo, si rischia di peccare di eccesso di cesarismo.

Ed è pur vero che poi si dovranno gestire le macerie, i morti e i feriti di tutta questa storia, ma è anche vero che proprio questo consentirà a Del Basso De Caro di restare sempre di più l’unico dominus in campo.

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.