Il presidente Ance Mario Ferraro: “Per trasformare la città occorre un progetto di Ri-Generazione urbana”

Mario Ferraro prima di essere presidente di Ance Benevento è un architetto quotato con uno sguardo lungo sul ‘concetto’ di Città e una buona capacità diagnostica.

In questa intervista riporta alla luce e ridà smalto a un’idea della trasformazione urbana che non ha a che fare necessariamente con la cementificazione, ma che si connette, invece, alla rigenerazione di aree, spazi e insediamenti abitativi già esistenti.

Rigenerazione Urbana. Un termine molto utilizzato in questo periodo. Cosa si intende?

“Ri-Generazione urbana è un termine che oramai circola da molto tempo e al quale bisogna dare contenuti per poter realmente passare dalle parole ai fatti.

Rigenerare le città e i territori significa riprogettarle in chiave nuova, avere un’idea chiara di quali siano i sevizi, il quadro urbano e le infrastrutture di cui necessita una città moderna e sostenibile ma soprattutto significa avere ben chiari i processi decisionali e le procedure necessarie  affinchè  in tempi utili questi progetti possano trasformarsi in realtà”.

Le città che abitiamo sono regolate dalle norme del ’42 e del ’68 e concepite per rispondere ai fabbisogni di un’altra epoca.

“Non è un caso che l’ANCE abbia dedicato la propria Assemblea 2020 al tema della rigenerazione sviluppato sotto i molteplici punti di vista e che non vuole essere solo uno slogan, anzi deve farsi sempre più spazio affinchè si possano introdurre regole che agevolino le trasformazioni anche attraverso demolizione  e ricostruzione, incentivando le trasformazioni di cui necessità la società.

Quando si parla di rigenerazione quindi non si fa riferimento alla semplice ricostruzione di un singolo edificio fatiscente, o a un progetto qualsiasi di riqualificazione del quartiere. L’obiettivo parte da ben più lontano e abbraccia l’idea di restituire alle città una dimensione più sostenibile, a misura d’uomo che risponde alle rinnovate esigenze.

Insomma, siamo difronte ad una vera e propria sfida  lanciata contro la logica del consumo del suolo edificabile, della costruzione frenetica priva di pianificazione, e volta alla ricostruzione di complessi di edifici – se non di intere aree urbane – attraverso una diversa gestione degli spazi.

Pertanto bisogna partire dai progetti, semplificare la normativa e arrivare alla trasformazione di cui parla tanto.  Il primo tassello è quello della progettazione rispetto alla quale registriamo forti carenze. È stato richiesto  al Governo di destinare 2,8 miliardi da destinare alle progettazioni, importi previsti dalle due ultime leggi di bilancio e mai utilizzati.  Anche la misura del superbonus 110% va proprio letta in questa chiave di trasformazione e adeguamento alle nuove regole di sostenibilità. Ma  da solo lo strumento non basta se non incardinato in un sistema interventi e misure rivolte al più ampio obiettivo di  rinascita urbana. Certamente scontiamo le normative incompiute quali il codice degli appalti che rappresentano  dei  deterrenti rispetto a progetti più ambiziosi quali quello della Rigenerazione ma il vero passo in avanti è dato dalla coopartecipazione del privato al processo decisionale e dal  coinvolgimento diretto delle imprese”.

Come inquadrare le periferie in questo processo?

“La chiave per il rilancio delle aree periferiche risiede proprio nel superamento della contrapposizione con le aree più centrali: riuscendo a portare la città nei quartieri, le periferie possono diventare il fulcro della città di domani.

Qualsiasi progetto di rivitalizzazione delle aree periferiche va necessariamente letto considerando le caratteristiche demografiche, economiche di rete di servizi di cui è formato un determinato territorio.

La Provincia di Benevento è connotata da una economia estremamente fragile e fortemente influenzata da dinamiche esterne.

La provincia di Benevento presenta nel 2019 una  popolazione di 274.080 abitanti che pesa circa il 4,7% rispetto al totale della Campania e una densità abitativa di 133 abitanti per kmq, un dato quest’ultimo che stride fortemente con i 2.617 abitanti/kmq della provincia di Napoli e che offre la misura delle opportunità che potrebbero derivare da una redistribuzione della popolazione campana.

L’indice di dotazione infrastrutturale del Sannio è pari al 64% fatta 100 l’Italia.

Oggi la mancata accessibilità al trasporto pubblico locale e la carenza di infrastrutture e servizi di collegamento è una delle principali criticità che frena ogni azione di sviluppo e crescita.

Nell’ambito di questo contesto va inserito il perimetro comunale che  conta 23 contrade, a loro volta suddivise in 47 settori territoriali e  rappresenta il risultato della modificazione dell’assetto strutturale e funzionale dei territori per effetto dell’avanzata dell’urbano sul rurale. Il tessuto insediativo è in massima parte contenuto all’interno del perimetro della città antica (centro storico) e della città moderna e contemporanea  (rispettivamente Rione ferrovia e Libertà ed i Rioni Pacevecchia e Capodimonte) in cui rientrano gli ambiti a maggiore densità abitativa: dalla zona alta comprendente viale Mellusi e Viale Atlantici, al Rione Libertà e al centro storico. Le aree a più bassa densità abitativa coincidono, invece, prevalentemente con le aree a vocazione produttiva  (Pezzapiana, San Vito Epitaffio, Torre Alfieri, ecc) con i sistemi urbani periferici e con le aree a prevalente edilizia popolare.

All’interno del tessuto urbano della città gli spazi residenziali convivono, infatti, sia con aree destinate ad attrezzature e servizi, sia con porzioni di territorio destinate ad attività produttive., edd altre attività commerciali /artigianali”.

 

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