Il procuratore Policastro: “Don Mimmo a Napoli? Un bel pacco alla camorra”

L’appuntamento annuale col “Pacco alla camorra”, organizzato dal coordinamento di Libera Benevento in collaborazione con “Le Terre di Don Peppe Diana”, ha rappresentato un importante momento di  riflessione sui pericoli di infiltrazione delle mafie nell’economia. Dal dibattito in streaming è scaturito un pressante appello alla vigilanza attiva sul territorio, a tenere gli occhi aperti, a denunciare  i minimi comportamenti anomali, i primi segnali sospetti. Per fermare in tempo l’assalto sempre più incalzante della criminalità.

Queste aree sannite ed irpineha detto Aldo Policastro, procuratore della Repubblicasaranno interessate da una quantità di fondi pubblici mai visti prima. Per ognuna delle due province ci sono investimenti di oltre un miliardo di euro, soltanto per opere infrastrutturali. Senza considerare le risorse del Ricovery Plan. Bisogna essere vigili e attenti per quello che può accadere. Prima che sia troppo tardi. Dobbiamo proteggere le imprese, ma anche proteggerci da quelle imprese che possono essere “rapinatrici” del nostro territorio e della vita delle persone. Quindi, insieme tutela delle imprese e tutela nelle imprese”.

L’allarme del magistrato ha preso spunto da una recente sentenza del tribunale della Val d’Aosta, che ha portato alla condanna in primo grado di decine di persone per collusione con la mafia. In 500 pagine  viene raccontato che due ex presidenti di quella regione erano stati eletti col sostegno della ‘ndrangheta, che un altro aveva chiesto l’appoggio dei clan senza ottenerlo. “La Val d’Aosta -ha detto Policastro- era un’isola tranquillissima. Un posto di paesaggi innevati, foreste. Questa sentenza è una sferzata. Pensiamo perciò alle nostre zone, dove la criminalità è già presente, anche se non in forma fortissima. Dobbiamo vigilare. Perché il pericolo che arrivi in maniera più potente e condizionante è concreto, effettivo, consistente”.

La riflessione del procuratore ha avuto come bussola la Costituzione. II magistrato ha  sottolineato l’importanza dell’articolo 41, che recita così : “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. “Per questo-ha spiegato Policastro- il Pacco alla camorra sta nel solco della Costituzione. E’ un progetto per un’economia diversa, una società diversa. Dobbiamo chiederci  se tutti noi ci impegniamo per la difesa dei diritti di tutti. Io penso che il Pacco alla camorra l’abbia fatto già Papa Francesco, nominando don Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli. E’ veramente è un grande dono per il territorio napoletano avere una persona così. Avrà davanti una sfida importante che saprà affrontare con umiltà e forza”.

L’incontro, moderato da Marco Natale, è stato aperto da Michele Martino, referente provinciale di Libera, che ha ripercorso la storia del progetto “Le terre di don Peppe Diana”, concretizzatosi nel 2009, con la nascita delle cooperative impegnate a rendere produttivi i beni confiscati alla criminalità organizzata, con l’agricoltura e l’enogastronomia. “Il messaggio del Pacco alla Camorra -ha sottolineato Martino- deve vivere ogni giorno. Non possiamo abbassare la guardia. La lotta alle mafia va condotta in chiave repressiva, ma soprattutto in chiave educativa. Parlando delle droghe, dell’usura, del riciclaggio,dei beni confiscati”.

L’associazione Libera di Benevento ha presentato di recente un dossier sulle proprietà sottratte alla criminalità organizzata. Il prefetto Francesco Antonio Cappetta ha annunciato che la regione ha stanziato 100 mila euro per ripristinare il capannone dell’ex cementificio Ciotta di Contrada Olivola, ma nello stesso tempo ha denunciato la burocrazia che rallenta il trasferimento del bene agli enti locali e quindi ha richiamato la necessità di un intervento legislativo per snellire tutto il percorso, oggi troppo farraginoso.

Il nostro dossier -ha specificato Martino- non è un catalogo, ma un documento politico. Queste risorse sono una grande occasione per la comunità. La platea dei beni confiscati si sta allargando, ci sono state recentemente due confische a San Giorgio del Sannio, a Calvi e a Telese Terme. Gli altri sono stati già assegnati ai comuni. Un altro grande business della criminalità è legato all’azzardopatia, che alimenta l’usura, il riciclaggio ed in alcuni casi la prostituzione. La lotta va rivolta, poi, alla corruzione politica”.

Questa iniziativa dovrebbe parlare alle istituzioni, scuotere le coscienze assopite, spingere a gridare più  forte contro la sopraffazione e le ingiustizie, a “salire sui tetti”, come diceva don Peppe Diana. “Attendere non è sufficiente -ha concluso Policastro- non basta parlare sottovoce, nei circoli chiusi o con parole alate. Il nostro discorso deve coinvolgere tutti i cittadini. Ben vengano le critiche, anche dolorose, sulla lentezza della giustizia. Ce la mettiamo tutta, dobbiamo essere più tempestivi. Ma dobbiamo incrementare la sensibilità civile. C’è questa vigilanza in città e in provincia ? Io vedo grande presenza, ma è ancora poco, è ancora necessaria una sensibilità che faccia crescere il dibattito pubblico”. 

I prodotti del “Pacco alla Camorra” si possono acquistare presso la cartolibreria di Roberto, in Via del Pomerio, oppure presso l’edicola di Francesco De Vita in Viale Mellusi, che da tempo ha fatto una scelta No Slot.

Questo è un momento significativoha rilevato Il questore Luigi  Bonagurabisogna impedire che, spenti i microfoni, tutto torni come prima. Dobbiamo ripartire con nuovo entusiasmo. Anche facendoci autocritica”. “Siamo ormai un popolo in cammino –ha evidenziato Simmaco Perillo- puntiamo a costruire un nuovo welfare, a parlare con dolcezza per far capire che è più bello organizzare il bene che il male”.

 

 

 

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

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