Il racconto preghiera di Isa Danieli da Eduardo a Roberto De Simone. Viaggio nel dolore e nelle lotte delle donne

Storie di donne, di guerra, di sofferenze. Parole forti contro l’oppressione. Sogni di libertà ed umanità. Dall’abisso alla faticosa resurrezione. Il viaggio di Isa Danieli attraverso il dolore del mondo crea un’atmosfera di un raccolto afflato tra le colonne longobarde della Chiesa  di Santa Sofia di Benevento. L’attrice si esibisce in “Raccontami una passeggiata devota”, spettacolo inserito nella rassegna promossa dall’Accademia di Santa Sofia. Chiede subito di sospendere riprese e filmati ai giornalisti, che gironzolano intorno, rimandando tutto a dopo, perché ha bisogno di concentrazione.

Parte con un brano di “Regina Madre” di Manlio Santanelli, poi passa ad Annibale Ruccello, interpretando una nobildonna decaduta, protagonista della commedia “Ferdinando”. Dalle donne popolane a quelle raffinate, dagli ambienti squallidi a quelli intellettuali, la performance è un mosaico di voci, di immagini, di suoni, scene della vita quotidiana, rappresentate con la leggiadria e la scioltezza di una vera mattatrice. Rendendo gustosi anche passi complessi, come quelli tratti da “Allegretto, ma non troppo” di Ugo Chiti e da “In nome della madre” di Erri De Luca.

La memoria si riscalda e il cuore batte ancora di più, quando interpreta personaggi delle commedie di Eduardo De Filippo, da “Bene mio, core mio” a “ Napoli Milionaria”. L’incontro col grande drammaturgo le indicò la strada del futuro. Per ricordarlo ha vestito proprio i suoi panni, quando, tornato dalla guerra, che aveva fatto milioni di morti, trova la moglie Amalia arricchita e con la famiglia in rovina. Nessuno  vuole sentire i suoi racconti sui morti e sulle distruzioni. Ed allora esclama: “ Adda passà ‘a nuttata”.

L’attrice  costruisce momenti di intenso coinvolgimento con la storia di “Luparella” di Enzo Moscato. La chiusura è affidata alle parole delicate e sferzanti di Roberto De Simone tratte da “Dedica Segreta”, un inno a tutte le donne, che portano sulla loro pelle i segni delle loro lotte, dalle schiave africane alle streghe bruciate vive, dalle braccianti agricole che si levano alle cinque del mattino e si ritirano alle sette di sera, che “col loro sudore resuscitano ogni anno il ritorno del grano”, alla cameriera delle case dei ricchi napoletani, dove “la figlia della signora, travestita da rivoluzionaria, le dice: “Maria, puliscimi le scarpe”. E lei ubbidisce perché l’altra non sa che da sempre e solo lei è la Madonna”.

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

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