Il Sannio magico: Storie di streghe tra sacro e profano

Quella di San Giovanni è la notte della raccolta delle erbe che, bagnate dalla rugiada, guariscono da ogni male. E se durante questa notte non riesci a dormire o senti strane voci, forse una strega ha voluto giocarti un brutto scherzo…
Quale migliore occasione per visitare i luoghi delle janare?
Si parte dalla visita alla nuova sezione di Janua, il Museo delle streghe di Benevento, per poi proseguire verso i luoghi di queste tanto misteriose quanto affascinanti figure femminili che abbracciano sacro e profano.
Guida d’eccezione, Mario De Tommasi, membro della Cooperativa I.D.E.A.S. che ha organizzato la giornata nell’ambito del progetto “ per terre, per bellezza, per santità”, cofinanziato da Fondazione con il Sud.
Le erbe delle streghe, le noci e le fave; i documenti storici dei processi ad alcune di quelle che avevano operato nella città sannita; le formule magiche; le corde annodate e i simboli religiosi che le legano profondamente alla sfera sacra; la figura delle mammane che avevano potere di vita e di morte sui bambini; gli incontri attorno al noce e le civette; il piatto con l’olio per cancellare le fatture; il pane antropomorfo e i lucchetti per legare a sé la persona amata. Questo ed altro ancora nelle sale del museo, per addentrarsi nel mistero delle janare.
Ponte, piccolo paese poco fuori Benevento, è il luogo della strega Joconna. Qui sorge l’Abbazia di Sant’Anastasia che il preparatissimo Prof. Scarinzi ci fa visitare, illustrandocene le vicende legate a un incendio che la danneggiò prima di essere finalmente restaurata e riaperta al pubblico. All’interno, rinvenuta una sepoltura longobarda che ospitava i resti di un guerriero con tanto di armatura.
Si prosegue verso Guardia Sanframondi, il paese dei riti settennali di penitenza in onore dell’Assunta. La statua della Madonna fu rinvenuta dai cittadini interamente ricoperta di terra; si scavò per portarla su ma era talmente pesante che risultò difficile sollevarla. La Madonna aveva tra le braccia un bambino che teneva tra le dita della mano un disco ricoperto di spilli. Gli abitanti del paese si recarono alla statua battendosi il petto con una spugna piena di spilli e dal quel momento la Madonna si fece leggera e fu possibile tirarla su.
La figura del battente, il mistero che la circonda. L’identità celata, la tradizione che si tramanda di padre in figlio; l’odore pungente di sangue frammisto a vino tra i vicoli silenziosi dopo la processione.
Guardia Sanframondi. Terra di vino. Non ci resta che farci coccolare dai produttori di vino buono, quello che affonda la propria storia nella terra: falanghina, fiano, aglianico. Nelle versioni ancestrali passando per il metodo classico, in una varietà di sfumature accattivanti e piacevoli soprattutto se accompagnate ai salumi del Sannio, ai suoi formaggi, ai taralli di San Lorenzello e alle chicche della cucina della valle telesina.
La giornata non è finita. Un salto a Colle Sannita dove ci aspettano i bassorilievi delle sirene bifide della Chiesa dell’Annunziata del sec. XIV. Le sirene, simbolo di fertilità, sono raffigurate nell’atto di divaricare le gambe, trasformate nelle due code che abbracciano il ventre gravido. Il richiamo alla sessualità nelle forme degli organi genitali maschili e femminili è sovente presente nei luoghi di culto, con lo scopo di esorcizzare le forze maligne e assicurare prosperità all’umanità, mantenendo uno stretto legame con i culti pagani.
Ultima tappa, Pietrelcina. I luoghi di Padre Pio e la stanza che lo vide combattere strenuamente contro “quei brutti cosacci”. La Chiesa Madre e il bassorilievo del Cristo in trono che sembra ricollegarsi ad un preimpianto raffigurante le Madri di Capua, inno alla fecondità e ex-voto per grazia ricevuta. La leggenda della strega bifida Elcina. La mostra fotografica del ventennio fascista; i documenti, le foto, le medaglie al valore e tante altre testimonianze storiche donate dai cittadini di Pietrelcina alle stanze che ospitano la mostra temporanea.
La giornata del Sannio Magico si conclude all’agriturismo La Morgia. Dallo spazio antistante è possibile scorgere il luogo in cui era ubicato il noce delle streghe, quello che per la prima volta viene citato come “noce janaro” in un documento storico risalente al 1280. E proprio lì, lungo la strada interna che collega Benevento a Pietrelcina, erano solite riunirsi le janare per danzarvi attorno recitando preghiere magiche.
Poco distante, i ruderi di un’antica costruzione dotata di torri da poco crollate, che con molta probabilità fu sottoposta a lavori di ristrutturazione seguiti dal Vanvitelli, fermatosi qui per qualche tempo.
La cena delle “cinque C” della cucina beneventana: cardone, cervellata, cipolla, chitarra e copeta”.
Un viaggio entusiasmante alla scoperta di un Sannio Magico che lascia sempre a bocca aperta, tra credenze popolari, tradizioni, magia, culti di antiche divinità e le figure dei Santi oggetto di devozione.

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