Impresa Vitivinicola, focus di Confindustria. Liverini: “Settore in crescita, ma resta molto da fare”

Confindustria entra a gamba tesa nel dibattito che, da mesi, si attorciglia attorno al riconoscimento del Sannio come Capitale europea del vino, e lo fa passando la parola ad esperti del mondo del credito e dell’innovazione. Un approccio tecnico, il tassello finora mancante.

E’ quasi uno stop alle ‘chiacchiere’, quello che è andato in scena, stasera, al teatro San Vittorino, durante il convegno promosso e organizzato da Confindustria su “I fattori di crescita per la aziende vitivinicole campane”, durante il quale, il responsabile Industry trends and benchmarking analysis di UBI Banca, Pio De Gregorio, ha presentato un dossier UBI Banca, partner dell’iniziativa.

E’ l’UBI Banca a evidenziare i tre fattori di crescita del settore vitivinicolo: la propensione a stare sul mercato estero, l’aspetto dimensionale e la denominazione d’origine.

Tre fattori, a quanto pare, non sufficientemente presenti nel settore vitivinicolo, campano e sannita.

Nonostante l’alta qualità dei vini, le imprese vitivinicole campane non riescono a stare al passo di quelle del nord Italia. “La crescita c’è, ma è moderata“, sottolineano i relatori. Le performance sui mercati esteri in Campania “non sono brillanti, si registra un trend di crescita al di sotto della media nazionale”, fanno notare. Secondo gli osservatori esterni, la frammentazione tipica del settore vitivinicolo campano e sannita, la scarsa innovazione e digitalizzazione sono tra gli ostacoli alla crescita.

Liverini, presidente di Confindustria, sfodera un ottimismo cauto e ricorda che i numeri del 2018 sono tutt’altro che delundenti:Mentre il settore manufatturiero fa registrare un meno 7 per cento, quello vitivinicolo registra un + 7,5 per cento. L’occupazione in questo settore cresce del 3 per cento, mentre gli investimenti fanno registrare un + 25 per cento”.

Uno dei dati più interessanti è l’aumento della domanda interna , che registra un + 9 per cento contro il + 5.3 per cento dell’export: “Il mercato interno, in questo settoreosserva Liverininon va trascurato o sottovalutato”.

I paesi in cui si esporta più vino italiano sono Stati Uniti, Germania, Inghilterra, Svizzera e Canada:Chi acquista vino non compra solo il prodotto, ma compra il valore del brand e l’esperienza di mercato“.

Insomma, la bottiglia conta più del suo contenuto, il brand viene prima della qualità. 

Il vino è un’esperienza d’acquisto, ecco perché bisogna saperlo raccontare. L’innovazione, la digitalizzazione del vigneto della cantina e infine del marketing sono tra le chiavi del successo”, osservano

Gli esperti del credito e dell’innovazione portano le loro esperienze in mondi del vino dove il fatturato si aggira intorno a milioni di euro e colgono le criticità delle impresa vitivinicola sannita.

Il riconoscimento di Capitale europea del vino doveva essere l’occasione per fare del territorio e del suo vino un brand, proprio perché, come hanno ribadito tutti gli esperti che si sono succeduti sul palco del San Vittorino, il consumatore acquista la bottiglia (vale a dire il brand, lo storytelling) non il suo contenuto.

E’ critico, o forse solo spietatamente realista, il presidente di Coldiretti, Gennarino Masiello:Bisogna avere il coraggio della sfida e del cambiamento. In questi anni, abbiamo speso milioni di euro, ma qual è il fatturato che portiamo a casa come settore?

Pensiamo al Vinitaly, ciascuna impresa partecipante investe all’incirca 10 mila euro, da Regione Campania e Camera di Commercio l’investimento ogni annosi aggira intorno ai 2 milioni di euro, eppure il settore non cresce. C’è un dispendio enorme di risorse. Bisogna cominciare ad affrontare le dinamiche in modo coeso, coinvolgendo il mondo del credito, dell’innovazione e, io aggiungerei, della ricerca. Occorre – ha infine bacchettato Masiellouna visione lunga e un obiettivo chiaro, mentre noto che continuiamo a gironzolare intorno alla strategia”. 

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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