INTERVISTA A GIANLUCA ACETO. “D’Alema? Il suo è un appello identitario per una sinistra non minoritaria. Troppi servi in questo Pd”

di Teresa Ferragamo

Lei è stato alla “riunione di lavoro” organizzata da Massimo D’Alema nella sala dei Frentani, storica sede del Pci. Crede davvero che sia possibile un nuovo centrosinistra?

“Io credo sia indispensabile. E per fare un nuovo centrosinistra ci vuole una nuova sinistra. Sembra un’ovvietà, ma non è così”.

Intravede spazi di costruzione anche nella provincia di Benevento?

“Mi pare proprio di sì. Occorre lavorarci, duramente, ma si può fare. Sicuramente se ne avverte l’esigenza. E il discrimine non è tra chi ha votato Si e chi ha votato No: il discrimine è solo tra chi vuole negare ciò che sta avvenendo e chi prova a mettersi in gioco”.

Lei che c’è stato, può dirci se al Frentani si respirasse aria di scissione?

“Devo dire che i passaggi più sentiti sono stati proprio quelli in cui più forte era l’appello identitario. Sono stati riportati anche dai telegiornali e dagli organi online. Questo non significa che la scissione ci sarà. Dipende. Si tratta comunque di un’identità da costruire daccapo, non un ritorno ad un passato che è chiuso e che, francamente, non serve”.

Il centrosinistra può tornare ‘nuovo’ solo se derenzizzato?

“Renzi ha destrutturato il PD e affossato ogni prospettiva di profilo riformatore in questo Paese. Parlo dei contenuti, non degli schemi e nemmeno dei gruppi dirigenti. Lo sviluppo e il ruolo pubblico,  le diseguaglianze, il welfare come redistributore del  reddito, il rapporto tra capitale e lavoro (non appaia una bestemmia), l’istruzione pubblica, l’assetto istituzionale, l’ambiente, il Mezzogiorno, un’altra Europa nel quadro drammatico degli assetti internazionali: sono i temi da cui deve partire la sinistra, cambiando il verso renziano”.

 Dove ha sbagliato Renzi, secondo lei?

“Ha scambiato la comunicazione con la realtà. Con una battuta: la comunicazione conta, ma è la realtà che chiede il conto. Renzi ha avuto il grande merito di porre la questione del cambiamento in un Paese che era ed è troppo bloccato. Altri meriti: l’approccio sui migranti e i diritti civili. Meriti che vanno riconosciuti. Ma poi si è avvitato su se stesso e richiuso nel cosiddetto Giglio magico. Ha distrutto un partito mentre lo illudeva con quel famoso 40 % delle europee, nella convinzione che i continui strappi avrebbero prodotto l’adeguamento della realtà (e delle persone in carne ed ossa) al suo volere. Ma la realtà si sta mostrando riottosa. E poi continua a sbagliare perché non analizza quello che succede. “Il referendum? Avevamo ragione noi ma non ci siamo spiegati”. “Le elezioni? Subito, ora abbiamo anche la legge”. Ecco, queste argomentazioni mi inducono a concludere che al segretario del PD sfuggano i punti salienti. E figuriamoci ai suoi fedayn”.

Fino a qualche anno fa, anche a Benevento, i dalemiani erano i ‘big’ della politica locale, che oggi sono tutti renzizzati. Tutto merito (o colpa) dei capilista bloccati?

“Qualcuno del PD ha detto che i capilista bloccati producono il partito dei servi. Condivido. Per questo le leggi elettorali delle Camere vanno armonizzate e cambiate. Ciò detto, credo che i processi cui lei si richiama siano più profondi. Renzi ha rappresentato il mito del vincente, il capo dietro il quale tutti si sentivano garantiti e a cui non si muovevano critiche. È un meccanismo che abbiamo sempre visto anche nei territori, e quindi anche a Benevento. Il conformismo è una patologia con cui bisogna fare i conti, purtroppo. E il discorso non vale solo per il PD”.

Intanto, scalda i motori una classe dirigente giovane e rampante, lasciata a lungo ai box. Al referendum avete dimostrato che c’è una comunità in ascolto e pronta a fare scelte autonome. Ma, per dirla con lessico dalemiano, dovrete prepararvi ad ‘evenienze’ difficili da affrontare, non vi sentite come Davide contro Golia?

“Il referendum è stata una grande occasione per tornare a parlarsi e a vedersi. La comunità della sinistra è molto provata da decenni di neoliberismo e di sconfitte. Oltre che di lacerazioni tra le varie generazioni che l’hanno composta. Oggi c’è da reinventare tutto e non è detto che ci si riesca. Personalmente sono abituato a mettermi in situazioni complesse, talvolta impossibili, e a pagarne il prezzo. Certo, la Bibbia ci ricorda come finì la faccenda tra Davide e Golia e magari, ogni tanto, ricordarsene può tornare utile e infondere coraggio”.

 

Il Pd nel Sannio sta facendo i conti con la sua scarsa capacità di inclusione: dal referendum alle Provinciali monta il dissenso verso un gruppo dirigente ‘renziano’ chiuso in un fortino che appare inespugnabile. Lei che viene dalla sinistra, quanto di sinistra o di socialista è rimasto in questo Pd in salsa sannita?

“Ci sono tanti esponenti di caratura intellettuale e di ispirazione socialista, di sinistra. Ci sono tante e tanti compagni, lavoratrici e lavoratori, che hanno conservato quell’orizzonte ideale e a cui porto rispetto e considerazione. Il partito, tuttavia, mi pare aver preso altra direzione. Bada solo alla gestione, cosa più facile quando hai le leve decisionali in mano. Cosa accade quando invece gli spazi di gestione si assottigliano? Lo stiamo vedendo: il malessere comincia ad affiorare. E quello che si vede in superficie è solo la minima parte rispetto a quel che cova sotto. I problemi bisogna porseli per tempo: se tratti i tuoi militanti da sudditi e cerchi di asfaltare i tuoi alleati ad ogni occasione, beh, prima o poi qualche reazione devi aspettartela”.

 

Ieri, i comitati del No si sono trasformati nell’associazione Con-senso,  con sottotitolo in rosso “per un nuovo centrosinistra”. Nome temerario per una scissione, che a parte quella del ’21 non ha mai avuto un gran successo a sinistra. Programma socialista (lotta alla diseguaglianza, crescita, diritti, lavoro) e zero storytelling e marketing. Chi vedrebbe guida di questo ‘movimento’? Emiliano?

“L’obiettivo di ConSenso non è la scissione dal PD. Ad esempio, il sottoscritto, e altre centinaia di migliaia di persone che hanno votato No al referendum, non siamo nemmeno iscritti al PD. L’obiettivo è tenersi pronti, qualunque cosa accada, per riportare al centro dell’azione politica proprio quei temi che lei richiamava. Il PD di Renzi non è lo strumento per farlo. Ora si gioca la partita del… partito, nel senso che si pone in discussione il ruolo di segretario e, con esso, la linea politica, i contenuti. Credo che Emiliano sarà protagonista di questo confronto. Io sono interessato ad avere interlocutori di sinistra, non minoritari, con cui raggiungere risultati a tutti i livelli politici e amministrativi. Spetterà al PD decidere se aprire un nuovo corso. I comitati Scelgo No hanno rappresentato un’occasione di incontro: dobbiamo essere grati a Renzi, per questo. Mentre lui raccontava un Paese irreale noi ci pagavamo tutto per un obiettivo condiviso: senza apparati, strutture, soldi, solo con l’entusiasmo e la passione. E mica è poco. Sabato eravamo in quasi duemila persone, che si ammassavano oltre la sala e arrivavano sin sulla strada. Sono segnali importanti. Tutto questo mondo deve essere rappresentato nella sua complessità: occorre dare spazio e occasioni alle ragazze e ai ragazzi più formati, ben sapendo che attualmente il vuoto della sinistra li ha consegnati al Movimento Cinque Stelle”.

E nel Sannio chi saranno i suoi compagni di viaggio?

“È tutto da costruire. Percepiamo la voglia di fare qualcosa di utile, e questa voglia sta via via superando la paura di abbandonare le vecchie strade. Stiamo sentendoci con tanti altri, e anzi spero che molto presto potremo definire una piattaforma politica e un coordinamento provinciale e regionale. Posso solo dare una garanzia: nessuna chiusura settaria, a difesa di piccoli interessi. È il contributo che sento di dare a questa esperienza, che integra e completa i percorsi che, da cittadino e da ‘vecchio’ militante, ho avviato in questi mesi. Abbiamo bisogno di politica e di risultati per i nostri territori: il Sannio deve parlare con la Regione. Ben venga il dialogo istituzionale, anche tra sensibilità politiche diverse. Sennò la nostra provincia sprofonda senza rimedio”.

Destinazione?

“Non la so, anche perché deve essere stabilita a valle di un confronto serrato e non facile, che dovrà tener conto di tanti fattori. Conosco però la direzione: a sinistra. Sa, ascoltare una puntuale critica al neoliberismo in un consesso civico come quello di sabato, mi ha molto rincuorato. Torno a sperare che non tutto sia perduto. A venti anni dal pacchetto Treu, nel pieno della battaglia contro i voucher e le politiche del lavoro del governo Renzi, mi pare che ci si ritrovi sul terreno della realtà. Per questo ci vuole una politica di sinistra: per dare un respiro generale ad una massa di bisogni che altrimenti rimangono individualizzati e perdenti. Io sono interessato a questo”.

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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