INTERVISTA A ITALO DI DIO: “Minoranza logorata dalla mancanza di potere. Candidarmi a sindaco? Ho avuto proposte”

Italo Di Dio è stato in Consiglio comunale uno dei pochi oppositori a non abbandonare la trincea, neppure quando la guerra di posizione faceva prigionieri. Eletto nella lista Del Vecchio sindaco, ha visto il gruppo consiliare Pd arrendersi dinanzi all’irruenza dialettica e alle capacità tattiche di Clemente Mastella: una resa quasi incondizionata che ha, di fatto, comportato il suo allontanamento dal partito.

Consigliere, lei è stato tra i pochi ad aver condotto un’opposizione intransigente, netta e trasparente. Come spiega la timidezza del resto della minoranza in questi anni?

“A mio avviso sono diversi i fattori che hanno influito sull’azione della minoranza in Consiglio comunale. Innanzitutto, l’assise interamente rinnovata dopo la bocciatura di molti dei precedenti amministratori credo abbia pagato lo scotto del “noviziato”. Ritengo anche che il partito di cui facevo parte, il Pd, non sia stato più in grado di guidare i processi di sviluppo e di detenere una salda leadership alternativa. Questo perché dopo quasi otto anni di governo monocolore a tutti i livelli in città e in provincia, è mancata la necessaria umiltà per ripartire da zero dopo la sonora batosta”.

Insomma, parafrasando  Andreotti il potere logora chi non ce l’ha?

“Qualcuno era troppo abituato alla “gestione attiva”, ed evidentemente dall’altra parte della barricata avvertiva un certo disagio e così si è spento prima ancora di cominciare. Col passare del tempo, parte della minoranza si è lentamente disgregata e ben quattro su dodici consiglieri comunali (Feleppa, Sguera, Scarinzi e Aversano), sono passati in maggioranza. Nonostante le difficoltà, più di qualcuno ha cercato di fare la sua parte, ma è venuto meno il riferimento di consiglieri che con la loro esperienza avrebbero potuto (e dovuto) dettare l’agenda dell’opposizione”.

Quindi, quali le ragioni che hanno come paralizzato l’opposizione in Consiglio comunale?

“Non sono mai riuscito a comprendere fino in fondo le motivazioni di questo stallo, ma di certo ha fatto sì che l’azione amministrativa, di verifica, di presidio e di controllo della minoranza sia stata poco incisiva e lasciata il più delle volte all’iniziativa dei singoli. Io ho provato a darmi una spiegazione, ma l’unica che sono riuscito a trovare, neppure troppo valida a mio avviso, è stata quella che qualcuno soffriva in maniera eccessiva la forte personalità di Mastella in un momento in cui il sindaco – e mi riferisco alla fase iniziale – era in forte in ascesa e la città riponeva in lui grande fiducia. Nel corso della mia esperienza, non mi sono mai lasciato condizionare dalla veemenza e dal carisma di Mastella. Ho cercato interpretare il mio ruolo con dedizione e senso di responsabilità, nella consapevolezza di rappresentare i tanti cittadini che quotidianamente ascolto, e con i quali condivido ansie, preoccupazioni ma anche la speranza di poter vedere la città superare le tante criticità che la attanagliano”.

Si è fatto un’idea sulle ragioni delle dimissioni di Mastella?

“Sono sincero: io credo che Mastella, ad un certo punto, si fosse davvero convinto che andare alle elezioni con un anno di anticipo fosse strategicamente la miglior soluzione possibile. Era partito con una provocazione in quanto stufo della frammentazione che si era venuta a creare (in larga parte anche per colpa sua, che ha la poco tollerabile abitudine di trattare assessori e consiglieri alla stregua di sudditi, senza mai dargli la possibilità di un vero contraddittorio) e delle pressioni che (a suo dire) riceveva, voleva lanciare un messaggio a molti dei suoi facendogli capire che stavano tirando troppo la corda e che se avesse fatto saltare il banco non sarebbero stati rieletti, ma poi, col passare dei giorni, grazie al suo fiuto e alla sua capacità di intuizione si era reso conto che gli avversari non solo non fossero organizzati e coesi, ma non fossero neppure in grado di proporre un’alternativa credibile in pochi mesi. E a mio modesto giudizio sarebbe stata la mossa migliore. Poi, però, ci ha ripensato, e ora sono davvero curioso di vedere dove andrà a prendere i numeri, e soprattutto di scoprire chi glieli garantirà tra quelli che si definiscono “opposizione”.

Si aspettava questo epilogo?

“Francamente sì, ma solo perché ad un certo punto si è incartato. Se avesse portato tutti alle elezioni avrebbe generato un caos nelle fila degli avversari che avrebbe fatto solo il suo gioco. Diciamoci la verità, senza ipocrisie: nessuno da questa parte era pronto e attrezzato per una competizione imminente e non programmata. Se davvero Mastella, come andava dicendo, aveva le liste pronte, ritengo abbia commesso un errore. Lui deve provare a vincere al primo turno, il ballottaggio sarebbe un rischio altissimo contro chiunque. Il giudizio complessivo su questi quattro anni da parte della città è negativo, il miglior sondaggio possibile è quello della strada. Quelli commissionati da lui, e dai quali credo si sia lasciato influenzare nel maturare la decisione di revocare le dimissioni, lasciano il tempo che trovano. Molto dipende dalle domande che vengono poste e in che modo queste vengono poste. Non dimentichiamoci che spesso i sondaggi sono realizzati da società pagate profumatamente e che fanno il possibile per soddisfare il cliente, edulcorando i risultati e facendo in modo che lo stesso si senta dire cose molto vicine a quelle a cui anela. Dopo il no della Lega, l’ammiccamento con De Luca ha di fatto allontanato da Mastella anche Fratelli d’Italia e una parte di Forza Italia. Poi c’è da valutare un altro aspetto che ha inciso: molti dei suoi attuali consiglieri comunali oltre a qualche assessore, che sarebbero decaduti dalla carica in seguito alla ratifica delle dimissioni, difficilmente si sarebbero poi ricandidati con lui. L’esito delle elezioni europee non è stato di certo esaltante per la sua Amministrazione, basti pensare che il candidato di punta Molly Chiusolo, nella città di Benevento ha raccolto poco più di duemila voti ed ha in parte anche pescato nei voti trasversali di amici che alle comunali non voterebbero mai Mastella”.

Lei fu eletto nella lista Del Vecchio sindaco. Che rapporti ha con lui adesso?

“Ho sostenuto con convinzione la sua candidatura a sindaco e il suo programma elettorale, pur nella consapevolezza delle numerose difficoltà che avremmo dovuto affrontare in quella campagna elettorale. Dopo dieci anni di amministrazione di centrosinistra era abbastanza prevedibile che la città avrebbe manifestato una forte volontà di cambiamento, di discontinuità rispetto al passato e, paradossalmente, Mastella ha raccolto i frutti di questa esigenza. Penso che Raffaele abbia pagato oltremodo il giudizio negativo su quella amministrazione, ma resto convinto che la sua proposta politica meritasse maggiore fortuna. Alle ultime primarie ho sostenuto insieme a lui la candidatura  di Zingaretti nella speranza di poter dare un contributo a quel cambiamento nel partito che però, non ho poi riscontrato nei fatti. Oggi, al di là dell’immutato rapporto personale che travalica le questioni politiche, è chiaro che la mia fuoriuscita dal partito ha tracciato una linea di discontinuità tra il suo percorso politico interno al Pd ed il mio. Gli esiti di questa scelta li vedremo solo col tempo, ma io comunque non dimentico gli impegni assunti con i candidati di quella lista che continuerò a rappresentare in ossequio ai tremila cittadini che ci onorarono con la loro preferenza. Molti infatti spesso dimenticano che i quozienti per scattare i seggi non si fanno da soli, ma col contributo di tutti”.

Perché è uscito dal PD?

“Come ho già rappresentato, non ho condiviso la strategia adottata dal Partito Democratico in Consiglio comunale, soprattutto nell’ultimo biennio. Mi sono ritrovato accanto ad un’opposizione troppo attendista e interlocutoria, tanto da far emergere il sospetto di un patto di desistenza con l’amministrazione mastelliana, ai limiti dell’inciucio. Una condotta troppo ambigua, che denunciai al direttivo cittadino nel mese di settembre. In quella sede chiesi con forza di sapere se davvero esistesse questo patto. Mi rassicurarono del contrario anche se poi, nei fatti, nulla cambiò in Consiglio comunale. Anzi, dopo pochi mesi il gruppo consiliare decise addirittura di fare a meno di quel coordinamento che organizzava e cadenzava i nostri interventi sulla stampa. Quella è stata l’ulteriore dimostrazione di una resa sempre più evidente, dalla quale ho avvertito l’esigenza di prendere le distanze. In alcune circostanze, non riuscivo nemmeno a comprendere se le mie note erano condivise dal partito o addirittura avversate. Al contrario, a supporto delle mie iniziative, trovavo sempre maggiore sostegno da gruppi civici, comitati, associazioni ed amici. Da qui la mia decisione, comunicata a dicembre al segretario cittadino, di non voler provvedere al rinnovo della tessera e di uscire definitivamente dal partito. Non mi sono mai sentito pienamente supportato dal partito nella mia azione di contrasto al governo mastelliano, la mia scelta è stata solo una logica conseguenza”.

Lei firmerà la mozione di sfiducia del M5S?

“Purtroppo la mozione di sfiducia presentata dalle consigliere pentastellate, per quanto condivisibile, non è stata precedentemente condivisa con gli altri consiglieri di opposizione. Questa circostanza ha fatto si che la stessa ricevesse il giusto sostegno anche in termini numerici (occorrevano 13 firme) per raggiungere l’obiettivo prefissato. Lo stesso presidente del Consiglio Comunale De Minico l’ha definitivamente respinta per mancanza del numero legale di firme previsto in questi casi. La mia pertanto sarebbe stata del tutto inutile alla causa anche se, come ho più volte dichiarato, ero disponibile a sottoscriverla. Con lo stesso spirito, oggi mi associo all’appello lanciato dalla consigliera Farese per concordare con l’intera opposizione una nuova azione condivisa alla luce dei mutati equilibri”.

Pensa che il il PD potrebbe rispondere positivamente a questo appello?

“Non conosco la posizione del Pd in merito. Dalle dichiarazioni rilasciate alla stampa negli ultimi giorni sia da parte del segretario provinciale che del segretario cittadino, è sembrata abbastanza chiara, finalmente direi, la volontà di opporsi a questa amministrazione. Lo stesso segretario cittadino ha lasciato intendere che quella mozione andava sottoscritta. Sarebbe logico pertanto, attendersi l’elaborazione di una nuova mozione da sottoporre ai consiglieri di opposizione in vista di una successiva presentazione dinanzi al Consiglio. Il Pd che è il gruppo più numeroso oltre che il partito che ambisce ad avere una leadership dovrebbe farsene promotore. Ma si tratta di questioni interne al partito che ora mi toccano relativamente, visto che non ne faccio più parte”.

Qualcuno ha lanciato il suo nome in campo per una candidatura a sindaco nei giorni della crisi. Sarebbe interessato?

“Nei giorni della crisi, soprattutto dopo la mia uscita ufficiale dal partito, ho ricevuto tantissimi attestati di stima e di affetto. Molti amici, ma anche rappresentanti di associazioni e comitati, mi hanno dato la loro disponibilità a sostenere un progetto civico che mi vedesse impegnato in prima persona, come candidato sindaco. Ho anche ricevuto proposte di candidatura da altri partiti politici molto distanti dalla mia precedente collocazione. Riconoscimenti ed inviti che mi hanno fatto molto piacere, ma che ho cortesemente declinato, in quanto non tollero i cambi di casacca e faccio della coerenza una delle mie poche virtù. Sono invece convinto che una proposta politica seria ed alternativa possa passare attraverso la costruzione di più liste civiche, anche trasversali, che possa trovare una condivisione di idee ed azioni per la città attraverso la costruzione di un programma unitario che ponga al centro l’esclusivo interesse della comunità. Si parte prima dai progetti e poi dai nomi”.

Cosa pensa di Angelo Moretti e del suo progetto politico?

“Conosco personalmente Angelo Moretti e lo considero una persona capace e competente. Mi piace l’idea dei laboratori tematici e della proposta di costruzione di un progetto di cambiamento politico e culturale partendo dal basso, rendendo i cittadini partecipi in prima persona della costruzione di un programma elettorale. Ritengo, però, allo stesso tempo che Civico 22 rappresenti uno dei soggetti in campo con cui condividere un percorso di costruzione di un’alternativa politica da presentare alla città, ma non l’unico. Angelo sa bene che da soli non si va lontano, ma che insieme possiamo rappresentare un importante punto di riferimento per la costruzione di quel polo civico da contrapporre all’offerta politica di quei partiti che nel corso degli anni si sono sempre più allontanati dalle persone e si sono arroccati su se stessi a causa della protervia e della supponenza di chi li ha gestiti”.

 

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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