Intervista a Peppino De Lorenzo: “Momento terribile, ma la città ha reagito bene. Ora ogni lotta al sistema sarebbe spregevole”

Peppino De Lorenzo è un medico di lungo corso.

E’, sicuramente, tra i medici più stimati e amati in città.

Giornalista e scrittore, i suoi racconti pubblicati ogni domenica su gazzettabenevento.it sono molto seguiti ed apprezzati, il suo punto di vista è diventato nel tempo un contributo alla conoscenza e all’approfondimento delle dinamiche politiche, culturali e sociali.

Dottore De Lorenzo, lei ha alle spalle una lunghissima ed importante esperienza da medico e da dirigente medico all’ospedale S. Pio. Ha mai attraversato un’emergenza sanitaria come questa del Covid-19?

“Ho avuto ed ho tuttora una vita professionale davvero molto intensa. Non sono state, in verità, poche le esperienze vissute. Le più variegate. Epperò, questa attuale del Coronavirus è stata, non solo imprevedibile, ma del tutto singolare. Non ha confronto con le altre. Ciò dimostra che, nella vita, mai dire mai”.

Lei ha avuto un padre in guerra, alcune scene di questi giorni, le file per accaparrarsi il cibo, le strade vuote, la chiusura di tutte le attività commerciali, il coprifuoco evocano scene di guerra. Che tipo di battaglia stiamo conducendo?

“Il momento che viviamo è terribile. Ritengo, tuttavia, che, nella drammaticità di entrambi gli eventi, non si possano confrontare il periodo della guerra e quello attuale del coronavirus. Lei fa, ed a ragione, riferimento agli anni che videro mio padre, nel pieno vigore della gioventù, relegato in prigionia. Nei suoi tanti scritti, che lui inviava a mia madre, attraverso la Croce Rossa Italiana, che io ho raccolto nel mio libro “Lettere di un prigioniero di guerra, mio padre”, c’è la profonda angoscia che, come fu per lui, accomunò tanti giovani di quel periodo. Molti non fecero ritorno. E’ il caso di ricordare Ennio Goduti, compagno di giochi di mio padre, che cadde a Giarabub. La nostra città lo ricorda con una strada a lui intitolata, nei pressi del Duomo. Aspetti, ripeto, di due brutte situazioni, ma, comunque, dissimili tra di loro”.

Pensa che le misure di contenimento del virus disposte dal Governo e i toni risoluti del presidente della Regione Campania possano servire a contenere  la diffusione del virus al Sud?

“Ho già avuto modo di ribadire  che la nostra città ha risposto bene alle giuste misure restrittive ed il cittadino ha ben compreso la serietà del momento. Non sono mancate, però, le eccezioni. Del resto, sono proprio le eccezioni che, di solito, confermano la regola. Sono stati in molti a parlare, anche chi non ne aveva il diritto, molte volte generando solo ulteriore paura. Ne ho lette e sentite di tutti i colori. Lei sa bene che i miei rapporti con Clemente Mastella non sono idilliaci, però, essendo il sindaco della città, è l’unico ad avere il diritto a parlare. Avrà, lo ammetto, in alcuni momenti, anche esagerato, ma alcuno gli può togliere una priorità che gli concede il suo ruolo. Sarà, poi, il cittadino a fare, nel modo che crede, le sue valutazioni. Le altre, segnatamente alcune, sono state parole al vento. In taluni casi, le assicuro, veramente, fuori luogo”.

Secondo lei, il nostro sistema sanitario sarebbe in grado di reggere un’emergenza come quella esplosa al Nord?

“L’impegno profuso da medici ed infermieri è degno di ogni lode. Non v’è alcunchè da eccepire. L’abnegazione ed il sacrificio di tanti operatori sanitari è sotto gli occhi di tutti. Non so, in tutta sincerità, se, qui da noi, qualora, mi auguro che non si verifichi, vi sia una diffusione del contagio, la situazione regga. La politica sanitaria è stata gestita malissimo e la realtà è sotto gli occhi di tutti. Non è, però, affatto il momento di polemizzare. I toni devono essere abbassati. Gli errori ci sono stati. In questo momento, però, insieme dobbiamo essere uniti ed andare avanti. Ogni lotta al sistema, in questo momento, non può che apparire spregevole. Decisamente, spregevole”.

I medici di famiglia sono, ancora di più in questo momento, il primo presidio di emergenza, che situazione stanno affrontando?

“La situazione del medico di famiglia è drammatica. Mia moglie, come lei sa, è un sanitario massimalista (massimalista è il medico con più alto numero di pazienti n.d.r.) e, quindi, so bene cosa sia vivere questa emergenza in uno studio a contatto con tanta gente. Si sta verificando di tutto. E’ una situazione indescrivibile. Bene ha fatto lei a sollevare il problema, ad oggi più volte evidenziato, ma, poi, in ultimo, non affrontato con concretezza, di dichiarare, la nostra, zona carente per i medici di famiglia. Nel contempo, perché non permettere, da subito, il trasferimento di medici di base, residenti qui, ma che lavorano altrove?”

Quali sono le fasce più a rischio in quest’emergenza sanitaria?

“Le fasce più a rischio sono quelle rappresentate dagli anziani e da chi è già detentore di patologie varie. Del resto, dai comunicati diffusi ogni giorno, attraverso la stampa scritta e parlata, si è visto che, nelle statistiche, la maggior parte di quelli che, una volta contagiati, non sono sopravvissuti vi sono le fasce  testè indicate”.

Questa pandemia, probabilmente, è destinata a cambiare anche la politica sanitaria del nostro Paese. Di che tipo di sanità avremo bisogno quando l’emergenza Covid-19 sarà passata?

“Voglio augurarmi – mi sia concesso – proprio io che ho portato avanti, nel tempo, tante rivendicazioni per una sanità migliore e meno politicizzata, che, in ultimo, il coronavirus, conclusasi, mi auguro presto, la pandemia, porti a guardare la sanità in modo diverso. Spero, con tutto me stesso, che passato il momento, non tutto ritorni ad essere gestito come prima. In questo caso, saremo tutti morti. Proprio tutti”.

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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