INTERVISTA A SCARINZI. “E’ il Pd che ha mollato me. Politiche? Non escludo nessuna ipotesi”

di Teresa Ferragamo

Le posso fare una domanda?

“Certo, siamo qui per questo, no?” 

Quando ha cominciato a far crescere la barba?.

Luigi Scarinzi esita, corruccia la fronte, allunga il tiro alla sigaretta e risponde: “A settembre, a settembre”.

La barba che oggi copre una parte del volto del due volte assessore dell’amministrazione Pepe non è un piccolo dettaglio, sembra una copertura, una sorta di nascondiglio. E, infatti, cogliendo il senso della domanda, anticipa: “Un vezzo. Magari poi la taglio e mi faccio ricrescere i capelli”.

La vicenda giudiziaria che lo ha toccato è come se avesse nascosto Luigi e lasciato in giro soltanto Scarinzi.

Dica la verità, si sente solo?

“Beh, mica tanto. Ho una famiglia, consistente nei numeri e parecchio partecipe, e poi gli amici. Con loro è impensabile lasciarsi assalire da qualsiasi cruccio”.

E i politici, quelli con cui ha governato per tanti anni, quelli che ha incrociato durante le ultime elezioni amministrative?

“La politica dà molte opportunità relazionali ed io credo di averle sempre colte e curate, non posso attribuire ad altri la medesima capacità o fargliene una colpa”.

E il Pd?

“Probabilmente un piano tariffario telefonico oneroso oppure le avverse condizioni metereologiche ultime avranno impedito agli iscritti di farsi vivi o di fare anche solo mezza telefonata”.

E’ per questo che ha abbandonato il partito?

“Non sono stato io a lasciare il Pd, è stato il Pd a mollarmi. E’ sufficiente leggere quanto scritto dal PD di Morcone, delle espulsioni annunciate a carico di esimi rappresentanti PD, del malcontento manifesto fra i più, per comprendere quanto la deflagrazione dell’autoreferenzialità fosse prevedibile.”.

A pochi mesi dalle elezioni, si è, però, sganciato dal gruppo Pd a Palazzo Mosti . Quali ragioni si annidano dietro questa sua scelta?

“Non condivido le modalità di opposizione messe in campo, fin dagli esordi del gruppo consiliare Pd, la trovo eccessivamente politicizzata, a tratti livorosa, perfino ipocrita, non si può essere contro tutte le scelte della maggioranza solo perché fuori da Palazzo Mosti c’è una battaglia politica per l’occupazione di spazi, condotta dal gruppo dirigente del Pd. Sono stato eletto per dare un contributo alla soluzione dei problemi che attanagliano la città. Su grandi temi, come l’Amts, la mensa, i conti pubblici, i fondi della 219, bisogna dimostrare di essere amministratori responsabili, non politicanti pronti a sacrificare l’interesse della comunità sull’altare di ambizioni personali. Benevento è una città piegata dalla crisi, attraversa una fase di grandi difficoltà, come, del resto, quasi tutte le città italiane, non possiamo continuare a perdere tempo e a disperdere energie in una perenne guerra di nervi. E’ giusto che chi ha vinto le elezioni governi. Io sarò vigile su questo: sulla qualità del governo cittadino”.

L’accusano di aver tradito il vincolo con gli elettori.

“Prima di decidere di lasciare il gruppo del Pd, ho incontrato gli amici che hanno sostenuto la mia candidatura, ne abbiamo discusso, e alla fine abbiamo scelto insieme, convinti che il nostro deve essere un contributo di proposte e idee alla città. La politique politicienne la lasciamo agli altri. Penso di aver agito con correttezza: ho un vincolo con i miei elettori, che nella mia scelta, però, sono stati coinvolti”.

Carmine Valentino , segretario provinciale del Pd, in conferenza stampa, ha dichiarato di non aver ricevuto alcuna comunicazione da parte sua.

“Non ho la tessera del Pd dal 2014. In ogni caso, neppure io ho ricevuto alcuna telefonata o richiesta di chiarimento da parte dei dirigenti provinciali del Pd. Solo una telefonata del segretario cittadino. Vuol dire che di me non hanno bisogno”.

Quindi, esclude un ritorno?

“Assolutamente, adesso preferisco guardare avanti, anche se in politica non c’è nulla di scontato”.

Avanti dove?

“Ho amici con cui sento di poter costruire un cammino nuovo, edificante”.

E Mastella?

“Con lui ho un rapporto personale antico. Del resto, abbiamo condiviso un percorso lungo. Mi è molto vicino in questo momento difficile, con un’umanità che altrove non ho riscontrato”.

Alle Provinciali ha votato un candidato della lista Noi Sanniti?

“Sì. E’ stato un voto di protesta, il mio”.

E’ un primo passo verso la maggioranza?

“No, se avessi voluto aderire alla maggioranza lo avrei fatto in maniera trasparente. Non mi piacciono i sotterfugi, gli inciuci, sono per portare l’autenticità in politica”.

Le politiche cambieranno il quadro degli equilibri anche in provincia. Lei da quale parte del campo batterà la palla?

“Se mi sarà chiesto, darò il mio contributo?”

Sta dicendo che sarebbe pronto a candidarsi al Parlamento?

“Non escludo nessuna ipotesi”.

La vicenda giudiziaria non è una spada di Damocle che pende sulla sua testa? Gli sciacalli sono in agguato, lo sa, no?

“La Magistratura farà il suo corso, io il mio. Io sono assolutamente sereno e attendo con fiducia. Ho davanti agli occhi l’esempio di mio padre, che il 21 ottobre del 2009, da Sindaco di Vitulano, fu sottoposto ad una misura cautelare per un’inchiesta all’Asl. Vivemmo momenti difficili, di grande dolore, fu costretto all’esilio per tre mesi, ma lui mai una volta ha perso la fiducia o la serenità, anzi infondeva forza e coraggio in noi figli. Ora che mio padre non c’è più ho il suo esempio di forza e rettitudine a guidarmi. Dimostrerò che sono una persona perbene e onesta, attenderò con fiducia”.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.