La Caritas di Benevento: “La fraternità contro la povertà”. Don Nicola: “Non siamo tutti nella stessa barca”

Dietro la freddezza dei numeri ci sono tante storie dolorose. Di disoccupati, cassintegrati, pensionati. C’è chi non ce la fa a pagare l’affitto di casa e la bolletta della luce. Qualche mamma che rinuncia a curarsi per comprare le medicine per il suo bambino. Una spada di Damocle. Con la pandemia le disuguaglianze già esistenti si sono accentuate. E’ uno spaccato angosciante e drammatico quello che viene fuori dal Dossier Povertà 2020, presentato dalla Caritas di Benevento, con un titolo emblematico : “Umanità al bivio: l’emergenza che divide, la fraternità che unisce”. Per questo la chiesa è in campo con la sua rete solidale.

La povertà e i bisogni stanno in queste cifre: le persone prese in carico nel 2019, oltre ai 796 assistiti censiti, sono circa 1300, i buoni spesa emessi sono stati 2744, il totale dei pasti somministrati dalla mensa è di 28.500, con una media di oltre 70 al giorno, il dormitorio “San Vincenzo de’ Paoli” ha accolto 95 persone, di cui 90 per la prima volta, mentre gli assistiti nella sala medica “San Giovanni Di Dio” sono stati 74.La Caritas ha agito come comunità e da poco si avvale dell’apporto di don Pino Mottola e don Giovanni Tagliaferro.
“Abbiamo registrato un aumento del 50 per cento degli afflussi -fa notare don Nicola De Blasio, direttore Caritas- collegato soprattutto alla pandemia che da sanitaria è diventata economica e quindi sociale. La vaga solidarietà non basta più. Serve una vera fraternità. Abbiamo seguito il messaggio di Papa Francesco contenuto nell’enciclica “Fratelli tutti” e quello dei nostri vescovi, lanciato nel documento “La Mezzanotte del Mezzogiorno”, relativo alle aree interne. Ognuno di noi da solo non può fare nulla. Dobbiamo superare le divisioni e le ideologie, per combattere gli egoismi e gli individualismi, per sentirci esseri umani”.
L’analisi dei dati è stata effettuata dalla sociologa Maria Pia Mercaldo, che ha messo in luce anche l’impegno delle caritas parrocchiali, che hanno preso in carico quest’anno 510 persone. L’aumento maggiore in città si riferisce alle due zone del Rione Libertà (Addolorata e San Modesto). “Per facilitare la ripartenza -ha osservato Mercaldo- dobbiamo lavorare uniti, ritrovando un senso di comunità, necessario per correggere le disuguaglianze, per ricostruire un paese più attento ai cittadini, ai territori, all’ambiente”.
Con l’arrivo della pandemia c’è chi ha sperimentato per la prima volta la povertà. Il 10 marzo ha segnato un acuirsi dell’emergenza. In un solo mese sono state ben 128 le prese in carico dal centro d’ascolto. L’affluenza, fino al 30 giugno 2020, ha raggiunto oltre mille e 120 persone. Una cifra enorme che non è mai stata toccata neanche annualmente nella storia della Caritas diocesana. Per fronteggiare la situazione sono stati distribuiti nell’ex Caserma Pepicelli oltre mille e 100 panieri solidali, in tre tappe mensili e a Pasqua.
“Si dice che con la pandemia -sottolinea Don Nicola- siamo tutti nella stessa barca. Non è proprio così, perché una cosa è fare la quarantena in una casa popolare di 70 metri quadri e un’altra è trascorrerla in una villa a tre piani con piscina, una cosa è fare la fila davanti agli ospedali pubblici sperando che qualcuno ti faccia entrare, e un’altra è la condizione di chi può permettersi la sanità privata. Qui c’è tanto lavoro nero. Quando si ferma l’edilizia ed ora anche il piccolo commercio, tanta gente come fa a vivere? Cosa faranno i ragazzi che lavoravano in una bottega? Che ne sarà dei lavoratori dell’arte e dello spettacolo?”.
La marcia solitaria non porta quindi da nessuna parte. “Non si può agire da soli -ha concluso l’arcivescovo Felice Accrocca- è una tattica suicida. Occorre una sinergia tra amministratori e politici, tra i nostri parlamentari, tra le parti sociali, muoversi a cerchi concentrici. Bisogna convergere in un progetto comune. E’ anche una questione culturale. Non bastano i Cahiers de Doleances. Servono intelligenza, scienza e coscienza. Soprattutto ora con l’istituzione della zona rossa, che darà un altro colpo all’economia”.
Antonio Esposito

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

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