La Cgil risveglia il dibattito nella sinistra. Rosita Galdiero sui migranti: “Non ci tolgono il lavoro. Restiamo umani”

Legalità, sviluppo, democrazia, ma soprattutto lavoro. Quattro temi cardine per riflettere, mobilitarsi, costruire un’alternativa. Non solo per il sindacato, ma anche per la sinistra. Tappa di confronto per la Cgil di Benevento alla Rocca dei Rettori, in preparazione del Congresso Nazionale.

Si è partiti col lavoro e la questione migranti. “Nel Sannio la disoccupazione giovanile è arrivata al 50 per cento -ha esordito Rosita Galdiero, segretaria provinciale- con la crisi abbiamo perso 20 mila posti. Lo scandalo delle strutture d’accoglienza è esploso grazie alle nostre denunce. I 5 arrestati ed i 30 indagati gestivano 10 milioni di euro all’anno sfruttando i migranti. Uno di essi ha raccontato il suo lungo viaggio durato sette mesi .Non vengono a rubarci il lavoro, raccolgono angurie e pomodori. Basterebbe un ciao, fratello ti riconosco. Ma, se possono circolare liberamente le merci, perché non possono farlo le persone? Perciò restiamo umani”.
Il sindacato va fiero anche per la vittoria ottenuta nella vertenza Carrefour. “Il Tribunale del Lavoro- ha sottolineato Galdiero- ci ha dato ragione, i diritti dei lavoratori sono stati garantiti. Volevano azzerare gli scatti di anzianità dei dipendenti. Basta con le gare al massimo ribasso. Il Decreto Dignità fa perdere otto mila posti. Qui non c’è più nulla. Qualche assessore ha detto che qui ha vinto la camorra perché il comune non è in grado di acquisire un bene confiscato. Qui la camorra non ha vinto. Siamo con Libera”.
“Il 4 marzo non è stata solo la più grave sconfitta politica della sinistra -ha evidenziato Amerigo Ciervo, presidente dell’Anpi- ma soprattutto una sconfitta culturale. Sapremo ritrovare la linea della chiarezza e della giustizia? Dopo aver spezzato i legami col mondo del lavoro, con la scuola, determinando un arretramento nel campo dei diritti, dobbiamo rimetterci a studiare i territori con rigore, umiltà, pazienza. Le conoscenze non si trovano sotto gli alberi. Bisogna coinvolgere il sindacato per rinnovare la sinistra. Imparare di nuovo a volare. Per fare questo abbiamo bisogno di coraggio”.
La scossa del voto del 4 marzo è arrivata poderosamente dal Sud. Che fare per cambiare rotta? “Dobbiamo mettere al centro il lavoro e le famiglie -ha detto Andrea Amendola, segretario regionale- anche il sindacato è sotto accusa. Non abbiamo dato le risposte che la gente si aspettava. Il mezzogiorno non esiste più, non è più questione prioritaria. Il Decreto Dignità è acqua fresca. Non ripristina l’articolo 18. Quattro punti per ripartire: Nuova industrializzazione, Riforma Pubblica Amministrazione, Centralità dei territori e Legalità. In Regione la corruzione va dal portiere al più alto dirigente”.
Un richiamo forte sulla presenza della criminalità organizzata nel Sannio è venuto da Michele Martino, referente provinciale di “Libera”. Dopo aver ricordato il sacrificio del giudice Borsellino e della sua scorta avvenuto il 19 luglio 1992, in Via D’Amelio, a Palermo. “Il nostro territorio non è immune -ha denunciato Martino- qui ci sono sei clan. Sono loro che gestiscono lo spaccio di droga, l’usura, la prostituzione. Qui non si spara per una precisa strategia. Per fare affari tranquillamente in silenzio. Qui gli imprenditori sono soli. Non abbiamo un’associazione antiracket. Siamo accanto a chi denuncia. Il gioco d’azzardo è un terreno fertile per la criminalità. Utilizziamo i beni confiscati a Benevento, Castelvenere, Solopaca, Cautano, per dare nuove opportunità ai giovani, che continuano a lasciare la nostra terra”.


“Sull’immigrazione -ha concluso il segretario nazionale Giuseppe Massafra – c’è una campagna elettorale permanente. Non c’è nessuna invasione. Al pensiero corto “Prima gli Italiani” dobbiamo opporre un pensiero lungo “Prima le persone”, ”Prima chi sta peggio”. La chiusura dei porti è un atto di straordinaria disumanità. Bisogna cambiare il modello di sviluppo. Tornare a fare politica. Partire dai luoghi di lavoro, dalle periferie, dalle comunità locali. Per dare risposte ai bisogni collettivi, a quelli dei giovani che vanno via. Mettendo sempre al centro l’uomo e l’umanità”.

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