La conversione di Nazzaro. Da anti ‘Mattew’ a tifoso del Pd. Come si cambia per non morire

Mai come oggi si potrebbe affermare che Hans Kelsen avesse proprio ragione quando definiva la democrazia come “il regime del compromesso”. 

Con le elezioni politiche alle porte avanzano i sogni di gloria, ci si ricolloca, si negozia, ci si contestualizza fino a normalizzarsi, mentre il passato diventa un grande archivio per addetti ai lavori e appassionati del genere.

Così accade che un irriducibile antirenziano come Alfredo Nazzaro diventi un fervido sostenitore del Pd.

Mesi fa Nazzaro lanciò a Benevento Campo Progressista, il movimento di Giuliano Pisapia. Nelle settimane pro-Mdp dell’ex sindaco di Milano, il ginecologo sannita sfoderava ancora un lessico irriverente nei confronti del segretario nazionale del Pd e dei democratici.

Matteo Renzi per Nazzaro era “Mattew”, un nome americaneggiante che sembrava  evocare caratteristiche da Forrest Gump. Una canzonatura irriverente, dunque, che spesso ha irritato i dem sanniti. 

Ma Nazzaro ha, per la verità, alle spalle, anni di opposizione militante al Pd sannita, portata avanti a suon di censure, accuse, irrisioni e dileggi. 

Fu Italo Di Dio a bacchettarlo con asprezza inusuale durante le primarie per la scelta del candidato sindaco di Benevento. Nazzaro contestava la legittimità delle consultazioni dei Dem a causa dell’esclusione dalla competizione di Gino Abbate, poi finito nel cerchio magico di Mastella, tanto da diventare presidente di Gesesa, perché in politica, per taluni, niente è gratis. 

Dispiace – dichiarava il dirigente del Pd di Benevento – dover leggere dichiarazioni come quelle di Alfredo Nazzaro, già sedicente coordinatore della campagna elettorale del Presidente Vincenzo De Luca nel Sannio, che definisce “una pagliacciata” le primarie.

Nazzaro evidentemente ignora le ragioni stesse di un confronto democratico e civile, che si regge però su regole certe che non possono essere stravolte dalle ambizioni o dall’ansia di visibilità dei singoli. La politica è una cosa seria, non può essere ridotta a un gioco al massacro. Chi si limita a fare, di volta in volta, il pasdaran di questo o di quello farebbe meglio a tirare fuori le sue idee per la città”.

E Nazzaro, che poi avrebbe sostenuto la candidatura di Mastella,  replicava a suon di post provocatori, nel tentativo di demolire la credibilità di quelle primarie.

All’epoca dell’acquitrinosa bozza della legge elettorale, Nazzaro picchiò duro, spingendosi a definire i Democratici sgarbianamente delle “capre”, mentre Renzi veniva ancora dileggiato. 

 

Nel giro vorticoso di poche settimane, con Pisapia che, più ondeggiante di un’onda nel mezzo di una tempesta,  alla fine della giostra ha optato per una proficua alleanza con il Pd, più gravida di collegi sicuri, Nazzaro ha mutato registro. Il lessico è divenuto familiare e il Pd è assurto a interlocutore affidabile, come una polizza vita.

Per volare basso – e non disturbare più Kelsen – vale la pena di citare la strofa di una canzonetta che fa così: “Come si cambia per non morire”.

Renzi è tornato ad essere Matteo, mentre con i Democratici si è aperta la stagione del dialogo. Cominciano a distendersi i rapporti con il Pd sannita per via Cacciano, vicesegretario del partito, in nome della realpolitik. Tra i due pare che ci siano state anche telefonate cordiali, da buon alleati.

Nazzaro e il fido Simone Razzano, un giovane vecchio ambizioso ma anche no, sperano in una candidatura sotto la stella (si presume cometa, ma non si esclude cadente) di Campo Progressista. 

In casa Pd si fa buon viso a cattivo gioco. In fondo, la politica, al di fuori del Pd sannita, è raglio dell’asino o belato della pecora. 

 

 

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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