La dura vita di Gentiloni e i muscoli del Capitano

Per quel sublime gioco a scacchi che è la politica, Paolo Gentiloni finì premier suo malgrado. Via Renzi dopo il flop del referendum costituzionale, Mattarella dovette pensare che il Paese dovesse essere rabbonito. E allora, eccolo Paolo, figlio della tradizione politica cattolica, uno di quei politici dal passo felpato che se entra in un caminetto non se ne accorge nessuno, ma che osserva, studia e annota ogni sfumatura e al momento giusto ti assesta un tiro che fa strike con un sibilo.

Gentiloni è l’uomo del cucito, anzi del rattoppo perfetto, la diplomazia è casa sua venendo da famiglia blasonata; conosce perfettamente l’arte dello starsene in disparte e di rispondere ‘presente’ al momento giusto. Per lui il domani non è mai un agguato, ma è sempre un’opportunità, forse perché nel silenzio, magari mentre prega, lo vede prima di altri.

E oggi il premier transeunte, quello che del game over di Matteo Renzi, è tornato nel Sannio per la seconda volta, la prima fu da ministro degli Esteri. Accompagnato dal sottosegretario alle Infrastrutture, Umberto Del Basso De Caro, ha visitato due imprese dell’area industriale di Airola e di Ponte Valentino a Benevento. 

Arriva in aereo, Gentiloni, tiene a distanza i giornalisti, evita sfilate, passerelle, e convegni di partito, scava senza ipocrisie una distanza tra lui e gli altri, tra il mondo che gli corre intorno e il Palazzo romano. Una scelta, certo, forse dovuta anche al fatto incontrovertibile che il suo è solo un governo di scopo, dal profilo basso e poi domenica ci sono le primarie del Pd e un presidente del Consiglio come lui non può farsi tirare per il bavero della giacca dentro la competizione interna al suo partito. 

Gentiloni visita il pastificio Rummo, diventato simbolo della rovinosa caduta e della fatica della ripresa dopo la terribile alluvione del 2015, laddove Matteo Renzi non volle mai mettere piede. Del Basso De Caro dice che chiederà al Governo “nuove misure per il Sannio”,  per quel Sannio che ha ancora il fango sotto le unghie.

Insomma, al governo Gentiloni viene chiesto di coprire i buchi del governo Renzi, gli viene chiesto uno dei suoi magnifici lavori di rattoppo. 

Dura la vita di Gentiloni: in pochi mesi, dovrebbe di gran lena intervenire per centrifugare le inimicizie e strizzare gli errori commessi dall’uomo nuovo che emerse dall’Arno per liquidare, una volta per tutte, la ditta degli smacchiatori del Giaguaro. Glielo chiede esplicitamente finanche De Caro, che fu sottosegretario alle Infrastrutture anche con Renzi, proprio quando il fango divorava la provincia di Benevento.

Gentiloni non promette nulla, parla di “miracolo Sannio” e recita il de profundis per Alitalia. Dice: “Quando c’è qualità c’è lavoro, c’è futuro e c’è successo. Anche al sud, soprattutto al sud. E per noi quella del lavoro è una priorità ossessiva”. E aggiunge: “Mi piace molto questo slogan alle nostre spalle, con cui ci accoglie l’azienda Rummo. “L’acqua non ci ha mai rammollito” , vedete? Loro hanno vinto con l’aiuto di tutti dopo le conseguenze drammatiche di quella calamità. Grazie, perché il vostro è un esempio per il sud e di tutto il Paese”

Ma De Caro, domenica 30 aprile, si gioca un’altra partita importante, le primarie. Ha puntato tutto su Renzi e aspira ad un feroce 4 a zero. Ecco perché solo apparentemente quella di Gentiloni è una visita istituzionale, in realtà, è l’ennesima prova muscolare del leader del Pd sannita. 

Le parole rassicuranti di Gentiloni negli spazi delle ‘eccellenze’ sannite – mentre restavano vuote le sedie destinate a Confindustria – sono i muscoli esibiti del Capitano.

E sale il ricordo dei versi di una canzone di De Gregori:Il capitano non tiene mai paura, dritto sul cassero, fuma la pipa, in questa alba fresca e scura che rassomiglia un po’ alla vita.Poi il capitano, se vuole, si leva l’ancora dai pantaloni e la getta nelle onde e chiama forte quando vuole qualcosa, c’è sempre uno che gli risponde…E il capitano disse al mozzo di bordo “Giovanotto, io non vedo niente. C’è solo un po’ di nebbia che annuncia il sole. Andiamo avanti tranquillamente“. Il mozzo provò ad avvertire il Capitano Smith, un uomo ottimista perché aveva tra le mani una nave che “neppure Dio avrebbe potuto affondare”, ma non gli credette il Capitano, e il Titanic affondò.  

Foto gallery della visita del primo ministro Paolo Gentiloni

 

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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