La guerra di Mastella contro i centri sociali e la mastellizzazione del Pd

Era de maggio quando il sindaco Clemente Mastella decise di dichiarare guerra ai centri sociali, Depistaggio e LapAsilo31. 

Non è una novità, nel nostro bel Paese, che sindaci si mettano a sbraitare contro i centri sociali: sono prove di paura, tentativi di normalizzazione del confronto, di soffiare sul fuoco del dissenso, per riportare tutto nel solco dell’ordine costituito. Come dimenticarsi di Marco Formentini, primo sindaco leghista di Milano?  Nel 1993, fece dello sgombero del Leoncavallo, nell’immaginario collettivo diventato simbolo dei centri sociali d’Italia, il cavallo di battaglia della sua campagna elettorale. Ne seguirono lotte e contrasti aspri. Formentini non riuscì a chiudere il Leoncavallo, ma ne ottenne il trasloco dalla sede nella via che gli aveva dato il nome.

Mastella, animale politico sopraffino, una carriera lunga come la quaresima, sa che la battaglia contro Depistaggio e LapAsilo richiederà dispendio di energie e genererà momenti di tensione, ma per lui da quelle parti si annidano i ribelli, irriducibili indomabili, forme primitive di rivolta sociale, tanto per citare Hobsbawm, da cui attingere consenso è impossibile.

Ecco perché nei giorni scorsi è passato dalle dichiarazioni di principio alle vie di fatto.

Per Mastella, abituato a frequentare i palazzi, i cosiddetti ‘antagonisti’ vanno isolati, ‘cacciati’, additati, emarginati. Perché sono quelli che praticano un’opposizione ‘radicale’ al sistema fuori dai circuiti istituzionali e della rappresentanza. In realtà, Mastella non li teme, è che non ne comprende l’utilità, sociale e politica. E poi sono strumento di lotta politica.

Eppure sia Depistaggio che LapAsilo sono esempi ‘virtuosi’ di centri sociali, in grado di assolvere appieno la funzione ontologica degli stessi:  porsi al centro della società e delle sue stesse contraddizioni.  Ci sono aree della città in cui la presenza di un centro sociale è la migliore difesa contro fenomeni di disagio, degrado ed emarginazione. 

Forse per Mastella c’è però un dato politico che prevale su ogni altra considerazione: i centri sociali, per tradizione, in Italia hanno quasi tutti una forte connotazione di sinistra. E quindi la guerra contro Depistaggio e LapAsilo è in fondo per lui anche la continuazione della battaglia ingaggiata contro il centrosinistra di Benevento da quando è stato eletto sindaco. Certo, ci sarà anche il problema di ripensare a come regolamentare le presenze di quelle associazioni in strutture comunali, ma ci saranno, altresì, altre strade per farne spazi autonomi autogestiti formalmente in linea con le indicazioni del Comune e in interlocuzione con la politica per così dire tradizionale. Non pare che gli stessi attivisti di LapAsilo31 si siano mai negati al confronto. Non pare, insomma, che ci si trovi di fronte ad alieni pronti a mettere a fuoco e fiamme la città. 

E su una cosa sbaglia ancora Mastella, quando pensa di provocare con le offese ai centri sociali le reazioni di un centrosinistra. Il Partito democratico in questi giorni di lungo braccio di ferro non ha preso alcuna posizione a sostegno di Depistaggio o LapAsilo. Un’assenza, quella del Pd, anche in questa querelle, che, da parte, si spiega con quella sorta di alienazione che attraversa la principale forza politica di Benevento che agisce/non agisce come se la città fosse altro da sé; dall’altra, con la mutazione genetica della classe dirigente, anche locale, del Pd, dove a prevalere è il centro e la matrice democristiana. E’ un fatto che nel Pd di Benevento ci sia più Udeur che nella stessa maggioranza di Mastella. Affinità elettive di cui il sindaco, un giorno, potrebbe anche ‘approfittare’ .

Ma anche Fabrizio Rondolino, uno dei ghost writer del Pd nazionale,  qualche mese fa andò in televisione a dire che  “Il problema del Movimento 5 Stelle è che ha espresso un gruppo parlamentare fatto da gruppettari di centri sociali“. Una diagnosi non solo sul M5S ma sugli stessi centri sociali, che secondo Rondolino sarebbero ‘abitati’ da gruppettari pericolosi.

Se proprio Mastella pensa di colpire qualcuno con questa sua offensiva, allora dovrebbe guardare più in alto: perché nel 2014 fu Papa Francesco a difendere i centri sociali. Al social forum, in quell’anno, si presentarono anche i ragazzi del Leoncavallo e la rete ‘genuino clandestino’, un network di centri sociali che coordina anche i No-Tav. Li esortò tutti a “continuare la lotta”, perché, chiosò, “ci fa bene a tutti”.

E a un certo punto aggiunse: “E’ strano, ma se parlo di temi come la battaglia alla povertà e alle differenze sociali per alcuni il Papa è comunista, mentre l’amore per i poveri e i più deboli è al centro del Vangelo e della dottrina sociale della Chiesa“. 

One comment

  1. Cara Teresa, apprezzo la tua nota, ma il Pd, pur di attaccare Mastella, non avrebbe potuto solidarizzare con chi, lungi dal fiancheggiarlo, lo critica. Credo che pensi di trovare vantaggio dal loro dilaniarsi. Il fantasma poi creato dal pd nazionale, quello che figura nei panama papers, che dice di non dover dar conto a nessuno di dove mette i suoi soldi, è la negazione della vocazione di sinistra del Pd, fa fare i capitomboli a Gramsci nella tomba ogni volta che scrive su L’unità, è la vergogna del partito. Ma purtroppo Renzi si è circondato di persone fedeli, non leali.

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