La lettera di Amerigo Ciervo: “Chiudo con la politica. Leu ha deluso”

“Cara Teresa,
Torna a fiorir la rosa/Che pur dianzi languìa”. Per me, dopo le elezioni, ritorna l’impegno di conservare e diffondere, insieme ad altre carissime persone, i valori dell’ANPI, che poi sono i valori della Costituzione, di cui l’associazione ha il privilegio di conservare il DNA, ossia l’antifascismo, che lo si voglia o no.
Ma non cessa la riflessione sull’esperienza che, nel mese di febbraio e fino a quattro marzo, ha caratterizzato la mia vita.

Allora facciamo un po’ il punto.

L’elezione delle prime cariche dello Stato ha suscitato la consueta fila di post su FB: alcuni a magnificare i nuovi eletti, altri a sottolinearne l’incoerenza. Anch’io mi sono unito al coro: il buon Roberto mi sembra, in verità, proprio la classica foglia di Fico utilizzata per coprire le pudende di alcuni (o molti) lazzaroni. Ma è un ruolo, quello della foglia di fico, che è capitato di svolgere anche ad altri. Anche a qualcuno che non è stato eletto. In verità, in politica, questa roba conta molto poco. Mi interessano, viceversa, altri aspetti, relativi al dibattito politico di questi giorni, che ti metto in ordine.
1) La sconfitta di Liberi e Uguali è molto più grave e significativa di quella del PD. Di questo partito sono state sconfitte la politica e la classe dirigente. Quella di LeU è, invece, la sconfitta della sinistra che giunge da una speranza delusa, seppure carica di attese. E’ la sconfitta della sinistra che recava con sé l’eredità delle sinistre italiane più antiche, con un gruppo dirigente di vecchia militanza, e un manipolo di donne e di giovani interessanti. Detto ciò, il gruppo dirigente di LeU farebbe bene a lasciare, compiendo un atto di generosità nei confronti di quel milione e più di elettrici e di elettori che, nonostante tutto, forse pure turandosi il naso, hanno scelto di puntare sulla lista. Un atto che sarebbe una sorta di risarcimento per aver brigato solo per mantenersi a ogni costo la poltrona. Ed essendo, della voragine apertasi a sinistra, anch’io un po’ responsabile, sia pure per la quota parte “temporale” di una trentina di giorni, è necessario farmi da parte.

2) Un partito, il PD, che perde le elezioni nel merito (le scelte politiche folli: la riforma costituzionale, la buona scuola, la legge sul lavoro, l’abolizione indiscriminata dell’IMU) e nel metodo (un sistema elettorale mostruoso, pensato a tavolino, con scienza e con protervia, per fottere i 5S e preparare l’alleanza con un pregiudicato, bugiardamente presentatosi ancora una volta come “presidente”, che, rivoltandosi contro i suoi stessi artefici, lo costringe a chiudersi, per adesso, in un angolo) cosa dovrebbe subito fare? Prendere i gruppi dirigenti, nazionali e locali, e, come si dice, spedirli in vacanza, ai bagni o a passare le acque. Qualcuno si ricorda, tanto per fare qualche nome, di Cameron? In realtà ci si chiude a riccio, a difendere chissà che cosa, probabilmente il potere e la poltrona; si prende cappello se qualcuno si permette di esprimere critiche (A che titolo ti permetti di farlo? Ti viene chiesto); si continua a duellare, a tempo perso, su FB, offendendosi e rinfacciandosi colpe a vicenda. Si usa poi, come una specie di mantra, la rivoluzionaria espressione: cambio di passo (che non si sa cosa significhi) quando si dovrebbe dire: cambiamento radicale di obiettivi e di pratiche. L’impressione è che si voglia seguire la tattica del sedersi sulla sponda del fiume e aspettare. Certo: qualche cadavere pure passerà. Ma l’attesa sarà lunga e snervante. Occorreranno molti pacchetti di sigarette e parecchie fiaschette di whisky. Mentre, da lontano, si sente risuonare il celebre aforisma del “divo” Giulio: Il potere logora chi non ce l’ha.

3) Poi ci sono i vincitori. Vogliamo parlare delle migliaia di voti raccolti, dalla Lega, in città e in provincia? Credo sia inutile. I pregiudizi emotivi non sono politica ma, opportunamente gestiti, ti fanno guadagnare voti e punti in percentuale. Sarebbe però il caso di far notare, a questi coraggiosi nostri concittadini, come, dal quattro marzo, in Tv, nei media, sui social il tema dell’immigrazione sia scomparso. Totalmente oscurato. Da noi accade il contrario di quanto affermato, dalla Corte suprema degli Stati Uniti, in una scena del film di Spielberg, The Post: La stampa serve i governati, non i governanti.
4) Ma i vincitori veri sono i 5S. Che si sono pappati moltissimi voti della sinistra italiana. S’intende per colpa della sinistra, riformista e/o radicale che sia. Ora però sarebbe opportuno attenderci l’uscita dalla narrazione, estremamente convincente, almeno su un punto: quello relativo alla famosa “democrazia diretta”. Qualche paginetta di Rousseau la si è letta. Nel Progetto di Costituzione per la Corsica e nelle Considerazioni sul governo di Polonia, l’utopia della “democrazia diretta” del Contratto sociale (“chiunque rifiuterà di obbedire alla volontà generale, vi sarà costretto da tutto il corpo. Ciò non significa altro che lo si obbligherà ad essere libero”) viene, in un certo senso, mitigata, dall’introduzione di alcuni caratteri tipici della democrazia della rappresentanza. Ma, al di là del tecnicismo, l’elemento che la storia si è preoccupata, finora, di evidenziare è come la filosofia rivoluzionaria di Rousseau si sia ben presto trasformata negli stati etici e nei totalitarismi. C’è Rousseau dietro Robespierre. Ma, ovviamente si sta parlando, di personaggi che Hegel chiamerebbe cosmo-storici. I nostri piccoli vincitori, lungi dall’essere cosmo-storici, a parole annunciano la democrazia diretta, nei fatti mostrano di essersi perfettamente impratichiti nelle manovre della democrazia rappresentativa. Per ora, sembra che il Salvini del 2018 sia un personaggio più appetibile del Bersani del 2013. Personalmente e, nonostante tutto, non avrei dubbi su chi scegliere. Ma io appartengo a coloro che non hanno per nulla compreso in quale direzione soffi il vento. Per cui non ci resta altro da fare che rimetterci ad aspettare Godot.
Un cordiale saluto, Teresa.

Amerigo Ciervo”

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Caro Amerigo,

non entro nel merito della tua analisi, voglio solo ringraziarti per il tono confidenziale che hai voluto dare  al tuo  contributo, rivolgenditi a me come ad un’amica a cui indirizzare lettere piuttosto che messaggi su Whatsapp o post su Facebook. Considero ciò un privilegio. 

Pur non volendo entrare, qui ed ora, nel merito delle tue considerazioni, tengo però a dire due cose soltanto.

La prima: la tua candidatura con LeU è stato un atto di generosità e la testimonianza che le idee si servono con l’esempio.

La seconda:  tu potrai  anche scegliere di “metterti da parte”, ma la politica, quando è tensione verso gli altri e  verso il destino dei tanti  e non dei pochi (mi si passi la citazione) difficilmente riuscirà a tenersi distante.

Un abbraccio

Ad maiora, 

Teresa f.

 

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