La lettera di De Marco: “Sconfitta LeU figlia di errori e incapacità”

Caro Direttore,
il dibattito, favorito su sanniopage negli ultimi due giorni, rispetto alla necessaria analisi del voto dentro LiberiUguali, mi consente ed allo stesso tempo mi impone, una doverosa riflessione pubblica, che vada oltre l’analisi del voto che svolgiamo sulle nostre bacheche Facebook, più come esibizione di capacità di osservazione e di scrittura che come presa d’atto concreta e base per trarre le dovute conseguenze.

Provo a ragionare con te, per parlare dentro di noi, nonostante l’unico appuntamento assembleare tenuto lo scorso fine settimana, ed a tutti quelli, militanti, compagni ed elettori, che hanno aderito o sostenuto il nostro progetto elettorale.

Provo a farlo, partendo dalle tue riflessioni, e da quelle a te affidate dal Professore Ciervo, con il quale ho condiviso l’onore di un pezzo di strada fianco a fianco negli ultimi tre mesi.

Abbiamo perso, ed il 5 Marzo, con verità e violenza, ci ha riportato saldamente con i piedi sulla terra: la sconfitta non sta nell’arretramento percentuale del nostro risultato, perché quella è semplicemente la conseguenza dell’arretramento culturale del campo dei democratici e dei progressisti, in un’ Europa sempre più debole e sfilacciata da chi soffia sul fuoco dei bisogni, offrendo protezione dal nemico straniero, sempre più responsabile del disagio sociale che colpisce il popolo nostro.

Le diseguaglianze economiche, quando raggiungono livelli insostenibili, sono la causa di società più tristi, dove ci sono più malati, più violenza, più depressi, come hanno dimostrato sapientemente due sociologi inglesi in un libro tanto caro al prof. Ciervo. Oggi la forbice delle diseguaglianze è così larga da risultare tossica per il sistema economico complessivo, essendosi ridotto il numero di persone in grado di consumare in una certa maniera, si è ridotta la capacità delle imprese di vendere e quindi di assumere. In questo quadro i vari bonus e incentivi hanno, ovviamente, prodotto esclusivamente un effetto temporaneo.
Mentre i governi e i suoi esponenti esibivano una autoesaltazione dei risultati, a loro avviso, raggiunti, noi abbiamo offerto un cambiamento “all’acqua di rose”, freddo, a molti impercettibile.

Siamo apparsi nel peggiore di tutti i modi in cui potevamo apparire in questo momento storico: una lista finalizzata a salvaguardare il ceto parlamentare uscente, una variabile di quel sistema, da azzerare senza appelli ed ultimi tentativi di riconnessione politica e culturale.

Questo siamo stati, la risultante di errori commessi ed atti non compiuti.

Ha ragione Amerigo, quando ci riassume nella lettera indirizzata a te, errori oggettivi e di contesto, che riguardano la dimensione nazionale. Tuttavia non possiamo nascondere errori soggettivi e ascrivibili al gruppo dirigente diffuso della Sinistra locale, partendo da MDP fino a Sinistra Italiana, di cui dobbiamo sentirci responsabili.
Nella fase pre-elettorale ho percepito più volte la sensazione, e lo dico a malincuore, che alcuni dei nostri compagni, magari sollecitati dai primi sondaggi ottimistici, pensassero di raccogliere quel risultato con uno sforzo minimale, soprattutto cercando di dividere quell’ottimistico, ma immaginifico, successo con il minimo delle persone possibili. E purtroppo questa percezione è stata da me avvertita in modo vivo e forte quando i vertici locali dei movimenti fondatori della lista si sono affrettati nello smentire indiscrezioni giornalistiche su nuove adesioni e candidature esterne. Una azione da molti letta come la volontà di ribadire una “proprietà privata” della lista da parte dei soggetti costituenti, andando in contrapposizione rispetto allo spirito di apertura a cui il progetto politico avrebbe dovuto ispirarsi. Probabilmente solo alcuni di noi, ingenuamente, pensavano fosse una ispirazione reale e concreta, e non solo retorica da pre-campagna elettorale. Altre questioni vanno affrontate nelle sedi opportune, senza remore, con sorriso sulle labbra, con onestà, lealtà, e con l’orgoglio di chi si differenzia da altre forze politiche dalla cui analisi del voto evince che la sconfitta elettorale è figlia di un “Dio Maggiore” e mai di chi dirige dal basso.
Rispetto a tutto questo è necessario prendere coscienza che la sommatoria delle sconfitte e delle incapacità, hanno certificato l’inutilità della nostra funzione storica e politica nel Sannio, nonostante tutto questo nascesse da un anno di insediamento del nostro movimento Articolo Uno- MDP, e dalla persistenza di Sinistra Italiana, non siamo riusciti ad andare oltre le nostre reti individuali, in alcuni casi e luoghi, addirittura familiari, senza alcun tentativo di rappresentanza collettiva e sociale.
In questo quadro, sicuramente grave, però mi permetto di guardare la Sinistra e la sua riorganizzazione politica e territoriale, con le lenti dell’ottimismo della volontà, e soltanto in questo, dissento dalla Tua analisi e dalla decisione finale del professore Ciervo.
LeU ha deluso, oggettivamente. Ma non è morta, anzi ancora più forte è la necessità di un impegno libero e rinnovato, generoso e laico, lontano da lotte di correnti, dall’autoreferenzialità di bottega.
Non sappiamo cosa porterà la dinamica istituzionale di governo, e sarebbe persino arrogante oltre ogni misura prevedere gli esiti in questo momento, a pochi giorni dall’elezione dei Presidenti delle Camere. Posso dire di avvertire, seguendo da molto lontano i movimenti delle forze politiche all’interno delle istituzione, l’urgenza di un intervento collettivo, di una accelerazione, che riguardi tutte le forze, non solo partitiche, che si riconoscano nella Sinistra e nel Centrosinistra, in quella ispirazione, passione, tensione verso il Bene Comune, che deve essere realizzato coniugando la radicalità delle scelte con la razionalità delle proposte.
Per queste ragioni, per la necessità di difendere e far vivere, valori e principi, storia e tradizione, linguaggio e pratiche, al professore Ciervo chiedo di ripensare la sua scelta, perché proprio in momenti storicamente difficili, abbiamo bisogno di formazione e saperi, innovazione e pensiero, cultura democratica e difesa del dettato Costituzionale, e per fare tutto questo, non possiamo permetterci un passo indietro, ma due avanti.

Gli alberi hanno radici, e quelle sono importanti, per restare legati alla propria identità, ma gli uomini hanno le gambe, per camminare ed andare altrove, portandosi sulle spalle quella identità radicale, proprio per questo, andremo avanti e spero nel cammino, di trovarmi accanto Amerigo, un compagno, un antifascista, un testimone quotidiano della Carta Costituzionale”.

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