LA LETTERA – Pene (e peni) della quarantena

LETTERA DA UNA QUARANTENA

Pene (e peni) della quarantena

Cara Teresa,

c’è una cosa di cui nessuno parla più durante questa quarantena infinita: l’amore. Me lo sono chiesta spesso in questi giorni: ma che fine ha fatto l’amore, che fine hanno fatto le passioni, i fidanzati trottolino amoroso dudù dadada, i triangoli sì, le madame Bovary, le bastarde dentro e le stronze fuori, le innamorate fisse?

Forse questi sono i tempi dell’amore universale, quello per gli altri, ed è giusto che sia così, ci mancherebbe.

Però, che nostalgia, gli amori particolari, quelli dannati e no.

Ho notato che mancano perfino le parole per raccontarli. Non c’è nessuno che ci parli di un amore a distanza, di quanto bruci quel bacio non dato, di un amore assopito o dimenticato, mai nato o allontanato,  sommerso o salvato.

Mi sono chiesta le ragioni di tutto questo silenzio sull’amore. E l’unica risposta che sono riuscita a trovare è che l’autorità della morte stia prevalendo su tutto il resto. Ed è comprensibile, perché siamo animali dotati d’istinto, a cominciare da quello radicale per la sopravvivenza, ma il rischio che corriamo è di cedere alla remora del disincanto.

Insomma, fammi essere brutale (e pure stronza): possibile che nessuno in questa quarantena affronti questioni serie (serie, sì) del tipo: quanto cazzo mi manca flirtare, il sesso estremo in macchina, il bacio acrobatico a 200 all’ora in autostrada, la scrivania, la sedia, il pavimento da animali da combattimento?

Insomma, tutte quelle cose che ti fanno urlare a squarciagola ‘la vita è un equilibrio sopra la folliaaaaaaa’, che ti fanno sentire viva e ti rendono umana?

Tutte lì (sui social) a raccontare quanto siamo diventate brave a far lievitare e a sfornare pizze, che ingurgitiamo come se non ci fosse un domani (e neppure una prova costume).

 Improvvisamente, siamo diventati tutti asessuati come gli angeli. Ma ce lo vogliamo dire o no che stiamo facendo una fine di merda?

Vogliamo confessare al mondo che la retorica che stiamo tutti bene e andrà pure meglio è una gran rottura di coglioni e che in fondo a quel dannato abissale pozzo che siamo lo sappiamo che andrà tutto o quasi di merda?

Insomma, qua ridiamo, ma sappiamo che ci sarebbe da piangere.

Eppure per far scendere qualche lacrima dobbiamo riguardarci, su Netflix , il finale tra Carrie e Mr. Big in Sex and city.

E vogliamo dire pure che le tammurriate sui balconi sono una cagata pazzesca?

Io una sera, dopo essermi scolata una bottiglia di vino, ho messo la faccia fuori dalla finestra, Jimmy Fontana a palla, e mi sono ritrovata a cantare “il mondooooo non si è fermato mai un momentoooooo”. Mi sono fatta pena da sola, senza aiutino.

Io e la mia amica di quarantena (una che conoscevo di vista prima e con cui abbiamo preso a scriverci in modo compulsivo a inizio isolamento) parliamo molto d’amore (…e dintorni).

Certo, siamo due donne innamorate.  E, quando l’humour noir da quarantena ci assale, ci diamo dentro con la gigantografia dei nostri ex.

Perché con l’isolamento un ex stronzo bastardo dentro si trasforma in un eroe che abbiamo sfanculato perché (ovviamente) eravamo noi a non aver capito un cazzo e in uno che ‘come lui a letto, nessuno mai”.

Così parte lo storytelling del grande amore mancato, quello esagerato, potente, forte e inevitabile come un caterpillar che ti spezza la strada. L’unico e solo ad essere animato da un incessante bisogno di unirsi. Salvo poi scoprire, quando ci ricaschi, che l’amore è fatto di repliche, alcune pure riuscite male.

E giù con la retorica del “Ci siamo amati tanto, così tanto da farci del male”, con le confidenze tipo “sai, il nostro era uno di quegli amori che non sanno stare al mondo”.  Perché, del resto, ogni storia d’amore che finisce (meglio se con epilogo drammatico del tipo gli sfasci l’automobile) diventa un romanzo russo da 350 pagine.

Da un po’ di giorni, però, stiamo provando a uscire dal loop della retorica di merda tipo le mie prigioni.

Così parliamo per ore di peni. Sì, proprio dell’organo di riproduzione maschile, per intenderci. Perché crediamo che, anche questa, sia una questione di vitale importanza.

Io le parlo delle mie teorie sugli uomini e, sulle donne ovviamente. E comincio con il pippone secondo cui i maschi tendono a sovrastimarsi e le donne a sottovalutarsi.

Così le racconto di tutte le volte che ho preso un granchio pensando che fosse uno squalo, di quelle in cui davanti a un pantalone calato avrei voluto dire “ehm…dunque, è tutto qui?”, o di quelle in cui nel mentre dello “uh..oh..ah…oh” l’acca non si allungava (perché quando la cosa funziona le donne fanno ahhhhhhhhhh) e pensavo “quando finisce sta’ roba?” o di quelle in cui dopo ho mormorato uno stronzissimo “ci sentiamo” per poi sbolognarlo alla prima telefonata utile.

E ci facciamo grasse risate (sì, perché il grasso potremo pure lasciarlo alle risate, eh).

Per carità, poi ci sono stati pure quelli che mi hanno sorpreso come un pacco Amazon che ti arriva davvero dopo 24 ore. Ma diciamocelo che nella carriera di ogni donna ci sono al massimo due Maradona, il resto li avresti tenuti in panchina a vita.

Alla mia amica, molto più giovane di me, dico spesso che gli uomini sono sopravvalutati come il cibo, quello veramente buono fa male e provoca dipendenza, tutto il resto è umido.

Lei ride. Anche quando le rivelo il titolo del libro che pubblicherò da vecchia: ‘Tutti gli uomini impotenti che ho avuto’.

Tanto I have a dream: invecchiare tenendomi stretto non un uomo, ma il barattolo di Nutella, quello da 5 kg da carrettino delle crepes (ho già verificato: su E-bay si trova). Vuoi mettere?

Però, poi ci ricaschiamo e torniamo all’amore.

Non c’è niente da fare, l’amore ti frega sempre, sia se gli stai tanto vicino da sentirne il fiato sul collo, sia se resti alla giusta distanza. E’ un agguato.

Così una delle cose che pensi più spesso da un mese a questa parte è: quando cazzo torneremo ad amare? Anzi, detto tra noi, nei momenti di implacabile autolesionismo, io mi chiedo anche quando tornerò a lamentarmi di come una sera mi sia capitato di prendere un granchio per uno squalo, fischi per fiaschi. Perché, diciamolo: in fondo, la via per il vero amore è lastricata di pene (e peni).

Ad maiora.

Giulia
 
 
 
 

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