La lezione dei sindaci sui migranti: prendersela con chi non ha diritti è più facile che amministrare

La gran parte dei Comuni italiani fa notizia quando alza le barricate contro l’arrivo dei migranti. Mai una volta che balzasse alla ribalta della cronaca per il taglio di posti di potere e sottopotere, per la riduzione di tasse e tariffe, per lo snellimento della burocrazia, per l’apertura di asili-nido e mense scolastiche a regola d’arte, inclusivi delle nuove povertà, per le agevolazioni agli anziani, per le abitazioni ai senza-tetto.

Al di là della situazione emergenziale e delle difficoltà logistico-organizzative che nessuno (si) nasconde, prendersela con chi non ha voce, né diritti, è più facile che amministrare.

Il “nemico” è l’altro da sé. Il pericolo, il disdòro è la moltitudine di uomini, donne e bambini in fuga, quando sopravvivono, verso il futuro, mica il dissesto finanziario; mica il giochino del vicesindaco a rotazione, preceduto da un ballon d’essai d’altra epoca; mica il ritiro (?) delle deleghe a un dirigente quasi fosse un assessore recalcitrante; mica l’impossibilità, mista a incapacità, di rendere decorosa e pulita una città che, forse, stava meglio quando stava peggio.  

Disdicevole quanto l’annuncio dato e ritirato, è poi l’affrettata precisazione sull’infondatezza dell’utilizzo della Scuola allievi di viale degli Atlantici.

Innanzi tutto perché oggi come oggi, nulla si può escludere. E poi, perché le istituzioni, anche quando mal rappresentate, vanno rispettate. Ai sindaci, su determinate questioni, pur improvvidamente poste nel corso di una conferenza stampa, risponde, se ritiene, il Prefetto, che è il terminale del Governo e, nello specifico, del ministero dell’Interno.

Non si scatenano polemiche social, dichiarazioni e contro-dichiarazioni, non si vellicano reazioni razziste e istinti di conservazione della stirpe, che vanno dal lodo-Salvini (affondiamo i barconi) al berlusconiano rimpianto di Gheddafi (… quando c’era lui…). Non si fa la faccia feroce, non si fa ammuina, né alle spalle dei cittadini, né sulla vita dei migranti.

Si amministra, in nome del popolo sovrano e nel rispetto dei ruoli e delle competenze. 

 

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