La mandrakata di De Luca sul pronto soccorso: decida il Governo

In un vertice a Napoli De Luca ha proposto la deroga al D.M. 70 per il pronto soccorso. Il 22 novembre il Piano ospedaliero al vaglio del Governo. 

Mentre  l’assemblea dei sindaci , convocata da Clemente Mastella  a palazzo Mosti, si concludeva, nel giro di pochi minuti, con  richieste pletoriche, come il rafforzamento del Rummo, degli ospedali di Cerreto Sannita e di San Bartolomeo in Galdo, a Napoli, il Governatore,  Vincenzo De Luca, risolveva il caso del pronto soccorso a Sant’Agata de’ Goti lanciando la palla fuori campo.

“La Regione ha deciso – si legge nel documento diramato in serata alla stampa – di istituire nel presidio di Sant’Agata dei Goti un Pronto Soccorso in deroga quale zona disagiata, come prevede il d.m. n.70.  Già in serata è stata inviata questa proposta al Ministero della Salute. La Regione sollecita pertanto l’immediata approvazione della proposta della Regione Campania. Tale decisione risponde alle sollecitazioni pervenute dal Prefetto di Benevento relative alla situazione venutasi a creare sul territorio, e potrà contribuire a riportare serenità”.

Ma cosa prevede il Decreto ministeriale n. 70/2015 in caso di area disagiata?

Anzitutto, il decreto fissa i requisiti per l’istituzione di un pronto soccorso, sostenendo che un ospedale sede di Pronto Soccorso  è la struttura organizzativa ospedaliera deputata ad effettuare in emergenza-urgenza stabilizzazione clinica, procedure diagnostiche, trattamenti terapeutici, ricovero oppure trasferimento urgente al DEA di livello superiore di cura, in continuità di assistenza, secondo protocolli concordati per patologia (es. reti assistenziali ad alta complessità).

In tale struttura devono essere presenti le discipline di Medicina interna, Chirurgia generale, Anestesia, Ortopedia e Servizi di supporto in rete di guardia attiva e/o in regime di pronta disponibilità H/24 di Radiologia, Laboratorio, Emoteca.

La funzione di pronto soccorso è inoltre generalmente prevista per:

– un bacino di utenza compreso tra 80.000 e 150.000 abitanti

– un tempo di percorrenza maggiore di un’ora dal centro dell’abitato al DEA di riferimento

– se sono assicurati almeno 20 mila accessi l’anno.

L’assenza di questi requisiti per il Sant’Alfonso, peraltro destinato a polo oncologico, ha fatto saltare il pronto soccorso. 

Il D.M. introduce, però, la possibilità di prevedere la funzione di Pronto soccorso, come descritta, in presidi ospedalieri di aree disagiate (zone montane, isole) anche con un numero di abitanti di riferimento inferiore ad 80.000″.

In realtà, un tentativo di deroga per il Sant’Alfonso pare fosse stato già fatto, ma fu bocciato dal precedente Governo.

Il riconoscimento di area disagiata lascia  spazi di discrezionalità ai Governi. Ecco perché tutto dipenderà non più da De Luca, ma da scelte romane.

Le aree considerate geograficamente e meteorologicamente ostili o disagiate, tipicamente in ambiente montano o premontano sono quelle con collegamenti di rete viaria complessi e conseguente dilatazione dei tempi, oppure in ambiente insulare.
“Nella definizione di tali aree – si legge nel D.M. – deve essere tenuto conto della presenza o meno di elisoccorso e di elisuperfici dedicate. In tali presidi ospedalieri occorre garantire una attività di pronto soccorso con la conseguente disponibilità dei necessari servizi di supporto, attività di medicina interna e di chirurgia generale ridotta. Essi sono strutture a basso volume di attività, con funzioni chirurgiche non prettamente di emergenza e con un numero di casi insufficiente per garantire la sicurezza delle prestazioni, il mantenimento delle competenze professionali e gli investimenti richiesti da una sanità moderna”.

Queste strutture devono essere integrate nella rete ospedaliera di area disagiata e devono essere dotate indicativamente di:
– un reparto di 20 posti letto di medicina generale con un proprio organico di medici e infermieri;
– una chirurgia elettiva ridotta che effettua interventi in Day surgery o eventualmente in Week Surgery con la possibilità di appoggio nei letti di medicina (obiettivo massimo di 70% di occupazione dei posti letto per avere disponibilità dei casi imprevisti) per i casi che non possono essere dimessi in giornata; la copertura in
pronta disponibilità, per il restante orario, da parte dell’equipe chirurgica garantisce un supporto specifico in casi risolvibili in loco;
– un pronto soccorso presidiato da un organico medico dedicato all’Emergenza-Urgenza, inquadrato nella disciplina specifica così come prevista dal D.M. 30.01.98 (Medicina e Chirurgia d’Accettazione e d’Urgenza) e,
da un punto di vista organizzativo, integrata alla struttura complessa del DEA di riferimento che garantisce il servizio e l’aggiornamento relativo.

Va organizzata in particolare la possibilità di eseguire indagini radiologiche con trasmissione di immagine collegata in rete al centro hub o spoke più vicino, indagini laboratoristiche in pronto soccorso. E’ predisposto
un protocollo che disciplini i trasporti secondari dall’Ospedale di zona particolarmente disagiata al centro spoke o hub. E’ prevista la presenza di una emoteca. Il personale deve essere assicurato a rotazione dall’ospedale hub o spoke più vicino”.

Insomma, a Sant’Agata dovrebbero essere ripristinati e istituiti reparti con un ulteriore investimento di spesa sanitaria. Il che lascerebbe supporre che salterebbe il polo oncologico così come programmato dal Governatore De Luca.

In ogni caso, stando a fonti vicine al presidente, il 22 novembre prossimo il piano sarà valutato dalla commissione di cui fanno parte anche  il ministro della Salute, e il ministro di Economia e Finanza.

Il Governo Gialloverde potrebbe anche optare per la bocciatura dell’intero piano ospedaliero regionale, come del resto auspicano i parlamentari sanniti del M5S.

 

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.