La mobilitazione contro le mafie diventi una scelta di campo. Nessuno può stare alla finestra

Uno dei pochi sussulti di indignazione, dopo le due inchieste della Procura su pezzi della criminalità organizzata a Benevento, si è levato da Libera.  Era il 1994 quando don Luigi Ciotti annunciò la nascita di un cartello di associazioni contro le mafie e pronunciò un  discorso appassionato in cui sottolineò la necessità di seminare la cultura della legalità, perché la mafia non è solo azione criminale, ma modello culturale.

La mobilitazione del 29 gennaio al rione Libertà, che la criminalità ha, da decenni, eletto a quartier generale, è un segnale importante, irrinunciabile, ma non può ridursi a testimonianza formale, a raduno dei pochi, a spazio utile per parlarsi addosso, deve diventare l’occasione per trascinare in strada la coscienza civile di tanti.

Lo ha detto bene, ieri sera, Simone Razzano: “Proviamo a far uscire la gente dalle case“.

Se non si compie uno sforzo in questa direzione, ogni buona intenzione sarà vanificata dai numeri e dalla qualità della partecipazione. Un rischio che non si può correre.

E’ più che mai necessario che nelle scuole della città, nelle aule dell’Università si avvii subito un’azione di sensibilizzazione, che si dica chiaramente che Benevento non è affatto un’isola felice, che a Benevento ci sono le mafie, quelle che mostrano con spregiudicatezza il volto ostile e quelle che portano il colletto bianco. C’è un bisogno urgente di chiamare a raccolta la migliore gioventù della città se vogliamo sottrarla a un destino da gioventù bruciata.

La magistratura ha, con fatica, portato avanti inchieste difficili che, ancora una volta, hanno mostrato i tanti volti nascosti di questa città. E’ necessario testimoniarle vicinanza, perché ogni sensazione di isolamento può indebolirla, minarne se non evaporarne l’azione di contrasto alle mafie.

Il 29 gennaio nessuno può stare alla finestra, quella mobilitazione va costruita come una scelta di campo. Bisogna far capire che è il momento di “uscire dal recinto”, di testimoniare a viso aperto da che parte si sta, di diventare protagonisti di un’occasione di chiarezza.

Ma il 29 deve essere anche l’inizio di un percorso di concretezza, come ha osservato Pasquale Basile. Senza azioni di giustizia sociale, senza diritti, garanzie, servizi, opportunità non ci può essere legalità. Le mafie sono pervicaci e si insinuano nelle fessure del disagio sociale, del bisogno, delle ingiustizie, approfittano dell’assenza temporanea dello Stato. Senza un accompagnamento quotidiano non ci può essere rigenerazione civile. Ci si metta in marcia quel giorno, ma non si abbandoni il cammino intrapreso, sebbene tortuoso, faticoso e a tratti solitario.

 

 

 

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.