LA PLAY LIST DEI GIORNI DISPARI. STORIE DI CANTAUTORI DIMENTICATI, UCCISI, CONVERTITI

                     LA PLAYLIST DEI GIORNI DISPARI

di ERNESTO RAZZANO 

Cantautori  dimenticati, annegati, uccisi, sottovalutati, convertiti, malati, sorprendenti e sconosciuti popolano questa playlist con le loro storie da conoscere per ascoltare meglio questa manciata di canzoni.

Agnese – Ivan Graziani – Agnese Dolce Agnese – 1979
Te Recuerdo Amanda – Victor Jara – Pongo en tus manos abiertas – 1969
Everybody’s Talkin’ – Harry Nilsson – Aerial Ballet – 1968
Pinball Wizard – The Who – Tommy – 1969
Passing Afternoon – Iron & Wine – Our Endless Numbered Days – 2004
La Sedia di Lillà – Alberto Fortis – Alberto Fortis – 1979
Father and Don – Cat Stevens – Tea for the Tillerman – 1970
Redemption Song – Bob Marley & The Wailers – Uprising – 1980
Giulia – Francesco Nuti – Le note di Cecco – 2013
Grace – Jeff Buckley – Grace – 1994

Agnese
“Se la mia chitarra piange dolcemente/While my guitar gently weeps”. L’incipit beatlesiano del testo di Graziani schiude gli orizzonti di questa sua grande canzone. Troppo spesso ricordato solo per essere stato il chitarrista di Battisti, sarà sempre più riscoperto come uno dei cantautori più importanti che hanno attraversato gli scorsi decenni. Canzoni come Pigro, Lugano Addio, Ballata per 4 stagioni, Signora Bionda dei Ciliegi, Firenze (canzone triste) sono delle eccellenze. Insieme ovviamente ad Agnese.

Te recuerdo Amanda
Victor Jara per cantare canzoni come questa, per cantare la libertà, è morto. Il regime cileno, durante la dittatura di Pinochet, prima di ammazzarlo, già nelle torture gli aveva spezzato le dita delle mani per non farlo suonare. Pensateci quando ascoltate le sue canzoni, ma anche quando sentite minimizzare su autoritarismi e regimi, passati e presenti.

Everybody Talkin’
Harry Nilsson è un cantautore americano con un rapporto strano con la popolarità. E’ un musicista prolifico, autore di molti album di buon livello, su tutti Aerial Ballet del 1968. Ha scritto molto anche per altri da Phil Spector ai The Monkees. Tuttavia le sue canzoni più conosciute a livello mondiale in realtà sono due cover , Without You del 1970, e soprattutto Everybody’s Talkin’ del 1968, scritta da Fred Neil. La versione di Nilsson è finita in una quantità di film importanti a cominciare da Un Uomo da Marciapiede.

Pinball Wizard
Letteralmente il Mago del Flipper. E’ una delle canzone più conosciute degli Who, appartenente a quella cerchia di band che il rock’n’roll lo ha inventato. La band inglese va ricordata per molte cose, per esempio alcuni dei concept album (Tommy e Quadrophenia) più completi e visionari , tanto che sono diventati dei film, m anche per la personalità di tutti i suoi componenti, geniali e stravaganti, basta guardare Keith Moon suonare la batteria o Pete Townsend avere a che fare con gli ampli sul palco. Sono stati anche loro la voce di una generazione, ancor più di una parte, quella dei Mods, e la loro My Generation ce lo ricorda di continuo.

Passing Afternoon
Andiamo alla scopert di Iron & Wine, al secolo Samuel Ervin Beam, un cantautore della Carolina del Sud, che con una manciata di canzoni di una bellezza e semplicità disarmente a inizio anni Duemila si è fatto notare soprattutto nel circuito indipendete. Ma poi inevitabilmente in tanti hanno cominciato a parlare di lui e delle sue canzoni, incluso per quello strano nome d’arte Iron & Wine, preso da una confezione di un integratore dietetico con sopra scritto “Beef, Iron and Wine” , senza l’arrosto però.

La Sedia di Lillà
Alberto Fortis è un “irregolare” del cantautorato italiano, nel senso che c’è, ci sono le sue canzoni, ma troppo facilmente lo si mette da parte. Eppure al suo esordio discografico fa subito centro con tre canzoni memorabili, Milano e Vincenzo, A Voi Romani, e La Sedia di Lillà. Quest’ultima racconta la storia di un uomo, (probabilmente un suo zio) costretto da un incidente sulla sedia a rotelle, a dover rinunciare da un momento all’altro a tutte le sue abitudini, compreso lo sport, e non rassegnandosi a quella nuova condizione ne soffre al punto da augurarsi la fine. Fortis rende con immagini suggestive tutti quei sentimenti.

Father and Son
Steven Demetre Georgiou di nomi ne cambia più di uno. Cat Stevens è senz’altro quello che si lega al maggior periodo di successo musicale, quando scampata una tubercolosi e lasciate le sonorità di moda più pop, si presenta con una manciata di canzoni sufficienti a riempire tre album di successi eterni, nel giro di due anni (1970 e 1971) dà alle stampe Mona Bone Jakon, Tea for the Tillerman e Teaser and the Firecat, disegnando di suo pugno le copertine. Canterà Lady D’arbanville, Wild World, Sad Lisa, Morning Has Broken, Moonshadow, Peace Train e Fater and Son, tra l’altro avvalendosi degli ancora per poco sconosciuti Peter Gabriel (Genesis) e Rick Wakeman (Yes). Negli anni se ne perderanno le tracce, un po’ perché cambierà ancora nome. Nel 77, scampato di nuovo alla morte, stavolta per annegamento, diventa Yusuf Islam, per motivi religiosi.

Redemption Song
Bob Marley disse che se non avesse fatto il musicista avrebbe certamente fatto il rivoluzionario o il calciatore professionista. Proprio una partita a calcio portò alla luce il suo problema all’alluce che si rivelò fatale. Seguace della religione Rastafarian, e rigoroso nell’osservanza, decise di non curarsi per non infrangerla. Tra il 1979 e il 1980, quando già era vittima di forti dolori, l’icona del reggae, scrisse Redemption Song, brano folk, nudo, voce e chitarra, una sorta di preghiera. Quasi ogni musicista sulla faccia terra ha reinterpretato questa canzone.

Giulia
Francesco Nuti è conosciuto soprattutto per i suoi film, che hanno avuto sempre delle bellissime musiche, spesso ad opera del fratello Giovanni. Ma ci sono due canzoni che nel tempo ritornano alla mente. Una è Sarà per te che l’attore porterà in gara al Festival di Sanremo e che anni dopo sarà incisa finanche da Mina. L’altra è Giulia, che è parte di uno dei suoi film di maggior successo “Caruso Pascoski (di padre polacco)”.

Grace
Jeff è il figlio di Tim, uno dei cantautori folk della scuola di Woody Guthrie e Dylan. Il rapporto tra padre e figlio è complesso, spesso distante, ci sono libri che lo raccontano. Negli anni Novanta Jeff Buckley registra l’album Grace che entra nei migliori dischi della storia rock. Qualche tempo dopo muore, annegando. La sua versione di Alleleuja di Leonard Cohen è una delle migliori in circolazione. Buckley ci lascia però la sua voce unica nell’interpretare quella manciata di canzoni che ha scritto in bilico tra cantautorato e rock, da So Real a Last Goodbye. Ma è soprattutto Grace, la canzone che più sopravviverà a lui.

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