LA PLAY LIST DELLA QUARANTENA – DAL METAL AL FUNK FINO AL BRITPOP

LA PLAYLIST DEI GIORNI DISPARI di ERNESTO RAZZANO

 

Il metal entra in teatro e duetta con le Orchestre, un manipolo di agguerrite band irlandesi irrompono nella scena rock, il funk si prende la sua rivincita, anche l’Italia ha le sue ballad rock  mentre a Manchester nasce il Britpop, e agli studi in Abbey Road continuano a registrare storia.

Wonderwall – Oasis – (What’s the Story) Morning Glory? – 1995

With or Without you  – U2 – The Joshua Tree – 1987

What’s Up – 4 Non Blondes – Bigger, Better, Faster, More! – 1992

I Never Loved You Anyway – The Corrs – Talk on Corners – 1997

Non è per sempre – Afterhours – Non è per sempre – 1999

Virtual Insanity – Jamiroquai – Travelling Without Moving – 1996

Occhi da Orientale – Daniele Silvestri – Il Meglio di Daniele Silvestri – 2000

Zombie – The Cramberries – Everybody Else Is Doing It, So Why Can’t We? – 1993

Wish you Were Here – Pink Floyd – Wish you were here – 1975

Nothing Else Matters – Metallica – Metallica – 1992

Wonderwall

Dei fratelli Gallagher si potrebbero raccontare le risse, le ossessioni per i Beatles, il fantasma di Lennon che li va a trovare, i tour interrotti, le paventate reunion. Ma nell’attesa di news da Manchester da Liam e Noel, il modo migliore per avere a che fare con gli Oasis restano le canzoni. E questa in particolare, che va in classifica anche in America e in qualche modo consolida la corrente del cosiddetto “Britpop” a metà degli anni Novanta.

With or without you   

Nel 1987 gli U2 esistono già da una decina di anni, con all’attivo  ottimi dischi, ma è con l’uscita di The Joshua Tree, che fanno il salto a livello mondiale. Infinite tracce che si reggono con le proprie gambe, canzoni che resteranno impresse nelle corde di generazioni, Where the Streets Hano No Name, I Still Haven’t found but I’m Looking For e appunto With or Without You. Non si sa se il titolo si riferisca a un amore o a un Dio, ma non importa, le canzoni soprattutto si ascoltano. Questa è la ballad che in parte cambia le regole in ambito rock.

What’s Up

Quando Linda Perry, con quell’aria vagamente punk e i rasta che scendono giù da una sorta di cappello a cilindro, cammina sul parquet, con degli anfibi sgualciti ai piedi, fino  al centro della stanza, attesa per un set live dal resto della band, non sappiamo bene cosa aspettarci. Poi si gira con una chitarra in mano e intona un canto viscerale, una preghiera per la rivoluzione, che si incolla frase dopo frase, sulla pelle di tutti.

I Never Loved You Anyway

Tra i film musicali che hanno fatto la storia del cinema c’è The Commitments di Alan Parker. Si presentò all’audizione una band particolare, una famiglia, fratello e sorelle. La storia dei, o meglio delle Corrs andrà ben oltre quel provino, portando una fresca venatura folk a tinte irlandesi, nel pop-rock internazionale.

Non è Per Sempre

Sulla scia di band come Ritmo Tribale e La Crus, gli Afterhours di Manuel Agnelli, passano dall’inglese all’italiano, diventando una band di riferimento per l’alternative rock nostrano. I suoni ruvidi di gran parte della loro produzione si ammorbidiscono felicemente in canzoni come questa, che superano i confini tra generi musicali e rivelano le capacita di paroliere oltre che di musicista del frontman.

Virtual Insanity

Jason “Jay” Kay, è l’anima e la voce degli inglesi Jamiroquai. Si presentano al mondo puntando su sonorità acid jazz prima e decisamente più funk in seguito. I loro testi prendono spesso le mosse da tematiche ambientaliste. Virtual Insanity, anche grazie a un azzeccatissimo video, spopola a metà anni Novanta.

Occhi da orientale

Silvestri è uno di quei cantautori che ha mantenuto le promesse. Ha iniziato vincendo la Targa Tenco per esordienti, che spesso non è un peso facile da reggere, ma nel tempo ha realizzato ottimi dischi e singoli che hanno sclato classifiche come Salirò, La Paranza, Cohiba, Testardo, Il Mio Nemico. Occhi da Orientale resta uno dei migliori momenti del cantautore romano

Zombie

I gruppi irlandesi, soprattutto negli anni passati, hanno dovuto fare i conti con la loro storia e con un conflitto latente ma permanente che la segna, che cova sotto la cenere, chiedendo indipendenza dai britannici. Era toccato anche agli U2 con Sunday Bloody Sunday, racontarne un pezzetto. E’ la stessa Dolores O’Riordan a dire di aver scritto di getto il testo di Zombie, dopo la morte di un bambino a causa di una bomba esplosa a Warrington nel Regno Unito. Sono canzoni contro la guerra e la violenza che ne consegue. Zombie si discosta dal repertorio Cranberries, perché  affronta temi politici e  musicalmente strizza l’occhio a un rock più spigoloso. Diventa il brano più famoso della band.

Wish you were here

Seduto col suo strumento negli studi inglesi di Abbey Road, David Gilmour trova un riff di chitarra che lo soddisfa e lo propone a Roger Waters che lo apprezza immediatamente. Anche l’altra metà dei Pink Floyd, Wright e Mason, saranno convinti di trovarsi di fronte a una canzone importante. Nasce così Wish You Were Here, che darà anche il nome al nuovo album.  La nuova uscita avrà il difficile compito di replicare il successo planetario di The Dark Side Of The Moon. Il nuovo nato si porta dietro delle storie leggendarie. Su queste tracce è forte il pensiero dei quattro verso Syd Barrett, visionario fondatore della band, probabilmente messo kappao dagli acidi, da tempo in disparte  a combattere la propria battaglia. Il brano Shine On You Crazy Diamond è certamente dedicata a lui, forse anche Wish You Were Here. Pare che Barrett, assente da tempo, si presentò negli studi, a distanza di anni, trasformato anche nel corpo, proprio mentre si registravano quei pezzi a lui ispirati.

Nothing Else Matters

Se ti chiami Metallica e da anni alzi infiniti e potenti muri di suoni, conquistando una fama mondiale, poi non ti aspetti che con una ballad entri nella storia anche da un’altra porta, senza buttarla giù ma praticamente sussurrando. E pensare che James Hetfield la riteneva una cosa personale, scritta per sé, non per il pubblico o il mercato. E’ grazie al batterista Lars Urlich se Nothing Else Matters diventa di dominio pubblico e viene inserita nell’album. Questa canzone  porterà l’heavy metal a incontrarsi con la San Francisco Symphony Orchestra, per una storica versione alternativa del brano.

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