La poesia ribelle e onesta di Nicola Sguera, deluso dalla politica: “Ecco la mia anima ed il mio mondo”

Un viaggio tra i luoghi cari della vita, ricco di presenze umane, di volti della  natura, accompagnato dal vento e dalla musica, alla ricerca dell’isola che non c’è ,ma che è possibile fai rivivere un giorno in un’agreste contrada di Benevento. Ritrovando le essenze native. Questo il senso ed il sogno di Nicola Sguera, che trapelano dal suo secondo libro di poesie, intitolato “Nel chiaro mondo”, pubblicato per le edizioni Delta e presentato davanti ad un pubblico emozionato ed attento al Mulino Pacifico.

Il poeta è da solo sul palcoscenico, legge i suo versi e racconta gli attimi più pregnanti della sua gioventù, vissuta in Contrada San Cumano, “un posto bellissimo e magico”,  la terra dei suoi “numi tutelari”. Le parole scorrono intense e veloci, attraversano ricordi ed immagini, citazioni di grandi poeti da René Char a Giorgio Caproni, da Giuseppe Ungaretti ad Umberto Saba, da Charles Baudelaire ad Emily Dickinson. Riappare naturalmente Dante, che gli ha ispirato il titolo del libro, che è un verso del Canto XXXIV dell’Inferno della Divina Commedia.

“Il mio percorso si svolge all’incontrario –spiega Sguera– per me il mondo è tutt’altro che chiaro. Somiglia all’immagine brumosa e confusa messa in copertina. Provo smarrimento, ma voglio nutrirmi di speranza. Viviamo in un tempo dominato dall’esaltazione dell’incultura. Dobbiamo difendere spazi importanti come il Mulino Pacifico, che spero possa ospitare più spesso la poesia”. Il racconto mette a nudo l’anima del poeta, che pur recitando come un attore, conserva intatta e genuina la sua freschezza sentimentale.

Qui e là fa capolino la sua recente avventura politica, la brusca interruzione dell’attività di consigliere comunale, la delusione profonda scaturita dalla giravolta ideale ed in particolare dalla perdita di umanità dei suoi compagni di viaggio, coi quali Sguera era inizialmente partito con slancio. “La nascita del libroafferma il poeta- è legata ad un’apparente casualità: l’incontro con una carissima collega mentre preparavamo un terreno per piantare alberi. Dal colloquio con lei una folgorazione: “Perché, in un momento di impegno politico, non creare un’oasi, in cui le poesie degli ultimi anni siano raccolte in un libro? La vita, poi, come sempre accade, mi ha portato altrove: due lutti, l’uno concreto, reale , la morte della mia tata, e l’altro simbolico, la fine della mia esperienza politica nel Movimento 5 Stelle, hanno fatto sì che questo libro, pur pubblicato, rimanesse sullo scaffale di casa”.

Il segno intimistico affiora possente nelle poesie dedicate alla moglie e alla figlia. La vita coniugale è fatta di arresti e ripartenze, di contrasti e chiarimenti. Non c’è lo schema perfetto, né la formula definita. L’amore ha le sue stagioni. “Và, dice, dunque una voce: rinasci. Resta, dice un’altra: ripara, racconta ogni volta a te stesso la storia…ho scelto di restare ogni volta, la nuove rose attendendo e le umili gioie dell’amore fedele”. Questi i versi delicati dedicati ai “palpiti”  della coppia nella poesia “L’amore coniugale”.

Rivolgendosi alla figlia Caterina, che porta il nome della madre, scomparsa nel 1990, Il poeta chiede di essere giudicato come padre. ”Sono un uomo -scrive in “Pater”- la mia vita è piena di sbagli. Quando, donna, li saprai uno ad uno, giudica con indulgenza”. Tra i luoghi dell’anima, della sofferenza e della lotta trova spazio il ricordo commosso dell’alluvione, dove in “Nuova alleanza” dice “quando incombe il supremo pericolo, inattesa speranza risorge, un’antica radice ci chiama”. Caldi e struggenti i versi per Carlotta Nobile, la giovane violinista scomparsa nel 2013,nella poesia “A chi conobbi nella musica”.

La contrada San Cumano è la sua “terra madre”. “Qui torno d’estate per rigenerarmi –conclude Sguera– qui da giovane amavo distendermi sul balcone per ascoltare la voce del vento, qui ancora mi capita spesso di leggere e scrivere al lume di candele, qui c’è un albero di noce sotto il quale immaginavo la tomba di mia madre. Io sono tutti gli incontri che ho fatto. Non mi interessava presentare il libro altrove. Ma volevo farlo qui con tutti voi. Qui venivamo a leggere poesie. Sono un piccolo poeta di provincia, abitare qui significa conoscere le persone. Per il futuro voglio pensarmi in/sorgente, nel doppio significato di ribelle e sempre sul punto di rinascere”.

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

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