La resistenza della Solot e l’elogio del pane. “Valani di tutto il mondo unitevi!”

Il ragazzo sognava abbondanti pranzi ed una bella ragazza. Ma il padre morì in guerra e a casa c’erano tante bocche da sfamare. Finì così al mercato delle braccia bambine di Benevento, nel giorno dell’Assunta, davanti alla Cattedrale. Il padrone lo guardò, lo esaminò, la palpò, lo scelse e lo portò in campagna a lavorare per un anno. Alla madre andarono duemila lire e due sacchi grano. Questo era il contratto per l’affitto o la vendita del “valano”, il garzone tuttofare, utile per la stalla e per i campi.

Una storia di sfruttamento della povertà risalente all’immediato dopoguerra, con ampie ramificazioni negli anni sessanta, denunciata a suo tempo dallo scrittore Corrado Alvaro sul “Corriere della Sera” e dall’avvocato beneventano Francesco Romano sul “Secolo Nuovo”, rimbalzata finanche nelle aule parlamentari. Una pagina triste e drammatica portata in scena dalla Solot al Mulino Pacifico, per aprire la nuova rassegna annuale e per celebrare i trent’anni della storica e “resistente” compagnia teatrale.
Tra le balle di paglia, sull’aia assolata, il duro racconto dei due attori protagonisti, Michelangelo Fetto e Antonio Intorcia, è stato alleviato dalla note della fisarmonica suonata da Saverio Coletta e dalle musiche composte dai Sancto Ianne. Lo spettacolo “Valani” ha ripercorso il calvario spietato di un mondo lontano, ma ancora presente in tante parti dell’Africa e dell’Asia. Un pugno nello stomaco nell’opulenza capitalistica, che spesso si fa finta di non vedere.
La fresca ricostruzione ambientale e l’intensa interpretazione degli eventi hanno fatto rivivere la memoria e nello stesso tempo hanno lanciato un forte messaggio di denuncia. Che si è sciolto in un inno finale di speranza: “Vorrìa vede’ pazzià tutte e criature”.Perché tutti i bambini hanno diritto a vivere la loro età nella spensieratezza e nella fantasia. Mentre Michelangelo Fetto, circondato da un gruppo di spettatori, salutava il pubblico con il pugno chiuso, come a dire ancora una volta: “Valani di tutto il mondo unitevi!”.
L’avventura della Solot cominciò nel 1987,anche sull’onda propulsiva di “Benevento Città Spettacolo”, diretta da Ugo Gregoretti. La prima sede fu aperta in via Torre della Catena, poi traslocò in alcune scuole coloniche, al Teatro San Nicola ed infine al Mulino Pacifico. “Il teatro non è un affare -ha concluso Fetto- ma un atto di resistenza civile. Questo posto ci piace molto. Perché al mulino si macina il grano, dal quale nasce la farina, con la quale si fa il pane. A noi piace lavorare con il pane e con la dignità, che non svenderemo mai”.

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