La ricetta di Giancarlo Giannini da “Mimì metallurgico” a filosofo: “Prendiamo la vita come un gioco, e impariamo a mangiare bene”

La vita come gioco, semplice come un piatto di spaghetti, da prendere col distacco del filosofo e con l’animo del fanciullino. Con la scioltezza dell’attore famoso e navigato, Giancarlo Giannini ha raccontato la gioia di vivere, aprendo la V Edizione del Festival Filosofico del Sannio, dedicato al tema della ricchezza, in un Teatro San Marco affollato di studenti e docenti delle scuole superiori. Un appuntamento culturale ideato ed organizzato dall’associazione “Stregati da Sophia”, presieduta da Carmela D’Aronzo.

Meravigliato di essere stato chiamato a parlare da intellettuale, Giannini è apparso un po’ spaesato, ma è venuto preparato ed è partito dalle parole “ricchezza” e “filosofia”, leggendone il significato riportato sul vocabolario, “che non usiamo mai”, e si è lanciato nel coniare alcune massime, come “Tutto il male viene per giovare”. Mentre sullo schermo scorrono le immagini dei suoi più noti film da “Mimì metallurgico, ferito nell’onore” a “Pasqualino Settebellezze”, da “Dramma della gelosia” a “Travolti da un insolito destino”.

Molte cose dette sono state tratte dal suo libro “Sono ancora bambino, ma nessuno può sgridarmi”, uscito nel 2014. “Chi ci racconta- si è chiesto Giannini- le favole da grandi? Questo è il ruolo dell’attore. Qui sta l’importanza della fantasia nella vita dell’uomo. Il computer è un elemento un po’ cretino. Il mio cervello è più importante. Oggi c’è poca curiosità. Lasciate soli i ragazzi per un giorno in una stanza, fateli pensare, scrivere, dipingere. Impareranno a comunicare meglio. Ma insegniamo ad essi anche a mangiare bene. Io, ad esempio, preparo il risotto alle quattro del mattino”.

L’attore racconta che da giovane si trasferì con la famiglia da La Spezia a Napoli, dove frequentò l’istituto “Alessandro Volta”, ebbe come insegnante il compagno di banco di Enrico Fermi e si diplomò perito elettronico industriale. Ricorda con piacere la ricchezza della lingua napoletana. Oggi insegna al Centro Sperimentale di Roma, non a recitare ma comunicare “gioia di vivere”. “Prendo la vita come un gioco -ha detto- se per me non fosse così, non farei l’attore”. Dal cinema al teatro. Per dare un saggio delle sue doti  ha letto “L’infinito” di Giacomo Leopardi ed interpretato Marco Antonio di Shakespeare.

La chiacchierata con Giannini, condotta dalla giornalista Rai, Loretta Cavarrici, è stata accompagnata dalle canzoni napoletane eseguite dai giovani musicisti del Conservatorio “Nicola Sala”, diretti dal maestro Luigi Ottaiano. La scenografia è stata curata dagli allievi del Liceo Artistico. All’attore è stata regalata una scultura di Antonio Frusciante. Suggestivo il palco arredato coi monumenti di Benevento in miniatura e con le frasi dei filosofi: “La speranza di diventare ricchi è una delle più diffuse cause di povertà” (Tacito) e “L’essere contenti è una ricchezza naturale, il lusso è una povertà artificiale” (Socrate).

 

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

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