La rivoluzione di De Magistris “Io sono la sinistra. Faccio il sindaco anche grazie a Mastella”

Dalla città di Napoli ha dichiarato guerra al liberismo. Avendo come faro la Costituzione. Il sindaco Luigi De Magistris si sente come un partigiano, protagonista di una Resistenza costruita anche sulla spinta ideale delle “Quattro Giornate”. Nella sua avventura politica c’è anche lo zampino di Clemente Mastella e lo ricorda con malcelata soddisfazione, anche per la visibilità conquistata sull’onda di un’inedita esperienza, che si è trasformata in un vero proprio movimento politico, con marcate aspirazioni nazionali.
“Se oggi faccio il sindaco di Napoli -confessa- è anche un po’ merito di Mastella”. Il riferimento va al suo trasferimento da Catanzaro, dove da magistrato stava seguendo un’inchiesta che vedeva coinvolti alcuni esponenti del governo Prodi, tra cui anche l’ex ministro della giustizia. L’arrivo di De Magistris a Benevento per partecipare ad un dibattito sul tema “La città come bene comune” ha tutto il sapore di creare una rete che scavalchi i confini napoletani e prepari un’alternativa in Regione Campania.
Una sfida, in pratica, al governatore Vincenzo De Luca e all’attuale centrosinistra in grande affanno. All’incontro, organizzato dai movimenti antagonisti a Palazzo Paolo V, sono intervenuti Pasquale Basile di LaP Asilo 31, Francesco Caruso, docente all’Università di Catanzaro, Egidio Giordano del Laboratorio Occupato “Insurgencia”, Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione Comunista. L’esigenza di rilanciare la sinistra e di organizzare lotte popolari sui bisogni reali, la costruzione di un fronte ideale contro i nuovi fascismi, sono emerse con forza nelle varie analisi sulla situazione politica italiana e internazionale.
La base di partenza non poteva non essere l’esperienza napoletana, quella “più di sinistra in Italia”. Da tutelare, salvaguardare e comprendere. “La rivoluzione che abbiamo compiuto -ha ricordato De Magistris- oggi è sotto attacco. Il potere costituito deve dimostrare che questa esperienza non è vincente, che non è possibile costruire dal basso un’alternativa politica, culturale, sociale, umana ed economica”. Il primo cittadino di Napoli ha rivendicato con orgoglio il suo impegno a difesa dei beni comuni.
La nave del capoluogo campano ora si trova in una nuova tempesta. C’è un enorme debito da pagare, accumulatosi nel tempo e risalente in particolare al 1980 e al 2007, gli anni del terremoto e della crisi dei rifiuti. Il sindaco non ci sta e per questo ha organizzato una manifestazione di protesta. “Si tratta di debiti-spiega De Magistris- che i cittadini non hanno contratto. Perché devono pagarli? Potevo dichiarare il dissesto, ma non l’ho fatto, per evitare una macelleria sociale ed anche per non dare la soddisfazione a “Libero” di scrivere “Napoli è fallita”.
Il sindaco napoletano racconta la sua verità,gli interessa obbedire alla Costituzione, coltivando il rapporto diretto con la gente. Per lui le altre leggi dello Stato sarebbero carta straccia. Col supporto dei movimenti e dei cittadini è stato possibile vincere la battaglia sul recupero di Bagnoli, destinare tanti beni abbandonati ad iniziative sociali, scrivere il progetto di abbattimento, ricostruzione e rigenerazione delle Vele di Scampia, che porta le firme del comune, dell’Università Federico II e del comitato del posto nato ad hoc.
“Napoli -ha concluso con piglio trionfalistico- è un insieme di valori che non si trovano sul mercato capitalistico, che non hanno prezzo: autonomia, onestà, libertà, coraggio, passione, follia, amore, innamoramento. Quello che si è fatto a Napoli si può fare ovunque. Si può veramente costruire la rivoluzione, non a chiacchiere, non con la retorica, ma con i fatti. Se ci aiutate, dalla Resistenza passeremo al contrattacco ed in contropiede riusciremo a mettere la palla dentro”.

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