La sfiducia indecente di Telese. L’estate sangue e merda della provincia di Benevento

Suturato un fronte – quello di Sant’Agata de’ Goti – se ne apre subito un altro, quello di Telese Terme, dove ieri sera è andata in scena la decapitazione del sindaco Pasquale Carofano per mano di 7 consiglieri comunali che hanno consegnato la sfiducia nelle mani di un notaio.

Chi avrebbe mai immaginato che la politica estiva nella provincia di Benevento avrebbe riservato soltanto “sangue e merda”.

A Telese, si è consumata una vendetta politica, se possibile, ancora più sanguinosa e incomprensibile  di quella saticulana. Se a Sant’Agata l’ex sindaca, Giovannina Piccoli, è stata, fondamentalmente, sfiduciata dalla sua stessa maggioranza, dopo solo un anno di governo, per fare spazio alla ricandidatura di Carmine Valentino (ormai svuotato di ogni potere), a Telese, il sindaco viene mandato a casa a poche settimane dalle elezioni.

I venti di crisi soffiavano forti ormai da mesi e Carofano aveva perso pezzi per strada, ma l’accelerazione finale,  mentre si stanno per riaprire le urne, è figlia di un calcolo politico azzardato che provoca un caos istituzionale in grado di mettere in difficoltà un’intera comunità, già provata dal lockdown, è il segno di una spregiudicatezza fine a se stessa, senza alcuna visione,  di un palese disprezzo delle regole democratiche che va di pari passo con il disprezzo per i propri avversari.

È fin troppo evidente che l’unica ragione che possa risiedere dietro quella sfiducia sia il tentativo di sbarazzarsi di un eventuale vantaggio competitivo di un’amministrazione uscente, posto che Carofano non è neppure più ricandidabile, avendo compiuto i due mandati.

È più o meno la stessa logica che ha mosso la terza sfiducia di questa estate rovente, quella alla Comunità Montana del Fortore, dove il suo presidente, Zaccaria Spina, è stato rovesciato in vista di una candidatura alle elezioni regionali in una lista del Governatore De Luca, considerata, soprattutto in ambienti PD, più come una minaccia che come un’opportunità.

È innegabile che la madre di tutte le sfiducie, quella di Sant’Agata de’ Goti, abbia, di fatto, prodotto quasi un effetto domino, dando la stura a pratiche che poco hanno a che fare con la politica e a ogni sorta di comportamento indecente in grado di  violentare le regole della democrazia con manovre di palazzo in funzione di giochi di potere interni e degli scodinzolamenti verso questo o quel centro di potere, che, per natura, è mobile.

Se il ricorso a un notaio per risolvere una crisi politica diventa metodo, c’è davvero da preoccuparsi, perché vorrà dire che la volontà degli elettori, in questa provincia, può essere rovesciata per ragioni non sempre chiare o per assecondare istinti o ambizioni più o meno trasparenti. Vorrà dire che la democrazia può diventare, da un momento all’altro, ostaggio di un manipolo di politici  abituati a fendere coltellate nell’ombra o a tirare sassi nascondendo la mano.

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