“La Spina Verde resti al popolo”. Associazioni presentano proposta. Apertura fredda di Pasquariello

La parola “popolo” risuona come un inno nazionale a bordo campo.

“La Spina Verde appartiene al popolo e al popolo deve restare”, alzano la voce Pasquale Basile e Giuseppe Schipani.

In aula a Palazzo Mosti ci sono giovani, donne e finanche bambini. L’Assemblea popolare di rione Libertà è riuscita ad occupare gli spazi delle Istituzioni ed è l’inizio di un ascolto.

C’è un pezzo di maggioranza (resistono fino alla fine solo Mario Pasquariello e Domenico Franzese, mentre gli altri sgusciano via dall’aula uno dopo l’altro, in fila indiana), ci sono ali dell’opposizione (Raffaele Del Vecchio, Italo Di Dio e Nicola Sguera, si vedono anche Vincenzo Sguera e Fausto Pepe), c’è il segretario cittadino del Pd, Giovanni De Lorenzo.

Il progetto di gestione della Spina Verde è sui banchi spillato e prepotente. È la proposta per appropriarsi di un’opera pubblica che taglia via Napoli. L’Assemblea va avanti per oltre un’ora e gli interventi si succedono a tamburo battente, nel brusio rispettoso e coinvolto del pubblico variopinto, con i bambini che un po’ mugugnano un po’ applaudono senza un perché adulto.

“Siamo qui – spiega Basile -, Assemblea Polare Rione Libertà, Io per Benevento e comitato di quartiere di via Garrucci, per confrontarci sulle idee nate nelle assemblee popolari dei mesi precedenti. L’assemblea Popolare del rione Libertà è nata per arginare il fenomeno del vandalismo ha devastato in pochi mesi la Spina Verde.

Non sono servite le telecamere, ai cittadini del Rione Libertà era chiaro, già dal mese di novembre, che gli atti vandalici non erano da imputare a chi compisse l’atto, ma a chi, invece, permettesse che strutture quali la Mediateca e l’Auditorium fossero lasciate all’incuria e al degrado. La destinazione d’uso originaria delle strutture sopracitate è per l’appunto quella di creare luoghi di socialità e aggregazione con lo scopo di allontanare il degrado sociale che attraversa le vie del rione”.
Gli atti vandalici – spiegano – sono cessati nel momento in cui abbiamo dato vita a quei luoghi. Nel mese di gennaio, però, abbiamo appreso che la Gesesa S.P.A. e il Conservatorio di Benevento avevano ottenuto una delibera d’indirizzo, l’una per la mediateca l’altro per l’auditorium. Chiaramente ci siamo chiesti come un ente quale la Gesesa S.P.A., che gestisce il servizio idrico cittadino, potesse restituire al rione un incentivo sociale e come potesse la mediateca, quindi, mantenere la sua destinazione d’uso originaria. Dal Comune  però mai è arrivato un messaggio distensivo nei confronti delle associazioni che negli ultimi mesi hanno attraversato quello spazio.
La mediateca è un luogo di confronto la cui destinazione d’uso è voluta per contrastare la nefasta narrazione che vede il rione Libertà come un quartiere degradato i cui abitanti non hanno alcun interesse alla partecipazione alla vita dello stesso e per questo motivo non può affatto essere sganciata da questa funzione.

Intanto, proprio oggi Gesesa ha fatto sapere attraverso il suo Amministratore delegato di non poter assumere la gestione della Spina Verde, ed è un passo indietro che lascia aperte altre opzioni.
Il progetto presentato oggi dalle associazioni prevede attraverso l’attivazione di percorsi teatrali, cinematografici e l’attivazione di laboratori di scrittura e fotografia, in secondo luogo vuole favorire l’integrazione giovanile attraverso la messa in atto di sportelli di ascolto che possano essere peraltro terapeutici nei casi di forme di disagio.


“Insomma – spiegano un po’ tutti i rappresentanti delle associazioni – un progetto di vero e proprio riscatto sociale che permetta una narrazione totalmente nuova e innovativa del rione libertà, un rione che autonomamente decide di gestire spazi a carattere e fine sociale, un progetto inclusivo che non esprime affatto contrarietà al lavoro con qualsivoglia ente pubblico. Possiamo certamente dire che la crisi economica che affligge numerose famiglie beneventane non possa essere debellata fomentando l’ostilità verso i poveri, attraverso delibere anti-accattonaggio che ledono le fasce sociali più deboli, ma costruendo una rete solidale tra le persone.
Speriamo che in breve tempo le nostre istanze vengano accolte per essere discusse e concretizzate”.

“Questa iniziativa di oggi – commenta in aula Raffaele Del Vecchio (Pd) – dimostra come sia sempre socialmente utile la cooperazione tra associazioni. Credo che da questo confronto possa nascere un contributo importante. Per la gestione partecipata degli spazi pubblici bisogna guardare al modello De Magistris, che riesce a tenere  istituzioni e soggetti associativi dentro un obiettivo comune. Credo inoltre che il tema della gestione degli spazi pubblici, a partire da Spina Verde, debba essere messo al centro di un dibattito consiliare”.

Disponibilità all’ascolto, ma restano le distanze: l’assessore ai Lavori Pubblici, Mario Pasquariello,  indugia in un’apertura fredda (“Sono qui ad ascoltare, ma restiamo convinti che debbano essere soggetti pubblici a prendersi cura di quello spazio“), inciampa nel refrainè tutta colpa della precedente amministrazione (“Spina Verde è stata inaugurata in campagna elettorale quando era ancora un cantiere aperto“, affermazione che scatena le ire di Del Vecchio che si lancia in un “non è vero, l’opera era finita, era solo in attesa di collaudo“), rinvia a tempi migliori e non chiude le porte al Conservatorio. 
Pasquale Basile fa il ‘capopopolo’ e rilancia: “Ringraziamo per l’ascolto, ma ora aspettiamo risposte. Se non dovessero arrivare, noi non arretreremo di un centimetro. Gli spazi pubblici vanno restituiti al popolo”.

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Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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