La strigliata di Bassolino: “Il Pd deve ascoltare, discutere, riflettere. Renzi l’ha fatta grossa, ma non è il nemico”

Parte da Napoli e dal Mezzogiorno, Antonio Bassolino, affondando il bisturi nella carne viva dei problemi. Passa in rassegna le distanze crescenti tra Nord e Sud, i cambiamenti sconvolgenti della sua città. Snocciolando fatti e dati, col passo da giornalista d’inchiesta, con un’analisi appassionata e serrata. Strigliando il Partito Democratico ed invitandolo ad ascoltare, a guardare in faccia le persone, ad immergersi nella società. A discutere e riflettere. Intrecciando ricordi giovanili e proposte per il futuro.

L’ex governatore della Campania, venuto a Benevento per una riflessione sull’attuale momento politico, a chiusura della Festa de l’Unità del Sannio, sottolinea l’impressionante capovolgimento del governo –questo è il bello della politica- sferrando stoccate al capo della Lega, che improvvisamente, in pieno agosto, si mette all’opposizione. Riaprendo sentieri insperati per le forze di sinistra. “Salvini ha sofferto il mal di montagna -ha ironizzato- commettendo due errori: isolandosi in Europa e non dimettendosi con la squadra dei ministri. Quando sali troppo in fretta, ti gira la testa. Si è inebriato e ha buttato via il successo delle europee”.
Poi lo sguardo alla situazione sociale ed economica dell’Italia, ”paese fermo da troppo tempo”. ”Quando torno da Roma col treno-ha raccontato- dalla stazione centrale mi incammino per il Vasto, Via Torino, dove c’era la sede storica della Camera del Lavoro, Via Firenze, dove mio padre mi portava da bambino al ristorante Bergantino: un quartiere medio di lavoratori e insegnanti. Cammino, osservo, mi guardano tanti immigrati che in parte mi riconoscono, mi guarda soprattutto con occhi torvi la camorra napoletana, che domina anche sui migranti. Giri una mezz’ora e capisci una delle ragioni per cui Salvini prende tanti voti. Sembra di non stare a Napoli. Qui si è super concentrata una quantità di migranti tale che ti scattano sentimenti sbagliati; anche una città abituata da millenni a tutte le razze s’incattivisce”.
Il tema della sicurezza deve essere centrale nell’agenda della sinistra. Non si tratta di passare dai porti chiusi all’Italia aperta a tutto e a tutti. Ma questo argomento va coniato con quello dei diritti sul lavoro, dei subappalti scandalosi. “La mia prima esperienza l’ho fatta con i braccianti -ha ricordato- quando, prima di recarmi al Liceo Garibaldi, andavo nelle piazze, dove i caporali tastavano i muscoli dei braccianti napoletani. Allora, però, questi incontravano la politica, i sindacati, la sinistra, i grandi partiti popolari. Oggi, chi incontrano? C’è un paradosso: si parla tanto di immigrazioni, ma nessuno parla delle nostre emigrazioni” .
L’ex sindaco di Napoli ha tratteggiato, a questo punto, il drammatico quadro del Mezzogiorno. L’anno scorso sono andati via dall’Italia 120 mila ragazzi, negli ultimi dieci anni sono emigrati dal Sud 500 mila persone, verso il Nord e all’Estero. “Eravamo la regione più giovane d’Europa -ha sottolineato- basta guardarsi intorno, siamo invecchiati. Quando va via mezzo milione, in gran parte ragazzi e giovani ,è evidente che cambia il paesaggio umano. La nostra sfida è quella di arrestare queste emigrazioni, costruire una prospettiva, rilanciare lo sviluppo, le infrastrutture, la scuola a tempo pieno, gli asili nido, strutture sociali di viltà”.
Per il Pd c’è un grande lavoro da fare, se vuole puntare a diventare una forza di almeno il 30 per cento. Pescando consensi nel grande mare dell’astensionismo ed evitando una “guerra di posizione” con Matteo Renzi, che, lasciando il partito, “ha fatta grossa”, ma non è il nemico. Anzi l’auspicio è quello di potersi reincontrare. “Alle ultime europee -ha fatto notare- non sono andati a votare 21 milioni e mezzo di cittadini italiani. La critica più forte che faccio a Renzi, che pure ha avuto tanti meriti nel campo dei diritti civili, è quella di aver rottamato la riflessione politica; tante sconfitte da Napoli a Roma a Torino e nessuna autocritica.Non deve accadere più. La svolta del nuovo governo, che poggia sull’alleanza con i Cinque Stelle, va discussa nei congressi, bisogna sentire le persone, muovere il cervello, ascoltare obiezioni. Insieme si cambia la realtà e si costruisce la prospettiva”.

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

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