La Traviata sotto il Cavallo di Paladino. Sfida vinta per la giovane regista Martini e l’Orchestra Filarmonica di Benevento

Inno all’amore , “palpito dell’universo”, “croce e delizia” dell’umanità. Un crogiolo di emozioni forti e sentimenti veri. Sulla scena, nella musica, nel canto, nel ballo, la storia di un dramma fatto rivivere con naturalezza ed eleganza. Questi i colori essenziali de “La Traviata” di Giuseppe Verdi, allestita e rappresentata dall’Orchestra Filarmonica di Benevento, nell’aulico e terrestre spazio dell’Hortus Conclusus di Mimmo Paladino. Aneliti e voci di una donna ribelle contro la cappa della moralità conformista.

La partenza nel brio di un brindisi, l’incontro tra Violetta ed Alfredo, due giovani di classi sociali diverse che si innamorano a prima vista. L’intonazione festosa di “Libiam libiam”, col pubblico che si alza per degustare i vini del territorio. Poi il duro imprevisto: il rifiuto di quell’amore da parte dell’amato genitore che non vuole che il figlio frequenti quella donna “traviata”, una prostituta. La dolce Violetta, interpretata con intensità da Marilena Ruta, porta in mano una camelia, è affranta, scossa, ma canta “Amami Alfredo”. Il suo sogno sarà spezzato dalla tubercolosi. Resterà la scia di un amore senza fine e senza tempo.

Il luogo scelto per la rappresentazione dalla regista Maya Martini è suggestivo. Il tenore Giuseppe Tommaso, che vesti i panni di Alfredo, appare  sul balcone del giardino, sbandiera  il suo immenso amore per la ragazza, si ribella ai consigli del padre, perché accanto a Violetta “io vivo quasi in ciel”. Le voci dei protagonisti si muovono in un buona sintonia. Dal baritono Olivero Giorgiutti, nelle vesti del padre di Alfredo,ad Anna Russo e Ninfa De Masi, nelle parti di Flora e Annina. Accorta e puntuale la direzione del maestro Marco Attura. Con alcuni ruoli da armonizzare meglio e rendere più ernergici.

“Debuttare alla regia con “La Traviata” -osserva un’emozionatissima Martini- è come iniziare a camminare partecipando ad una maratona. Ci siamo inseriti con rispetto nell’Hortus di Paladino, rispettando gli elementi cromatici della tradizione, il rosso e il viola”. “Abbiamo costruito una macchina magniloquente  –rileva la presentatrice – mettere in scena quest’opera è stata un’impresa. La giovane orchestra di Benevento lo ha fatto senza avere alle spalle alcun teatro stabile. E’ una sfida vinta”.

A rendere più frizzante e sanguigno il  brivido della passione hanno provveduto i ballerini della Compagnia di Carmen Castiello, le sorelle Odette e Giselle Marucci, Ilaria Mandato e Sandro Mattera, che hanno portato ritmi spagnoleggianti volteggiando sinuosi e suonando tamburelli. L’atmosfera canora è stata impreziosita dai tenori Vincenzo Spinelli e Gerardo Dell’Affetto, dai bassi Adolfo Corrado e Pierpaolo Martella, dal baritono Francesco Dell’Orco e dal Coro di Benevento, diretto da Daniela Polito.

Il ritorno della lirica a Benevento, in un luogo simbolo della  città, ha riacceso il dibattito e l’interesse per l’utilizzo del Teatro Romano, che in anni passati ha ospitato importanti opere e cantanti. La giornalista Petriello ha annunciato che a questo scopo partirà una raccolta di firme, promossa da un vero e proprio “Comitato per la Riappropriazione del Teatro Romano per la Lirica”, proposto dal maestro Cosimo Minicozzi e da un folto gruppo di appassionati. L’iniziativa si svilupperà in tutta la città con gazebo e via social.

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

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