La vergogna del non governo dell’emergenza nel Sannio

C’ è una cosa che non doveva succedere e che è perfino più pericolosa dei numeri sui contagi: il non governo dell’emergenza Covid 19 nella provincia di Benevento.

Il bilancio di queste ultime 3 settimane di emergenza coronavirus, diciamocelo,  è decisamente negativo, ma questo al di là o al di sopra dei numeri.

L’impressione che si ricava, a leggere le cronache di questi giorni, è che ancora manchi chi  abbia afferrato, con fermezza e perfino con consapevolezza,  il bandolo della matassa.

I sindaci sono in trincea, devono tenere sotto controllo il contagio ma anche gli umori della loro comunità.

Solo oggi, la notizia di un paziente Covid 19 transitato dalla clinica Maugeri, a Telese, al San Pio, dove è deceduto, ha generato il solito corto circuito.

Otto sindaci hanno dovuto scrivere al prefetto per chiedere tamponi sul personale e sui pazienti delle due strutture private più temute, Villa Margherita, assurta a primo focolaio del Sannio, e Maugeri. Un bailamme che ha spinto il consigliere regionale, Mino Mortaruolo, a sentire il presidente della Regione De Luca per sollecitare i tamponi.

Ieri,  un caso di positività al coronavirus in un’azienda di Paolisi aveva spinto sindaci della valle caudina a pubblicare avvisi in cui si invitavano dipendenti, e chiunque altro fosse stato a contatto con la stessa, ad autodenunciarsi.

Insomma, le fasce tricolori sono, da settimane, allo sbando, smarrite, sofferenti, disorientate al punto tale da commettere leggerezze e perfino a tradire la Costituzione .

A latitare, anzitutto, è l’Asl, istituzione sanitaria a cui è affidato il governo dell’emergenza. Il sindaco di Paolisi, ieri, denunciava, pubblicamente, l’impossibilità di aprire qualsiasi canale di comunicazione con la struttura.

Certo, qui, si tratta di governare l’incertezza, missione non facile per nessuno, ma niente come l’assenza di un governo, in questa fase, può generare angoscia, panico. Se non terrore almeno smarrimento.

La Lombardia è stata il primo focolaio silente del Paese, una condanna a morte per migliaia di persone.

I silenzi e le sottovalutazioni hanno fatto in modo che la situazione sfuggisse di mano fino a diventare difficilmente reversibile. Vogliamo evitare che ciò accada anche  nella provincia di Benevento, magari per le stesse ragioni? Bene, si tiri fuori un piano pandemico che abbia un senso e un obiettivo. Si esca dalla torre d’avorio del silenzio o peggio della reticenza, si dica in quale direzione si intende procedere. Perché noi non lo abbiamo ancora capito, e se non lo abbiamo capito noi addetti ai lavori, se non lo hanno capito i sindaci, come possiamo chiedere ai cittadini di placare paure e preoccupazioni?

Ci si deve muovere a passo spedito, ogni giorno, per evitare che l’ineluttabile ci pugnali alle spalle. E non è che qui non può succedere, solo perchè siamo tra le aree più improduttive del Paese o perché la Cina dista migliaia e migliaia di chilometri. Nessuno è immune e  nessuno è escluso: è anche questo che ci sta dicendo il virus.

Abbiamo davanti a noi l’esperienza del Nord, purtroppo una vistosa macchia rossa, potremmo capitalizzarla (vabbè, il termine è brutto, lo so), invece l’impressione è che si navighi a vista senza una bussola d’orientamento.

Potevamo giocare d’anticipo, invece no, siamo in ritardo. Possiamo nascondere un errore, un calcolo, una buccia di banana sotto la scrivania,  ma non possiamo nascondere i contagi nelle strutture sanitarie private. L’emergenza non è un business per la sanità privata,  può invece diventare una fonte di contagio inarrestabile. E lo stesso vale per le aziende, loro malgrado. Perchè dare l’impressione di nascondere dati, contagi, percorsi, casi di sintomatici, polmoniti?

Quella di Benevento e provincia appare, ogni giorno di più, una non gestione dell’emergenza. Regnano approssimazione, confusione, caos. Ecco perché i sindaci, privi di una guida ferma e autorevole, alla spicciolata pubblicano appelli al limite della legittimità sui social o scrivono al Prefetto, che dovrebbe essere l’ultima istanza non la prima.

A Wuhan 9000 persone facevano mappature dei contatti, i positivi venivano allontanati subito dai negativi, qui non si dispongono quarantene, non si fanno tamponi ai pazienti e ai dipendenti di cliniche-focolaio figuriamoci ai sintomatici non gravi a cui si suggerisce di recarsi in pronto soccorso già con la bombola d’ossigeno, si lasciano lavorare operai venuti in contatto con persone positive e addirittura ricoverate in ospedale.

Manca un metodo, una strada, una direzione. Manca un governo solido dell’emergenza. Ci dica qualcuno chi diamine deve governarla quest’emergenza. Prima che sia troppo tardi.

Altrimenti, ditelo che la nostra vita è legata a un terno al lotto.

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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