L’accusa e la verità di Pina Pedà: “Ho denunciato tutto alla Procura. Non potevo più stare zitta”

Penalizzata, esasperata, mortificata, zittita. Ostacolata,diffamata, umiliata.Così si è sentita la nutrizionista Pina Peda’, quando la giunta Mastella le ha tolto l’incarico di controllare la qualità dell’alimentazione della mensa scolastica. “Sono stata costretta a rivolgermi alla Procura -rende noto la professionista- per denunciare tutto quello che mi è stato detto. Ho subito una vera e propria campagna di diffamazione, anche sui giornali. Non potevo stare più nella mia maggioranza, che ha visto con indifferenza la mia sofferenza e la mia rabbia”.
La sua verità ed il suo duro atto d’accusa esplodono con amarezza e forza durante l’assemblea convocata dal Movimento Cinque Stelle a Palazzo Mosti. Dopo la tormentata vicenda che ha portato al suo defenestramento, al fallimento dell’operazione salvataggio e quindi alla chiusura definitiva della mensa scolastica, è la prima volta che la dottoressa parla in pubblico. “Quando sono arrivata al comune -racconta Pedà- mi sono insediata alla grande, fiduciosa, con tanta voglia di fare qualcosa.Non ho chiesto né una delega, né una presidenza. Se siamo arrivati a perdere questo servizio mensa, qualcuno dovrà pure prendersi le responsabilità. Con questo flop finale mortifichiamo ancora di più genitori e bambini: oltre al danno anche la beffa”.
Quando la dottoressa ha seguito la mensa, già con la precedente amministrazione comunale, ha sempre puntato su un menu casalingo e mediterraneo, basato su materie prime e non su cibi precotti. Perché il bambino ha bisogno di un pasto caldo ed è sempre meglio che mangi in una mensa scolastica o in un college, che a casa, perché manca un piano alimentare. “Ho sempre preteso -ricorda Pedà- la scheda tecnica nutrizionale. Ho lavorato per questo progetto tre mesi e mezzo, notte e giorno. Quando sono venuti i Nas, non hanno riscontrato problemi. Mi si viene a dire adesso che ho preso 15 mila euro, mentre ne ho ricevuto solo 4 mila. Potevamo essere un esempio di eccellenza. Ho lasciato il servizio a maggio 2016 con mille pasti”.
La riconferma della Pedà al controllo mensa provoca subito un contrasto con l’assessore Amina Ingaldi. La diatriba si intreccia con il controverso ruolo giocato dalla ditta Quadrelle. La storia assurda e surreale della gara d’appalto è ricostruita meticolosamente dal consigliere comunale Nicola Sguera. Quando parte il bando, nell’agosto scorso, il comune ammette nove ditte, escludendo la Quadrelle per un precedente contenzioso. “L’errore è clamoroso -rileva l’esponente pentastellato- perché consente all’azienda irpina di rientrare e di vincere dopo il ricorso al Tar. L’amministrazione comunale dimostra un plateale dilettantismo”.
Il ritorno di Quadrelle provoca una fuga generalizzata. Le iscrizioni stentano ad arrivare. Per tranquillizzare le famiglie, la dottoressa Pedà viene incaricata per i controlli, ma il suo lavoro incontra numerosi ostacoli. “Prima di partire c’era bisogno della commissione mensa -sottolinea la nutrizionista-ma non si è mai insediata. Così non potevamo organizzare il controllo. La ditta non era fornita di Scia sanitaria, che è l’autorizzazione necessaria per operare. Mi hanno dipinto come un mostro presso i dipendenti. A mia insaputa, hanno preso i mie vecchi menu e l’hanno portati alla Asl senza aggiornare le schede nutrizionali”.
A novembre scorso irrompe nella cronaca nazionale l’inchiesta della Guardia di Finanza che scopre lo scandalo dei cibi avanzati e riciclati delle mense scolastiche di Benevento finiti ai pazienti dell’Asl. Il “panino libero” decretato durante l’estate dalla sentenza di Torino, l’andazzo e l’incertezza riducono ad appena 200 le adesioni alla mensa. Il rammarico della dottoressa sta soprattutto nel vedere il suo lavoro utilizzato da persone non competenti di merceologia e dietetica, sfruttando il suo nome. A gennaio la nutrizionista getta la spugna, lascia la maggioranza centro-mastelliana e passa nel gruppo misto. La mensa scolastica viene sospesa definitivamente il 3 marzo scorso, dopo la scoperta di cumuli di rifiuti davanti al centro di produzione pasti in contrada Ponte Valentino.
La rottura con l’assessore Ingaldi e con il sindaco matura durante una riunione con i dirigenti scolastici. “Qui mi è stato detto “Stai zitta -denuncia Pedà- Quali sono le tue competenze? Sono argomenti che non ti riguardano”. Quando ho chiesto se la documentazione fosse a posto, sono stata messa più volte a tacere. Io non potevo avallare delle irregolarità. Si passano i guai. Ho cercato di fare il mio lavoro con onestà. Ma se la politica difende chi non ha competenza, non andremo da nessuna parte”.
Nell’assemblea pubblica, per la verità non molto partecipata, hanno parlato anche alcune mamme. “Il sindaco –ha detto Annarita Romano- ha condotto la sua campagna elettorale cavalcando proprio la questione mensa, promettendo la riapertura del centro di cottura in Contrada Capodimonte, e tanti ci hanno creduto. Dopo l’inchiesta delle Fiamme Gialle ho deciso di non far mangiare mia figlia con la Quadrelle. Siamo 1800 mamme che hanno detto no, cercando la soluzione con una mensa esterna. Ma l’amministrazione comunale ci ha messo i bastoni tra le ruote. Questa giunta non ha alcuna voglia e capacità di risolvere il problema. Non ha mai chiesto un incontro coi genitori”.
Sul tappeto resta incerto anche il futuro degli ex dipendenti della mensa. “Degli operai nessuno parla-ha fatto notare Isolina Izzo- ho lavorato per trent’anni ed ora sono da mesi senza stipendio. Da noi sono partite le prime denunce. Ed oggi ci dicono: perché non vi siete fatti i fatti vostri?”. Il Movimento Cinque Stelle propone di rivitalizzare le strutture esistenti presso le scuole con un’alimentazione garantita dalla ristorazione locale, possibilmente con cibi biologici. “Con la cancellazione della mensa -ha concluso la consigliera Marianna Farese- l’amministrazione comunale ha commesso una sciocchezza immane, con gravissimi danni all’economia del territorio, se pensiamo alle ricadute negative sull’indotto e sui fornitori”.

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

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