L’approdo di Marcello Rotili al Museo del Sannio: “Propongo l’Arco di Traiano nell’Unesco. Esponiamo i ritrovamenti longobardi”

“C’è molto da lavorare, c’è tanto da valorizzare. Abbiamo un patrimonio straordinario in città e in provincia. Mi impegnerò con la consapevolezza che non si può pensare solo alla valorizzazione dei beni culturali, ma bisogna accendere i riflettori sui centri storici, sulla ricchezza degli aspetti paesaggistici ed economici. Penso ai vigneti e agli uliveti. Come diceva lo studioso marxista Emilio Sereni, il paesaggio agrario ha anche un valore estetico. Mirando a coniugare la storia alla bellezza del territorio per creare attrattività”.

Con questi orizzonti ambiziosi si muoverà Marcello Rotili, nominato direttore scientifico del Museo del Sannio dall’amministrazione provinciale. Un incarico che va a coronare una lunga ed intensa carriera professionale nel campo dell’archeologia per il docente universitario beneventano, noto in campo nazionale ed internazionale, in particolare per i suoi studi sul mondo longobardo. Da tempo le innumerevoli testimonianze antiche della città di Benevento attendono una sistemazione ed una catalogazione.
“Con questa nomina -ha detto Antonio Di Maria, presidente della provincia- abbiamo finalmente quel valore aggiunto che serviva per dare una sinergia a tutte le nostre potenzialità culturali, spesso separate ed in azione a macchia di leopardo. Con Rotili cercheremo di attuare una visione strategica, che pensiamo di sfruttare per cogliere le opportunità offerte dal Contratto Istituzionale di Sviluppo. Potremmo dare vita anche ad un Museo Egizio, collegato con quello di Torino, senza trascurare l’arte contemporanea di Arcos”.
Dalle presenze egizie, rinvenute nell’ex caserma dei carabinieri di Sant’Agostino, alle testimonianze longobarde trovate in Viale Principe di Napoli, si potrebbero organizzare tanti eventi, mostre ed esposizioni tematiche. “Non dimentichiamo il patrimonio archivistico del Museo -sottolinea Rotili- contiene ben sei mila pergamene, provenienti dai monasteri soppressi di Santa Sofia, San Modesto ed altre chiese cittadine. Né dobbiamo sottovalutare la pinacoteca. Per il Museo, che fu istituito nel 1873,in epoca postunitaria, si avvicinano i 150 anni. Si potrebbe organizzare un grande evento per l’occasione. Così come per i 700 anni dalla morte di Dante, che ricadrà il prossimo anno. Dobbiamo recuperare anni di ritardi e di stasi”.
Il programma di lavoro del direttore scientifico seguirà dunque una prospettiva di lungo periodo. Tante tracce dell’antichità devono essere ancora studiate. “Si dovrà elaborare -conclude Rotili- una proposta culturale complessiva, che punti anche ad inserire la Via Appia e l’Arco di Traiano nell’Unesco. La stessa sezione longobarda necessita di una buona revisione e di un ripensamento adeguato. C’è uno scudo, un cavaliere. Sul Tempio di Iside c’è ancora da cercare. Nessuno sa dove si trova. Per molto tempo si è ipotizzato che stesse sotto la cattedrale, ma gli scavi hanno dimostrato che non è così. I lavori per l’anfiteatro sono fermi, dopo il rinvenimento di alcune strutture. Ma qui tocca alla Sovrintendenza”.

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

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