L’arcivescovo Accrocca ai giornalisti: “Siate pungolo per i politici. Per dare speranza a Benevento, che non è il paradiso in terra, bisogna mettersi insieme”

Quattro sono i “comandamenti” che l’informazione dovrebbe seguire per formare cittadini consapevoli e responsabili: riequilibrio tra cronaca nera e cronaca bianca, l’esattezza della notizia, dar voce ai deboli, difendere la democrazia. A stilarli è stato l’arcivescovo di Benevento, Felice Accrocca, che stamattina ha voluto comunicarli ai giornalisti nel giorno del loro santo patrono, San Francesco di Sales. Quattro pilastri fondamentali per orientare al meglio un mestiere che deve servire a informare e a formare.

“Il bene spesso non fa notizia -ha rilevato Accrocca- perché fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce. Per questo è necessario trovare il giusto equilibrio tra le notizie. Poi bisogna controllare le fonti e non farsi prendere dalla smania di arrivare primi. Poiché il giornalismo è un servizio per la società, dovrebbe stare dalla parte dei deboli, di chi non ha padroni e padrini. Seguendo il messaggio di Don Milani. L’informazione dovrebbe contribuire a formare una coscienza critica, utile alla difesa della democrazia. Per contrastare l’aggressività del linguaggio occorrono inoltre dolcezza della parole e distensione dei toni”.

Tra i compiti del giornalista ci dovrebbe essere anche quello di diffondere la bellezza di un territorio, dell’arte, delle vite vissute. L’arcivescovo non ha mancato di rilevare che si respiri un certo disorientamento nel campo politico nazionale e locale. “La situazione è complessa -ha osservato Accrocca- il pungolo dei giornalisti è importante per chi è impegnato nelle istituzioni. Ma spesso non c’è ascolto. Si ragiona e si va avanti per slogan. Al presidente Mattarella, persona che io stimo moltissimo, cercherò di presentare il volto di una città serena e sorridente, invitandolo a tornare qualche altra volta con più tempo”.

La riflessione sulla stampa ha toccato anche le nuove forme di informazione, dai social ai blog, con i connessi rischi delle cosiddette “fake news”. La giusta direzione è comunque quella di non nascondere le varie facce della realtà. “La povertà che c’è qui -ha concluso l’arcivescovo- è causa ed effetto della ludopatia, un vero cancro per Benevento. Su questo scrissi una lettera due anni fa. Poi c’è la massiccia disoccupazione. In questa situazione sociale la criminalità trova fertile terreno. Dobbiamo metterci insieme per avere qualche speranza, altrimenti abbiamo perso in partenza. Il nostro territorio non è peggiore di molti altri, ma neanche possiamo dire che siamo il paradiso in terra. Anche noi abbiamo tanti problemi”.

 

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

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