Le verità ignorate di De Lorenzo: “Ho subito l’ennesima ingiustizia, il Procuratore mi ascolti”

“Da libero cittadino chiedo di poter parlare con il Procuratore della Repubblica”, Giuseppe De Lorenzo è apparso pacato e sereno durante la conferenza stampa nel corso della quale, questa mattina, ha raccontato la sua vicenda giudiziaria. Una vicenda personale, dalla quale, però, emergono intrecci di poteri e uno spaccato inquietante della sanità sannita.

IL MOBBING

Pochi mesi fa, il tribunale di Benevento, sezione Lavoro, emette una sentenza con cui si nega il mobbing nei confronti di De Lorenzo, allora primario del reparto di Psichiatria del Rummo. “Un’ennesima ingiustizia – ha tuonato De Lorenzo, senza scomporsi, quasi a voce bassa -. Ho vissuto anni difficili, in quel reparto, vicissitudini di fronte alle quali continua a registrarsi un assordante silenzio ed è proprio per squarciare quel velo di omertà che oggi sono qui a raccontare come sono andati i fatti”.

L’ISOLAMENTO

De Lorenzo racconta i dettagli dei soprusi subiti da primario di Psichiatria, il disegno politico di allontanarlo dal reparto, la strategia della tensione messa in atto contro di lui.

“Per 18 mesi – ha raccontato – sono stato relegato, inoperoso, nel corridoio, perché doveva farsi spazio a un ceppalonese. Una vicenda sulla quale il magistrato mi diede ragione reintegrandomi nel mio ruolo e  riconoscendomi un congruo risarcimento danni. Picker, invece, per controllarmi installò telecamere ovunque, mi rese la vita lì dentro impossibile, tanto che, alla fine, esausto, sono stato costretto a mollare”.

LA MORTE DI UN PAZIENTE E GLI INTRECCI CON LO SCANDALO DELLO PSICHIATRA E L’AMANTE

Ma la vicenda giudiziaria di De Lorenzo si intreccia anche con uno scandalo di 35 anni fa, che coinvolse uno psichiatra di Benevento, la sua giovane amante e un componente del consiglio d’amministrazione del Rummo. Una storia d’amore e corruzione: correva l’anno 1984 quando un medico, una giovane donna e un funzionario della Regione, componente del cda del Rummo, furono arrestati. Il medico, uno psichiatra di 56 anni, aveva consegnato al funzionario regionale due assegni di 5 milioni di lire l’uno per far superare alla sua amante, una giovane  donna, un concorso indetto dal Rummo. I fatti furono accertati e i tre condannati in via definitiva. Lo scandalo finì sui giornali alimentando anche le cronache nazionali.

Ma perché De Lorenzo rispolvera quella torbida vicenda?

Per uno scherzo del destino, la famiglia del funzionario che incassò i 10 milioni di lire dallo psichiatra innamorato si è incrociata con De Lorenzo. Il marito (ormai defunto) della madre del ragazzo deceduto nel 2016 era il funzionario che incassò i due assegni da 5 milioni di lire pagati dal medico psichiatra per far vincere il concorso alla sua amante (arrivata terza su 360 concorrenti).

“Il 7 marzo 2016 fu il mio primo giorno di pensione – ha raccontato De Lorenzo – Successivamente, in reparto, viene trovato morto un giovane paziente” .

La madre del ragazzo denuncia De Lorenzo, considerandolo responsabile del decesso. “Ma io ero già in pensione nei giorni in cui il decesso avveniva”, ha ribadito lo psichiatra.

In realtà, a dicembre 2017, la procura aveva già archiviato il caso in quanto dall’esame autoptico emergeva la morte per cause naturali ed inevitabili dell’uomo: “Il decesso – si legge nella perizia della dottoressa Fonzo – era dovuta alle gravi condizioni inorganiche del soggetto e nulla poteva essere fatto per salvarlo”.

“Ma quella morte – ha tuonato oggi De Lorenzo – è stata utilizzata da Picker per far ricadere altre colpe o altre ombre su di me”.

Nella memoria difensiva dell’Asl contro De Lorenzo, si ignora l’archiviazione, si bypassa l’autopsia e contro ogni evidenza si sostiene che: “L’inefficienza del reparto ha portato, quando De Lorenzo era in servizio, alla morte del paziente. “Peccato che io fossi già in pensione e Picker non poteva non saperlo”, ha sbottato il medico costretto oggi a difendersi pubblicamente.

“Il punto . ha spiegato – non è il risarcimento, perché avevo già dichiarato che avrei dato tutto in beneficenza. Picker ha voluto colpirmi utilizzando persone che di sanità e di buona sanità non potrebbero proprio parlare. E si tratta di persone  che non possono, di certo, fare la morale a me o darmi lezioni di legalità”.

 

LA FUGA DAL REPARTO

Nel 2016, De Lorenzo, esasperato, lascia volontariamente il reparto di Psichiatria, che per anni aveva guidato. “Fui costretto ad andare in pensione – ha spiegato – per gli atteggiamenti persecutori del direttore generale dell’Asl: dalla sera alla mattina mi fu sottratta la disponibilità della stanza, furono installate di nascosto telecamere per controllarmi. Non mi restò che scappare dal mio luogo di lavoro, diventato per me impraticabile.

Gestire il reparto di psichiatria del Rummo non è facile, dopo di me hanno mollato altri due medici. Inoltre nel 2017 muore un paziente legato al suo letto, vengono denunciati furti di stupefacenti, una donna si lancia dalla finestra, ma di queste vicende Picker non ha mai parlato”.

LE ACCUSE ALLA MAGISTRATURA

Quella raccontata, oggi, da Giuseppe De Lorenzo è una storia che narra di faide interne alla sanità, incursioni politiche, agguati, vendette e veti incrociati, ma anche di una giustizia che appare cieca come la fortuna.

In Procura, accade una cosa strana: sparisce nel nulla il faldone contenente la documentazione del caso De Lorenzo. Un giallo che getta ulteriori ombre sull’intera vicenda e sul quale ora vuole vederci chiaro.

“Il faldone con tutta la documentazione a sostegno delle mie ragioni è andato smarrito in Procura – ha raccontato -. Il magistrato fresco di nomina ha dovuto pronunciarsi senza poter utilizzare informazioni preziose: è un fatto gravissimo, su cui sarebbe opportuno aprire un’indagine.

Per non parlare della sentenza, di 12 pagine, per lo più un trattato di medicina legale sul mobbing, in cui non si fa alcun riferimento ai 18 mesi in cui fui relegato in un corridoio, privato delle mie funzioni di primario; non si fa alcun accenno alle vicende che mi videro coinvolto, 10 anni fa, da assessore comunale e che si conclusero con gli arresti dei responsabili del mio isolamento. Il magistrato, inoltre, non ha mai voluto ascoltare neppure i Carabinieri come testi, e non ha letto le intercettazioni da cui avrebbe potuto evincere le condizioni in cui sono stato costretto per anni a lavorare da un potere politico a cui non mi sono mai voluto piegare”.

De Lorenzo, anche sulle contraddizioni registrate in procura, vuole andare fino in fondo: “Chiedo – ha detto De Lorenzo –  di essere ascoltato dal Procuratore Aldo Policastro, e invoco l’intervento del Consiglio superiore della magistratura”.

Mentre al Governatore De Luca – ha concluso – chiedo l’immediata rimozione del direttore generale dell’Asl, Picker”.

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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