Lettera dalla quarantena di Luigi: “Il conflitto tra Nord e Sud ai tempi del coronavirus”

“Cara Teresa,
come italiano, sono fiducioso in una nostra ripresa non dico veloce, ma ce la faremo.
Siamo caduti più volte, e più volte ci siamo ripresi. Perché solo chi cade impara a rialzarsi. Come italiani presi singolarmente, siamo indifferenti a tutto, perfino a noi stessi, pronti a offenderci nord e sud, ma quando è in pericolo la dignità di un popolo, allora ci uniamo per affrontare chiunque e qualunque cosa.
E come sempre vinceremo. Tornando alla normalità degli sfottó, vorrei chiedere scusa ai nostri fratelli del nord, perché nonostante ci proviamo da sempre non siamo riusciti ad insegnarvi niente, lasciandovi in una totale ignoranza, del sapere essere uniti. Ci definite camorristi, ma noi mica vi chiamiamo ladri, nonostante ci avete defraudato dal 1861. Lo so ci definite terroni, non conoscendone il termine altrimenti sapreste che anche voi nascete contadini, la differenza sta che noi ne siamo fieri e voi lo rinnegate, per quanto riguarda il colore scuro della nostra pelle, è che anche il sole s’è innamorato del sud. Forse è anche vero che i meridionali hanno il cuore d’oro e la memoria corta, pertanto noi continueremo a credere che facciamo parte della stessa medaglia, e come si fa con i bambini, dopo che hanno detto una bugia, continueremo a essere onorati di avervi come fratelli.
Nella speranza che il figliol prodigo si ravveda. Non per questo faremo mai di un’erba un fascio.
P. S. quando mandiamo gli aiuti, anche con piccole somme da 2 e 5 euro, lo facciamo per tutti noi. Siamo ben consapevoli che il nord è il motore dell’Italia e prima si mette in moto, prima ci solleveremo, ma non dimentichiamoci, che se voi siete il motore, noi del sud intero, siamo i componenti necessari affinché questa macchina corra. E che la nostra non sia soltanto la vittoria di Pirro”.
Luigi Garzone

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