Lettera dalla quarantena di Maria Ricca. “Io Prof. a distanza con i ragazzi che mi chiedono ‘prof, andrà tutto bene vero? “

Lettera dalla quarantena di Maria Ricca

“Cara Teresa,

la mia quarantena è differente. Perché piena di volti che emergono, ad uno ad uno come funghi, ogni mattina, dalla griglia di Google Meet, annunciandosi con il caratteristico beep del “posso entrare, prof?” , che rivela occhi stropicciati di sonno, capigliature sorrette da improbabili mollettoni, guance imberbi ed altre velate appena da uno scherzo di barba mal rasata, magliettine nuove ed occhi bistrati.

E poi, alle spalle dei giovani virgulti, non le imponenti librerie, vere o presunte, di cui noi docenti ci fregiamo vanesi, per esibire anche visivamente poderosa cultura, ma coloratissime camerette, con il letto appena rifatto da mamme (e papà!) premurosi. Che vedi passare e ripassare velocemente alle spalle dei giovani guerrieri, vivandieri improvvisati, pronti a fornire loro ogni genere di conforto, litri di caffè e caffelatte su tutto, per sostenerne corpo e spirito.

Ma un bel gioco dura poco, si sa, ed esaurito l’incanto iniziale, le telecamere lentamente si spengono ad una ad una, dopo il saluto di rito, e i microfoni si silenziano.

E resti sola, o almeno cosí ti pare (mentre magari gli alunni chattano fra loro, in incognita, su piattaforme alternative), a pontificare sui personaggi di Joyce e di Svevo, divisi come noi in quarantena, tra voglia di fuga e paralisi, scelta o imposta, e sull’universo distopico di Orwell, con il Grande Fratello che sorveglia le nostre vite, piuttosto che quelle dei vip di Mediaset.

Dunque li richiami all’ordine, li solleciti, li interroghi, ti spingi fino alla consueta predica da vecchia zia burbera e affettuosa, stavolta da remoto, ma con gli stessi effetti di quella in presenza, ovvero nulli.

Le loro menti, i loro cuori sono già oltre, a fantasticare sui mondi probabili ed improbabili che li attendono, appena tutto sarà finito. Ad immaginare l’abbraccio con gli amici e le amiche del cuore, gli scherzi e le risate, i tuffi a mare e le serate in compagnia. Di questo parlano, vogliono parlare, quando alla fine della lezione riemergono dal silenzio, o magari non riemergono affatto, se non li avvisano i compagni piú volenterosi, sempre gli stessi, già in classe i piú assidui e tali rimasti. Perché chi vuole fa, sempre, e non c’è didattica in presenza o a distanza che tenga.

E così tutti possono smettere di fingere di essere stati attenti, e finalmente tornare a fissarsi su Instagram o sulla playstation.
“Finirà, prof, vero che finirà?” “#Andrà tutto bene”, ragazzi.

Lo dice l’hashtag, lo conferma Raiplay, che ci stordisce di serie tv e di varietà con Fiorello, e persino Barbara D’Urso, con il suo stucchevole circo mediatico.

Ma che ci sia davvero una speranza ognun lo dice e nessun lo sa davvero.

Vabbè, c’è la pastiera da infornare, ora. La Rossella ‘O Hara che è in me aggiorna per l’ennesima volta la lista della spesa e rivede le sue priorità, in ogni senso, ascoltando Vasco Rossi. “Domani è un altro giorno”, ma per il momento “sono ancora qua”. E già“.

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