L’impegno di Libera e la timida società civile. Michele Martino: “Riutilizziamo i beni confiscati. Per rendere giustizia alle vittime sannite”

Per accendere i riflettori sui beni confiscati alla criminalità organizzata, il Festival dell’Impegno Civile ha fatto tappa nel Sannio. La carovana, promossa da Libera e da “Le Terre di don Peppe Diana”, è partita da Benevento e si è conclusa a Melizzano, dove c’è un capannone industriale, sottratto ad un clan, ed ora sede di trasformazione di materiali tecnologici e di occupazione per una ventina di giovani. Un’esperienza significativa ed importante, mentre per le altre strutture sequestrate non si è fatto niente.

“Per l’ex cementificio Ciotta, che si trova in Contrada Olivola -sottolinea Michele Martino, referente di Libera- aspettiamo da un anno la convocazione di un tavolo istituzionale per definire la sua funzione. Si tratta di un grosso fabbricato, che ha bisogno di un intervento economico e di fantasia. Ne parlammo già con l’ex prefetto Paola Galeone.

Il comune di Benevento non ha mosso un dito. All’incontro di domenica scorsa abbiamo fatto una foto provocatoria con un tavolo vuoto, che poi abbiamo riempito noi”.
Per trasformare il bene confiscato in “bene comune” la strada è tortuosa, la burocrazia e le procedure sono lente e farraginose. Ma conta molto anche la volontà politica. Basta vedere gli esempi virtuosi di Casal di Principe, Sessa Aurunca, Battipaglia, la stessa Napoli, dove case e terreni sono diventati luoghi produttivi e di socialità. Nel Sannio, oltre all’ex cementificio di Benevento, ci sono strutture da utilizzare ancora a Castelvenere e Dugenta. Per il loro futuro è auspicabile il più ampio coinvolgimento della comunità.
“La confisca di un bene -rileva Martino- è la massima espressione dello lotta alla mafia, è un atto di giustizia. Se, però, si lascia abbandonato, si compie una profonda ingiustizia. Nelle tappe di Castelvenere, Dugenta e Melizzano, sono intervenuti i rispettivi sindaci Mario Scetta, Clemente Di Cerbo e Rossano Insogna, che insieme ai cittadini, stanno studiando la migliore soluzione. A Castelvenere si pensa di utilizzare il rudere di contrada Bosco Caldaie per disabili mentali ed il terreno come orto sociale”.
Con il coordinamento di Libera, nato tre anni fa, collabora una rete di associazioni, come l’Anpi, la Cgil, gli Scout, il Movimento Antirazzista, Movimento Acqua Bene Comune, il Comitato Rodotà, il Codisan di Sant’Arcangelo Trimonte. L’impegno per la legalità sta raccogliendo nuovi protagonisti anche nelle scuole. Un presidio di Libera è presente a Sant’Angelo a Sasso ed un altro nascerà ad ottobre nell’Istituto Superiore “Guacci”. Molto attiva è l’Azione Cattolica dell’Addolorata al Rione Libertà.
“La lotta alla mafia -precisa Martino- spetta alle forze dell’ordine e alla magistratura, ma la lotta alla cultura mafiosa spetta innanzitutto alla società civile. Su questo livello siamo una realtà molto tiepida e timida. Ci sono comunque belle storie da raccontare, come quella delle edicole No Slot che hanno bandito il gioco d’azzardo. Una scelta non facile, fatta anche da “Casa di Betania”, da “Palazzo dei Baroni” a Baselice e da tutti i comuni caudini e telesini rientranti nella diocesi di Cerreto Sannita e Sant’Agata dei Goti, che hanno adottato il regolamento No Slot. A Benevento ancora non si riesce. E’ veramente un mistero”.
La guerra tra i clan locali è segnata da una sorta di pax, interrotta negli ultimi tempi da alcuni colpi di pistola. Gli arresti per droga, per usura ed estorsione sono frequenti. I commercianti e gli imprenditori che denunciano non vanno lasciati soli. “Abbiamo una procura e una magistratura di prim’ordine -sostiene Martino- ma la politica è molto distratta, perché non abbiamo una cultura antimafia. L’omicidio di Raffaele Delcogliano e Aldo Iermano non ha creato alcuna reazione. La loro memoria è stata abbandonata per 35 anni. Noi l’abbiamo ripresa nel 2017, facendo solo il nostro dovere”.
L’associazione Libera ha ricordato tutte le vittime sannite. Oltre a Delcogliano e Iermano, uccisi il 27 aprile 1982 a Napoli, in un agguato delle Brigate Rosse in combutta con la camorra, nel mirino della criminalità organizzata sono finiti anche Tiziano Della Ratta, Pasquale Mandato, Vittorio Vaccarella, Angelo Biscardi, Vito Ievolella. “Quest’ultimo -conclude Martino- era un carabiniere, un grande investigatore, abitava a Torre Alfieri, fu ucciso a Palermo. Quest’anno, per la prima volta, si è tenuta una manifestazione in sua memoria, presso l’Istituto Alberghiero “Le streghe”, alla presenza della figlia Lucia. Il comune gli aveva dedicato una strada presso il Centro Commerciale “Buonvento”. L’abbiamo trovata sbarrata e tutta sporca. L’abbiamo pulita una domenica d’inverno”

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

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