L’indomito Mastella: “Non sono il nipotino di Belzebù Andreotti. Continuerò a fare il sindaco, ma non mi ritirerò dalla politica”

Il volto soddisfatto del sindaco di Benevento, Clemente Mastella, non riesce a nascondere un sottile velo di amarezza per la lunga attesa. Dal terribile 16 gennaio 2008 la sua vita, quella della consorte Alessandra Lonardo e della sua famiglia è stata letteralmente sconvolta. Dalla procura di Santa Maria Capua Vetere precipitò sul leader di Ceppaloni una valanga di fango, il suo partito fu descritto come “associazione a delinquere”, promotore di un sistema di spartizione di posti e poltrone nelle Asl, nell’Asi e nell’Arpac regionale.
“La giustizia che arriva in ritardo finisce per essere ingiusta –ha esordito Mastella davanti ai giornalisti al President Hotel- ma oggi sono contento perché questa sentenza di assoluzione mi ha ridato la dignità politica. Sono stati quasi 11 anni di penitenza e di espiazione. Ho trovato forza nella fede e nella famiglia”. Accompagnato dagli avvocati Furgiuele e Carbonelli e dall’ex assessore regionale Luigi Nocera, l’ex ministro della giustizia ha raccontato i momenti più sconvolgenti del processo, la sofferenza, la persecuzione mediatica, i soprassalti durante il sonno, nel rivedersi dipinto come il “male della politica italiana”.
“Il castello accusatorio-ha osservato Frugiuele -si è sbriciolato definitivamente. Non abbiamo mai chiesto un rinvio. Ci siamo difesi nel processo e non dal processo. Ma la politica e la magistratura devono riflettere sulle lentezze della giustizia”. “Sul mio caso -ha aggiunto il sindaco- vedo grande risonanza, che non ci sarebbe stata per qualche povero cristo. Chi mi ripagherà? Ho subito anche un infarto. C’è un amico di Caserta che aspetta da 22 anni una sentenza civile. Così non va. Occorre un umanesimo giudiziario. Cambiate la Legge Severino, che è balorda, indegna e indecorosa”.
Il big ceppalonese ha rivendicato con orgoglio di rappresentare la “Prima Repubblica” scagliandosi contro i politici “senz’arte e né parte”, che si ergono a fustigatori e a moralizzatori. “La cosa che più mi ha ferito -ha puntualizzato- è stata questa umiliazione costante tentata da un imbecille locale durante l’ultima campagna elettorale, chiamandomi “Imputato”o “Mastella indagato”, con una violenza inaudita, insieme a qualche ex europarlamentare e mio collega attuale in Campania, e a qualcuno che faceva il Vaffa Day, accusando sempre me e da ultimo questo ragazzotto piccolo borghese che speriamo gli italiani respingano come Presidente del Consiglio. Ogni volta venivo additato come il nipotino di Belzebù Andreotti”.
Le bordate del sindaco sembrano rivolte rispettivamente al segretario provinciale del Pd, Carmine Valentino, autore di manifesti sferzanti, al sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, e all’aspirante premier grillino Luigi Di Maio. Nel suo contrattacco, Mastella ritiene che la sua vicenda non sia solo di carattere giudiziario, perché ha portato ad uno sconvolgimento della storia politica italiana. Quella bufera, infatti, provocò le sue dimissioni da ministro da giustizia, la caduta del Governo Prodi ed il suo repentino passaggio con Silvio Berlusconi, sotto le cui bandiere, poi fu eletto parlamentare europeo.
“Un anno fa -rammenta Mastella- il giornalista Marcello Sorgi raccontò a Porta a Porta da Bruno Vespa che in quei giorni si trovava a Napoli, al Gambrinus, quando fu avvicinato da un funzionario della prefettura che gli consegnò il file con le intercettazioni in anteprima relative al suo caso giudiziario. Era qualcuno legato ai servizi? Quello che è certo è che il cammino della Repubblica prese un’altra strada”. La vicenda mastelliana ennesimo anello della lunga catena dei misteri della storia italiana? L’ex ministro ha ricordato un altro strano episodio: tre anni fa doveva partire per gli Usa, ma fu bloccato all’aeroporto di Fiumicino ,tornò indietro umiliato. “Il Consolato americano -ha chiosato- ora mi deve chiedere scusa”.
Cosa farà da grande l’indomito e inossidabile politico sannita? “Molti mi chiedono di candidarmi alle prossime politiche -ha concluso- perché fa comodo oggi presentare una specie di martire della giustizia, ma io confermo che continuerò a fare il sindaco fino quando il Signore me lo consentirà. Farò comunque politica. Uno che è nato politico a tutto tondo come me, non può morire quadro.
Antonio Esposito

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