Luca Zingaretti a Pietrelcina “La poesia e la donna salveranno il mondo”

Sotto le stelle di Pietrelcina, all’inizio della Via del Rosario, in un piccolo anfiteatro, Luca Zingaretti ha declamato e ricamato “Il Cantico dei Cantici ed altre storie”, nell’ambito del “Napoli Teatro Festival”, diretto da Ruggero Cappuccio, ed appuntamento di spicco della politica culturale della Regine Campania. Accompagnato al pianoforte da Arturo Annecchino, l’attore romano ha ricostruito i tasselli immaginifici del rapporto atavico tra l’uomo e Dio, in un dialogo suggestivo tra scienza, poesia e filosofia.
Sullo sfondo del palco l’universo, i pianeti, le costellazioni, immersi nell’azzurro del cielo. La voce di un poeta si confonde col volo degli uccelli, innalza un inno alla donna, cara compagna di viaggio, i cui seni somigliano a “due cerbiatti”, coi denti bianchi come “greggi di pecore”. “Immaginate -esclama Zingaretti-quel puntino azzurro è il nostro pianeta, quella capocchia di spillo è abitata da 9 milioni di specie animali e da sette miliardi di persone. Ma dobbiamo convincerci che non siamo il centro dell’universo.
Per guardare il mondo con occhi stupiti, il Montalbano televisivo si trasforma in Giacomo Leopardi, recita i versi de “L’infinito”, “sedendo e mirando”, meditando e riflettendo sull’immensità, sul destino e sulla bellezza dell’umanità. Concludendo che in questo mare non è dolce naufragare, ma soprattutto navigare, che le differenze tra i ricchi e i poveri sono ridicole, che il cuore ed il sangue sono uguali in tutti gli angoli del mondo. Le emozioni vanno dal sacro al profano, dal divino all’umano, con armonica alternanza.
Come dice il Vangelo, gli ultimi saranno i primi. Perché noi essere umani siamo unici. “La poesia è il miracolo -sintetizzerà l’attore- che ci trasforma da ultimi in primi. Perché solo noi abbiamo Omero e Dante, Giotto e Michelangelo, Nureyev e Carla Fracci. Solo noi possiamo immettere l’anima in quello che facciamo. Cercando di comprendere il senso della vita, pur dibattendoci in questo “paradossale colloquio d’amore tra la creatura e il suo creatore”, alla ricerca di risposte, che neanche il Dio onnipotente può darci.
Ma ci consola il fatto che se Dio è amore, e l’amore è cieco, anche Dio è cieco. La lettura de “Il Cantico dei Cantici” segue un testo scritto dallo stesso Zingaretti con Giuseppe Cesaro e si avvale di una ricerca di Doriana Licusati. La performance, alla quale hanno assistito tra gli altri il direttore Cappuccio ed il sindaco di Pietrelcina, Domenico Masone, si chiude con la riscoperta del ruolo della donna, come “fonte di vita” e col Canto XXXIII del Paradiso dantesco, dedicato alla Vergine, madre e figlia di Dio.

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