Mastella punta l’indice contro chi non paga le tasse, ma il dirigente-furbetto escogita sistemi per evadere l’Imu

di Teresa Ferragamo

A pochi giorni dal Consiglio comunale del default, Mastella dal salotto televisivo di La7 annuncia l’avvento del dissesto finanziario del Comune che guida da sei mesi e spiega che la massa debitoria ha cifre monstre, punta l’indice contro le cattive gestioni del passato e perfino contro i cittadini che a Benevento non pagherebbero le tasse.

Una dichiarazione, quest’ultima, particolarmente grave, che in altri Paesi avrebbe scatenato un’indignazione generale e una verifica a tappeto per stanare gli evasori.

E se volesse davvero farlo, Mastella da sindaco della città che, a suo stesso dire, sarebbe tra quelle con il più alto tasso di evasione, potrebbe accertarlo. Ma è tanto difficile scovare forme di evasione fiscale? 

Mastella ha anche dichiarato di aver triplicato il personale dell’Ufficio tributi, ma finora la task force nominata il 4 dicembre non ha ancora prodotto risultati, anzi pare che non si sia neppure insediata completamente. Questione di uomini o di mezzi?

I morosi, cioè quelli già iscritti negli elenchi dei Tributi sono noti e se non pagano ricevono un sollecito e se la morosità permane il Comune spedisce gli atti alla società di riscossione o a Equitalia.

E quindi sono gli evasori che vanno stanati, quelli, cioè, che non hanno dichiarato beni da tassare.

Ma in Italia si sa, le strade dell’evasione sono infinite, almeno quanto quelle del Signore.

C’è per esempio un sistema semplice, perfino elementare, che viene utilizzato da evasori ‘accorti’: dichiarare il bene immobile, un edificio, un palazzo come Unità Collabente, cioè come bene inutilizzabile perché praticamente diroccato. Fai risultare che l’edificio ti sta per crollare addosso e che quindi non è abitabile da chicchessìa e il gioco è fatto: l’Imu non la pago.

Al catasto di Benevento risultano circa 900 Unità Collabenti nel solo territorio comunale.

Ma non si tratta di edifici ancora in costruzione, cioè non completati e quindi non utilizzabili (perché questi sono quasi 750).

Si tratta di edifici già complettai da tempo e poi normalmente utilizzati fino a quando per vari motivi – tra questi soprattutto l’età dell’edificio – non è possibile farli passare per decadenti.

Sicuramente, tra questi ci sono edifici rurali  e anche edifici nel centro storico, ma 900 sembra un numero esagerato.

Se i numeri però si conoscono, è evidente che la coscienza del problema esiste, eccome. E quindi dovrebbe risultare semplice anche l’accertamento. Accertamento che in questo caso ha anche gli strumenti per poter essere praticato. Perché per fortuna anche la tecnologia conosce strade infinite.

E infatti al Settore Urbanistica del Comune è da alcuni anni operativo o, meglio lo è stato fino ad alcuni mesi fa, il Programma Alice Pratiche edilizie installato da una società trentina per poche decine di migliaia di euro. Il sistema consente di collegarsi con il catasto in tempo reale, e sapere quali sono gli Edifici collabenti. Il catasto li indica subito in via informatica sulla mappa del Comune di Benevento e i tecnici assegnati ai tributi sono nelle condizioni di verificare immediatamente, senza scollarsi dalla sedia, per ogni edificio, se vi sono residenti, se e a chi sono intestati i contratti per le forniture e quindi verificare se davvero sono disabitati.

Fatto sta che all’improvviso, mesi fa, quel software, congegnato da menti brillanti e utilizzato nella lotta all’evasione, viene bloccato.

E così non si può accertare, ad esempio, che un piccolo palazzotto nel centro della città è stato dichiarato Collabente, e che così è diventato esente da Imu. Quel palazzotto però è stato da poco ristrutturato  ed è abitato e regolamente frequentato. Com’è possibile? Come mai nessuno si è accorto di questa clamorosa evasione? Eppure perfino il proprietario è noto, trattandosi di un dirigente in servizio al Comune di Benevento.

Insomma, ‘i furbetti del quartierino’ sono più vicini di quanto non si pensi.

L’evasione contro la quale Mastella si è indignato dallo sgabello di una tv nazionale potrebbe cominciare ad essere contrastata partendo proprio da chi, pur essendo nelle condizioni economiche di poter pagare, escogita sistemi per evadere le tasse.

Anche ieri in Consiglio comunale, vestendo i panni del Robin Hood, che toglie ai ricchi per togliere a chi meno ha, ha denunciato l’alto tasso di evasione nei pagamenti dei ticket per la mensa: “Abbiamo verificato – ha tuonato – che più del 50 per cento delle famiglie beneventane non paga il servizio, e a non pagare sono le famiglie più benestanti di questa città”.

 

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.