Mastella, il regno della Quantità e “il Sole” di mezzanotte

di Daniele Viola
“Streghe in luce”, è il nome dell’evento socio-artistico, forse, più importante e sperimentale mai realizzato da una giunta cittadina. Visibili lungo le promenade del centro, le “Streghe”, nel loro essere tutt’altro che natalizie nella comune accezione, rimettono, finalmente, nell’oscurità il reazionario Gesù Bambino, prendendosi la giusta rivincita contro inquisitori e maccartisti e pure contro il torrone.

La rivisitazione in chiave pagana della tradizione natalizia, proposta della giunta Mastella, sta ricevendo un riscontro di pubblico, in gran parte locale, certo, e con numeri ancora lontani dai fasti delle noiosissime luci salernitane, ma grande e meritato.

La gente affolla ammirante le strade e le piazze di Benevento e quando tanta gente è per le strade, o protesta o sta bene. I beneventani stanno bene: lo dice anche la recente classifica annuale de “il Sole 24 Ore” sulla qualità della vita nelle città italiane. Ottantaseiesimi nella graduatoria generale, e settantanovesimi, anche nel 2016, in quella parziale relativa alla sezione “Cultura Tempo libero Partecipazione”: ma, evidentemente, quelli de “Il Sole 24 Ore” mancano da qualche mese a Benevento.

Il benessere sociale ed economico raggiunto, in così pochi mesi di amministrazione mastelliana, anche dalle fasce più deboli della popolazione cittadina, così come la liberazione culturale del vituperato popolo, è attualità e promettente prospettiva.
Io vedo la gente felice, a Benevento. E neanche sapevo che ci fosse un milione di abitanti in città.

Sì, perché il numero è tutto e tutto è quantità. Le leggi supreme che regolano l’Universo e i fenomeni della vita organica sono leggi di numeri e quantità. Quelle stesse che si manifestano nella Storia dell’uomo attraverso i segni tangibili dei tempi. E il Sindaco Mastella questo lo sa.

Riuscito in pochi mesi a riportare Benevento e i beneventani a uno stato primordiale di gioia, una gioia edenica, alla fase anteriore al peccato originale, Mastella è l’Interprete prediletto di un’intera comunità.

Nessun valore in sé ha, dunque, l’assunto intellettualoide e pifferaio per il quale le luci del Natale beneventano sono mediamente bruttine: le hanno disegnate i bambini (più belli i disegni originali della loro resa in luminarie, ma i disegni dei bambini sono sempre belli, a prescindere) rendendo orgogliosi e felici i propri genitori, e, questi, rendendo orgogliosa e felice l’Amministrazione Mastella.

Perché la gente non dimentica, no. Non dimentica di essere stata coinvolta in un processo di ammiccamento ed estasi collettiva, fosse anche per quindici giorni e, al momento opportuno, ripagherà. Ed è giusto che sia così.

La fine del coprifuoco culturale è, qui, servita. Tiriamoci fuori dalle nicchie, abbracciamo la quantità e i suoi apologeti locali. Arrendiamoci ai segni dei tempi, e facciamoci una bella passeggiata con il naso in su per il Corso Garibaldi, non più con protervia o accompagnati da un ingiustificato complesso di superiorità, bensì per ammirare il bello che è stato fatto per noi.

E, per favore, nella culla vuota del presepe, alla mezzanotte del 24 dicembre, non metteteci Gesù Bambino: ma piazzateci un bel Pinocchio. Purché siate in tanti.

One comment

  1. “Torno a cantare il bene e gli splendori
    dei sempre più lontani tempi d’oro
    quando noi vivevamo in attenzione
    perché non c’era posto per il sonno
    perché non v’era notte allora.”

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