Se Mastella e il Sindaco di Benevento si rubano il cellulare a vicenda

di Daniele Viola
Ogni gioco ha le sue regole. E le regole esistono perché il gioco venga percepito come tale, perché abbia un senso e un fine, senza i quali, i giocatori, come anche gli spettatori della loro sfida, si annoierebbero.

L’anarchia, in un gioco, è noiosa. Immaginate, per un attimo, se, nel calcio, non esistesse il fuori gioco: le partite finirebbero spesso con punteggi “bulgari” e verrebbero meno alcune qualità proprie del gioco stesso, come l’attesa, il fiato sospeso per uno zero a zero al novantesimo e la peculiarità ed il merito del far goal.

La comunicazione politica, invece, non è un gioco. Esige regole, sottese, in questo caso, da obiettivi di ordine diverso e superiore. Altrimenti, vero, forse non ci si annoia come in un gioco senza regole, ma subentrano altri “sentimenti” che se, non proprio riconducibili alla noia, quanto meno sono parenti prossimi dell’irritazione e del senso di beffa, “sentimenti” che, talvolta, trovano un’espressione qualitativa e quantitativa nei movimenti di opinione come nel voto elettorale.
Non a caso, i grandi leader politici affidano la “loro” comunicazione a professionisti, che ne curano il dettaglio in termini di efficacia del messaggio, orale o scritto che si voglia.

Negli ultimi dieci anni, il medium preferenziale della comunicazione politica, o meglio della comunicazione dei politici, è divenuto, per immediatezza e capillarità, il social web, trasformatosi in un orizzonte degli eventi h24, in cui tutto può accadere, un buco nero in grado di risucchiare espressioni di pensiero nobili e meno nobili, in grado di creare un debito di immagine in chi “sbaglia” in contenuti e forme, capace, altresì, di annichilire opinioni non supportate da fonti adeguate o comunicate in modo arrangiato e poco penetrante. Il grande rischio, cui, in molti, si espongono, anche i politici, quindi, è quel darsi alla compulsività da posting, una sorta di fibrillazione permanente della parola scritta, con cui si crede di assecondare il gusto generale, ma che, non sempre, tiene conto che, chi legge, è un pubblico “particolare”, diviso tra chi funge da ripetitore e chi, invece, sta lì, sulla sponda del fiume a capire, nelle proprie possibilità, ciò che il fiume di parole sta portando.

Capire per sviluppare, ulteriormente, il proprio pensiero su fatti e personaggi, più in generale sulla storia del nostro tempo.

In questo buco nero, con atteggiamento, ultimamente, anche baldanzoso, ci è finito anche il Sindaco di Benevento, Clemente Mastella. Non che stia lì a “postare” continuamente, questo no, ma quando lo fa, spesso, lo fa male. Se non nei contenuti, – per carità, è la sua comunicazione di politico e i contenuti possono essere o meno condivisibili – nella forma. Ma la forma assume, in questo, come in altri casi, una propria oggettività, si fa contenuto ulteriore, lancia segnali e lascia segni.

Mastella è il Sindaco di Benevento, ma prima ancora è stato ed è un importante personaggio politico di rilievo nazionale, sempre sulla cresta dell’onda – certo, poi, c’è anche la risacca, ma è fisiologico – oltre ad essere anche personaggio noto al pubblico televisivo. Insomma, beninteso, Mastella non è una persona di bassa levatura culturale e politica, tutt’altro.

Ma quando comunica sul web, sulle sue “fanpage” istituzionali, di cui una conta oltre quindicimila “like”, gli manca una certa sensibilità. Mi riferisco a quella sensibilità che vorrebbe che egli stesso si ponesse questa domanda: “ma se un mio collega Sindaco o politico in generale viene a curiosare sulla mia pagina facebook che immagine do di me stesso, come Sindaco di Benevento, e della città tutta?”

Il Sindaco garantisce che la sgrammaticature, degne di un t9 straniero impostato male, oltre gli errori di formattazione – questo demonio – lasciata, evidentemente, in balia delle bizze del touch screen da cui, probabilmente, appella la cittadinanza e fa comunicazioni di servizio, anche importanti, sono un vezzo, uno scherzo amabile.

E così, dopo aver invitato, qualche giorno fa, “A tutti I Miei amici : venite a bn in questo periodo pasquale . Di sera . Bn e ‘ bellisdima”, il Sindaco coglie l’occasione per svelare le regole del gioco e ci illumina scrivendo, dopo qualche ora, che “Visti i recenti commenti ironici sulla sintassi e sugli errori di ortografia digitale relativi alla mia pagina Facebook, nel post di stamattina ho appositamente scritto “periodo pasquale”. Un lapsus voluto, fatto in maniera scherzosa, per vedere in quanti ci sarebbero cascati, continuando scioccamente ad attaccarmi! Piuttosto, aiutatemi a pubblicizzare Benevento e facciamo rinascere insieme la nostra bella città.
Bene, tralasciando il fatto che l’invito Mastella lo rivolge “ai suoi amici”, di cui moltissimi, forse, a Benevento, però, già vivono e la conoscono bene, scopriamo che una delle regole del gioco cui Mastella ci invita, un po’ perché ci vuole bene un po’ per farci cascare, è la misteriosa “ortografia digitale” – per capirci, il regno del “ch” surrogato dalla “k”, del “non” senza la perfezione della “o”, del codice fiscale del “comunque” trasformatosi in “cmq”, altri vezzi di cui il Sindaco Mastella, grazie a Dio, non fa uso.
L’altra regola è che il Sindaco Mastella l’è un gran burlòn, per sua ammissione.
L’ortografia digitale va accettata, dunque, anche quando a farne un uso improprio è il Sindaco di una città, che vuole essere importante nelle sue stesse intenzioni? Ne dubito.
È, però, nell’appello finale, il dramma leggero del suo gioco. E, cioè, che lui, Clemente Mastella, gioca con la comunicazione del Sindaco di Benevento, e viceversa, ed entrambi giocano con la comunicazione dell’intera città verso il “mondo intero”.
Quel “lapsus voluto, fatto in maniera scherzosa, per vedere in quanti ci sarebbero cascati, continuando scioccamente ad attaccarmi!” è l’epitaffio del buon senso nella comunicazione politica. Un epitaffio che può aggiungersi a tutti gli altri della Spoon River beneventana.
Il Sindaco Mastella, impastando parole con un lievito depotenziato, chiosa, invitando i suoi detrattori – termine che usa con cipiglio quasi antitrotskysta – “piuttosto”, a pubblicizzare Benevento e farla rinascere insieme.
Va bene. Affare fatto. “Noi”, l’aiuteremo, Sindaco, l’aiuteremo a pubblicizzare Benevento – anche se, personalmente, trattandosi di territori, preferirei si usasse il verbo “promuovere” piuttosto che “pubblicizzare”, che lascerei, volentieri al marketing di beni e servizi e non a quello territoriale – e a farla rinascere, soprattutto, dalle ceneri della disgregazione comunitaria avvenuta negli anni delle giunte del suo predecessore.
Di grazia, però, comunichi, sì, tutto quello che le passa per la testa, ma cambi le impostazioni del t9, scriva piano, renda comprensibile tutto quello che vuole dirci, e non sottovaluti quelli che lei e i suoi adepti definite detrattori: possono esserle di aiuto più degli amici, a volte. Non abbiamo voglia di giocare o di “cascare” nelle sue simpatiche trappole sintattiche e ortografiche. Pensi, anche, a quel suo ignoto collega lontano che venga a curiosare sulla sua pagina, bevendo il secondo caffè della giornata al bar, prima di andare a fare, come lei, il lavoro di Sindaco.
Così, ci darà anche lei una mano: sì, una mano a comunicare all’intera nazione, e non solo, che Benevento è un gran bella città, da visitare e vivere, in più, una città universitaria, il cui Sindaco non gioca, non si fa burle di chi lo critica, ma fa sul serio, anche quando scrive “A” su facebook, un Sindaco che non gioca con le parole ma le usa bene, a sostegno di quegli obiettivi superiori e di quella visione ulteriore della vita comunitaria che non ammettono deroghe. Neanche per gioco.

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