Mastella, vendicatore del Sud: “Benevento è diventata città grazie a me. Mi batterò per la mia gente come i salmoni”

Il sindaco Mastella si sente come un salmone che negli ultimi ansimanti sforzi vuole dare una mano alla “liberazione” delle zone interne, ma anche come  Michelangelo, teso a riportare alla luce i tesori nascosti di Benevento. L’instancabile primo cittadino ha delineato con grande slancio ideale il suo ruolo futuro sullo scenario politico. Con una deliziosa spruzzatina di buonismo. Quando gli abbiamo chiesto cosa pensasse dei provvedimenti disciplinari adottati verso il dipendente comunale Gabriele Corona, sospeso dal servizio per dieci giorni senza stipendio, ha risposto candidamente: “Non mi occupo di punizioni, non mi compete”.

Quando fu eletto sindaco di Benevento, in modo inatteso, Clemente Mastella annunciò che con la conquista di quella poltrona avrebbe chiuso la sua carriera politica e sarebbe stato primo cittadino solo per cinque anni. Ma da allora il navigato politico, sulla scena da oltre 40 anni, ha cominciato ad intravedere e a disegnare altri orizzonti. Rilanciandosi come civico, rapidamente si imbarca sulla scialuppa di Forza Italia, regalando il dorato scranno di senatrice alla consorte Alessandrina Lonardo.

Dopo due anni e mezzo a Palazzo Mosti, il leader ceppalonese punta a vestire i panni del paladino delle aree interne, sognando di rinverdire i fasti demitiani, perché la classe dirigente dell’attuale governo, continua a preferire il Nord. Come prima mossa vuole candidarsi alla presidenza della Regione Campania per sfidare il napolicentrismo ed anche il salernocentrismo. “Ho tutte le carte in regola per vincere –rivendica con orgoglio nella conferenza stampa di fine d’anno- avendo battuto i Cinque Stelle ed il Pd nella città di Benevento”.

Come novello vendicatore del sud se la prende anche con Garibaldi. “Nessuno ci libera -ha esclamato strizzando l’occhio al revisionismo risorgimentale- non ci interessano i liberatori del Nord. Dobbiamo liberarci da soli. Quando è arrivato Garibaldi ci ha portato i piemontesi che hanno ammazzato e stuprato le nostre donne. Questa è la verità. Tutto il resto è noia”. L’attacco più duro è indirizzato ai pentastellati meridionali e sanniti, piegati alla Lega e pronti ad approvare tutte le rivendicazioni delle regioni del nord.

“La manovra del governo giallo verde -denuncia Mastella- è scriteriata e forsennata, contiene 109 mance elettorali, ci porterà alla recessione. L’autonomia della Lombardia e del Veneto è un calcio nel sedere al sud, una bestemmia costituzionale. Non c’è solidarietà. Come dimostra il comportamento dei parlamentari  grillini del Sannio, che non hanno votato il subemendamento di 20 milioni di euro per finanziare il depuratore di Benevento”.

Il pessimismo del sindaco, che una volta era abituato a parlare con Moro e Fanfani, è stato riconfermato. “Mi sembra sotto gli occhi di tutti che il livello politico sia fortemente calato -ha ammesso Mastella-basti vedere cosa è successo in Parlamento con commissioni  scavalcate ed esautorate. C’è cattiveria e c’è regressione. Quando c’è un’epidemia, Benevento non può essere immune”. L’allusione ai continui sommovimenti della sua maggioranza è chiara, come, del resto, dimostrano i frequenti rimpasti.

Gli annunci per il nuovo anno sono stati tanti. Presto sarà definito l’iter per il depuratore, sarà chiarita la vicenda della donazione dell’Hortus Conclusus di Mimmo Paladino, si andrà avanti col mercato di Piazza Commestibili, che da “Malies” sarà chiamato “Benies”, perché il vecchio nome “porta sfortuna”, ci sarà un’altra pista ciclo pedonale, sarà illuminata la chiesetta di Sant’Ilario. Quando sarà riaperto il Teatro Comunale? “Per la fine dell’anno prossimo -ha chiosato- ma ci spero poco”.

Qualcosa di più si attendeva per il potenziamento del servizio raccolta e smaltimento rifiuti, per il potenziamento dei trasporti, per il risanamento delle contrade, per il completamento delle opere pubbliche. Una buona idea è senza dubbio quella di piantare diecimila alberi all’anno. “Benevento era una mezza città -ha concluso baldanzoso- ora è diventata una città. Farò come Michelangelo, per il quale l’opera d’arte era già nel blocco di marmo. Bastava tirarla fuori. Lotterò per la mia gente, come i salmoni, dall’apnea al fiato finale, concludendo così la mia esistenza umana e politica”.

 

 

 

 

 

 

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Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

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