Mensa, il M5S: “Giunta interferisce su libertà di scelta dei genitori”. Giallo sul pasto con il verme

Nicola Sguera e Marianna Farese intervengono con una lunga nota sul caso mensa. “L’Assessore Ingaldi ha risposto ad una interrogazione nostra e ad una del consigliere Pepe nell’ultima seduta di “question time”: la Ingaldi ha difeso la decisione di effettuare controlli a seguito di segnalazione di Quadrelle a proposito di forniture di paste da parte di ditte “esterne” presso le scuole.

La scelta dei genitori – scrivono i 5 Stelle –  di delegare a ditte esterne, la preparazione, il confezionamento e la successiva consegna, presso la scuola, di pasti alternativi alla refezione comunale, ha avuto il libero assenso del  Dirigente scolastico nell’ambito della propria autonomia organizzativa, senza alcuna lesione delle prerogative e responsabilità della ditta Quadrelle, attualmente titolare del contratto di appalto del Comune.

La posizione assunta dalla sua Giunta comunale, contraria a questa scelta liberamente espressa dalle famiglie, rappresenta un’indebita ingerenza nell’autonomia scolastica, priva del benché minimo fondamento normativo.

Ciascun genitore, nell’ambito della propria libertà individuale ed in ossequio alle proprie responsabilità genitoriali, è assolutamente libero di scegliere se preparare a domicilio un pasto per il proprio figlio o se delegare a terzi tale incombenza, acquistando da un operatore professionale un pasto, con l’evidente considerazione che tale operatore è già di per sé assoggettato a tutti i controlli ed alle responsabilità derivanti dalla legge. Le modalità, il luogo ed il momento della consegna di questi pasti, sono assolutamente irrilevanti; nulla di illecito, quindi, se nell’ambito della propria autonomia, il Dirigente scolastico decide di consentire la consegna dei pasti all’interno delle scuole antecedentemente al tempo mensa piuttosto che consentirne l’ingresso nei locali scolastici alle 8,30 della mattina.

La Sentenza della corte d’Appello di Torino che la Ingaldi ha giustamente richiamato nella premessa in risposta alla nostra interrogazione, ha accertato il diritto (che trova la propria fonte normativa art. 34 della Costituzione e nella Circolare del MIUR n. 29 del 5 marzo 2004) dei genitori di scegliere, per i propri figli, tra la refezione scolastica comunale onerosa ed il pasto domestico da consumarsi nell’ambito delle singole scuole e nell’orario destinato alla refezione. Ha altresì sancito il principio per il quale il permanere presso la scuola nell’orario della mensa costituisce un diritto soggettivo perfetto perché costituisce esercizio del diritto all’istruzione e prendersi cura degli alunni in questo segmento orario è specifico obbligo dell’istituzione scolastica, la quale non può nemmeno suggerire alle famiglie, come recentemente fatto da qualche incauto dirigente scolastico, di prelevare i figli da scuola durante il tempo della mensa per riaccompagnarli successivamente in tempo utile per la ripresa delle lezioni.

Questi principi sono stati ribaditi dal Tribunale di Torino con due ordinanze cautelari confermate in sede di reclamo dal Collegio del Tribunale di Torino ed ulteriormente confermate da successive 13 ordinanze cautelari (tutte passate in giudicato) sempre del Tribunale di Torino.

Premesso ciò, tornando all’ aspetto più strettamente sanitario, ci permettiamo di osservare che il pasto fornito dai genitori e consumato dai bambini nelle scuole costituisce un’estensione dell’attività di preparazione alimentare famigliare autogestita, e rappresenta un’attività non assoggettata alle imposizioni delle vigenti normative in materia di igiene dei prodotti alimentari e delle imprese alimentari e relativi controlli ufficiali; a tali preparazioni, quindi, non si applicano i regolamenti comunitari C.E. n. 178/2004, C.E. n. 852/2004 e C.E. n. 882/2004. Questi regolamenti trovano applicazione per gli operatori professionali di cui si avvalgono oggi le famiglie, ma è altrettanto evidente che i relativi controlli dovranno inevitabilmente essere effettuati non presso le scuole, ove avviene unicamente la consegna, ma presso le sedi nelle quali detti operatori svolgono la propria attività imprenditoriale.

Dopo aver preso visione della comunicazione del 20 dicembre 2016 del Comando Carabinieri per la Tutela della Salute di Salerno, indirizzato a tutte le scuole di Benevento, e dopo aver ascoltato durante il “question time” che i controlli dei Vigili urbani sono stati effettuai nelle scuole in quanto rientranti tra quelli previsti dal capitolato d’appalto (art. 13 determina 713 del  29 agosto 2016) al riguardo, osserviamo quanto segue. La preparazione ed il consumo di pasti domestici (così come le merende) rappresentano un’estensione dell’attività di preparazione alimentare famigliare, inclusa nella più ampia responsabilità genitoriale; l’attività di assistenza del corpo docente ai minori nel consumo dei pasti domestici, in nulla si differenzia rispetto a quella già oggi generalmente prestata in favore dei fruitori della refezione collettiva, posto che le addette delle ditte di ristorazione cessano la loro attività con lo scodellamento dei pasti. Per il resto l’assistenza educativa è prestata dal corpo docente già contrattualmente tenuto e preparato a tali mansioni, senza necessità di munirsi di attestati di formazione per alimentaristi ai sensi del DDRC n. 46/2005. Anche la SCIA sanitaria, ex art. 6 Reg. CE 852/04, potrebbe risultare superflua qualora si provvedesse al mero adeguamento del DUVRI di cui all’art. 26 comma 3-ter del D.Lgs n. 81/08, posto che l’ingresso in refettorio di alimenti domestici rappresenterebbe una mera interferenza che andrebbe disciplinata mediante le opportune istruzioni al corpo docente addetto all’assistenza e vigilanza. Nessuna SCIA dovrebbe essere presentata dal Dirigente Scolastico qualora venisse riservata, per il consumo di pasti casalinghi, una porzione del refettorio sottratta al controllo dell’OSA (operatore settore alimentare).

Infine, facciamo notare all’Assessore che l’articolo 16 del capitolato speciale d’appalto si riferisce ai controlli e alle ispezioni messi in essere dall’appaltatore (il Comune) nei confronti della ditta appaltatrice (la Quadrelle): non vorremmo che fosse stato dato ai Vigili urbani un indirizzo sbagliato…

In conclusione i genitori continueranno ad assumersi ogni  responsabilità per quanto riguarda la fornitura del pasto domestico da consumarsi a scuola, garantendone la salubrità e la correttezza dei comportamenti alimentari dei propri figli, pur senza alcuna rinuncia alle prestazioni educativo-comportamentali del corpo docente chiamato ad esercitare la normale attività di vigilanza affinché non vi siano, durante l’orario di refezione, scambi di cibi, a tutela di studenti allergici e/o intolleranti.

Nel giustificato clima di diffidenza nei confronti della ditta appaltante, dunque, che speriamo non venga ulteriormente amplificato, il Comune non ingerisca nelle scelte delle famiglie e nella libera organizzazione dei D.S. Ci si fosse pensato per tempo, come da noi ripetutamente detto a partire da settembre, non si sarebbe caduti in questa situazione surreale.

Per altro, è di oggi notizia da verificare ulteriormente, secondo la quale in un pasto servito ieri, sarebbe stato trovato un verme. Attendiamo aggiornamenti in vista di una riunione della Commissione Mensa prevista per il 30 gennaio.

Per concludere ricordiamo che, come noto, il Consiglio comunale di Benevento ha deliberato il dissesto finanziario. La legge (Art. 243 del D.Lgs. n. 267/2000) prevede per gli enti locali in dissesto che la copertura del servizio facoltativo di ristorazione scolastica, non sia inferiore al 36%. Ciò porterebbe, in previsione del prossimo bando, il Comune a prendere delle decisioni che incideranno notevolmente sulle disponibilità di bilancio e sulle scelte di politica economico-sociale dell’ente locale.

Intanto pare assai strano che nessuno abbia sentito necessità di spiegare ufficialmente l’abbandono della Pedà, rimanendo oscure dunque le modalità di controllo capillare che la nutrizionista e consigliera si era impegnata a garantire. La Pedà, nel dimettersi, ha parlato di «mille difficoltà» che avrebbero impedito l’efficace espletarsi della funzione assegnatale. Mastella e la Ingaldi non hanno nulla da dire in proposito?”

 

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