Mortaruolo, se l’ascolto diventa un potere

C’è un termine in genere alieno alla politica che all’improvviso sfonda la retorica tra il soporifero e l’esilarante di questa campagna elettorale: ascolto.

È Mino Mortaruolo, consigliere regionale e candidato del PD alle elezioni di domenica e lunedì prossimo, a portare in questa competizione all’ultimo voto afferrabile una parola rimasta sempre fuori dalla porta della politica.

Quando a un certo punto ha fatto irruzione “Il vero potere è l’ascolto” , il claim della campagna elettorale di Mortaruolo, in molti saranno saltati dalle sedie, qualcuno anche dalle poltrone in prima fila.

Ma comesi saranno chiesti molti colleghi candidati del ‘ragazzo di Torrecuso‘ – il potere è azione, reazione, parole, urla, rabbia, voce, coltelli in aria, pugnalate, da dove salta fuori ora l’ascolto?”

E ancora: da quando l’ascolto è assurto a categoria della politica?

Mortaruolo è in Consiglio regionale da 5 anni e ci riprova. Lo fa con una campagna di comunicazione che gli sta a pennello come un abito di sartoria.

Pochi giorni fa ha pubblicato un resoconto puntuale e dettagliato del suo lavoro in Regione Campania: 12 proposte di legge (tra queste vanno segnalate quella sulla legge elettorale, quella sulla valorizzazione della sentieristica che ha permesso il recupero di Camposauro, quella sulla lavorazione, il trasferimento e il confezionamento dei prodotti agricoli), 4 mozioni tra cui quella sulla fibromialgia e sulla videosorveglianza allo Stir di Casalduni o sull’acqua fuori dall’emergenza.

La discrezione è la sua cifra: in 5 anni ha raccontato un percorso senza straparlare o strafare. Diciamo che i prefissi e i suffissi da superlativi non fanno parte del suo vocabolario. Nessuna ebbrezza lessicale o leaderistica, mai. Mortaruolo ha sperimentato la  giusta proporzione tra potere e ascolto, mentre altri sperimentivano la giusta distanza. 

E così in campagna elettorale decide di non allontanarsi da se stesso e fa una cosa rivoluzionaria senza accorgersene: viene a dirci che è l’ascolto il vero potere. Uno slogan così potente, il più potente di questa competizione elettorale, che sui social viene ripreso e rimaneggiato a proprio uso e consumo: è come al solito il segnale del successo.

L’ascolto diventa così un ponte tra la testa e la pancia degli elettori.

Mortaruolo non parla alla pancia dei cittadini per rilanciare rabbia e frustrazioni sulla scena politica, non parla solo alla testa ignorando gli stati emotivi della gente, ma fa un’operazione più complessa ed omnicomprensiva: ascolta. Come un padre di famiglia, un fratello, come l’amico che ti porti dietro da una vita, ma anche come un avvocato difensore, un conciliatore, un mediatore di professione.

L’ascolto è la terza via tra assecondare la pancia e parlare alla testa, diventa perfino metodo di governo.

Ascoltare in politica improvvisamente diventa cool, perché conduce ad accogliere i timori, le ansie, le angosce, le preoccupazioni, le insoddisfazioni, le frustrazioni ma anche a riconoscere la rabbia e il risentimento, senza cavalcare la tigre. Ascoltare significa far sentire l’altro partecipe di un processo comunicativo, rispettato, non sottovalutato né delegittimato e soprattutto non manipolato.

Mentre il sentimento dell’antipolitica arretra, come forse dimostrerà il referendum sul taglio dei parlamentari, mentre il Covid-19 ha prepotentemente portato alla ribalta la necessità della politica come governo dei processi, Mortaruolo ha intuito, parafrasando Enzo Jannacci, che ci vuole orecchio. Anche, o forse soprattutto, in politica. 

 

 

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo

Teresa Ferragamo, giornalista per vocazione, addetto stampa con il pallino della comunicazione prima di tutto. Dopo aver scritto per varie testate giornalistiche, ha fondato sanniopage.com, per dimostrare che un altro giornalismo è possibile

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