Nestlé, la denuncia di un’operaia: “Ti formano e ti mandano via, restano i raccomandati”

Ho lavorato per otto mesi alla Nestlé e a dicembre scorso è arrivato il regalo di Natale. Mi hanno licenziata insieme ad altre cento, senza valide motivazioni. Mi piace tanto il lavoro in fabbrica. Ci credevo, ci speravo. Ma il mio sogno è finito in frantumi. Così non si fa, non è corretto. Qui c’è troppo favoritismo. Per le persone come me che non hanno conoscenze politiche tutto diventa complicato”. L’operaia alimentare, che chiameremo Rosa, con un nome inventato, ha 25 anni, racconta la sua grande delusione.

Nella fabbrica di Ponte Valentino, zona industriale di Benevento, si produce la pizza congelata da spedire in tutto il mondo. Per consentirle di allargare il suo raggio d’azione e di fare nuove assunzioni, lo Stato e la Regione Campania avevano impegnato nei mesi scorsi notevoli risorse. La ragazza, col diploma di ragioniera in tasca, era stata chiamata nel maggio 2018. Faceva parte di un gruppo di 50 persone. Una modalità di assunzione cosiddetta “a scaglioni”, con un contratto bimestrale, trimestrale o semestrale.
Rosa non si spiega perché preferiscono mandare via persone formate come lei e chiamare gente inesperta. “La meritocrazia non conta niente – sottolinea la giovane operaia -, ad ottobre scorso hanno preso chi non ha mai lavorato, attraverso prove selettive che prevedevano anche calcoli matematici. Questo ricambio è sconclusionato, perché i nuovi arrivati devono formarsi e si perde altro tempo. Due sorelle che lavoravano da parecchio sono state messe fuori a 35 anni. Un sistema distorto che va avanti nel silenzio del sindacato. Non so quale sia il gioco, ma sembra che ognuno tiri acqua al proprio mulino”.
Le prime differenze di trattamento, Rosa le aveva già notate nella ripartizione degli incarichi. Il suo gruppo era addetto al controllo qualità, all’imballaggio e al confezionamento, in continua rotazione per la fabbrica, mentre altre operaie, “prese a cuore” dal capolinea, il responsabile del reparto, sono rimaste nello stesso ruolo e, guarda caso, sono proprio quelle che non sono state mandate via. “Ho girato tutta la fabbrica-continua l’operaia- lavorando otto ore al giorno. Controllavo se le pizze erano deformate, se mancava il pomodoro. Altre sono rimaste sempre al confezionamento e continuano a lavorare tranquillamente”.
La doccia fredda del licenziamento brucia ancora. Rosa chiama in causa la politica, il sindacato, il governo in carica. “Il Decreto Dignità ci ha danneggiato – fa notare- perché è difficile essere assunti con un buon contratto a tempo indeterminato, senza tenere conto dell’andamento del mercato. La situazione di prima era migliore, anche se si lavorava con contratti con possibile scadenza. Quante sono le aziende che ti mettono in regola? Quando fui assunta, non mi dissero quanto sarebbe durato il mio lavoro”.
L’ombra della raccomandazione politica si allunga anche sulla multinazionale Nestlé? “Io questo non lo escludo -risponde Rosa- credo che ci sia come in molti altri posti e soprattutto in questo. Comunque questo andazzo non convince, non ha un senso, non è giusto per molti di noi che sono stati messi fuori all’improvviso dopo mesi di formazione. La presenza del sindacato è impalpabile, perché anche se c’è stata qualche riunione, le cose non sono cambiate. Ora i politici si faranno vivi per le prossime Europee”.
La storia di Rosa, che non se la sente di parlare col suo vero nome, perché teme di essere additata come una rompiscatole, quando andrà a chiedere un lavoro ad altre aziende, somiglia a quella di tante ragazze volenterose, brave e preparate, che cercano di costruirsi un futuro a Benevento. Rosa è sfiduciata, ma non rassegnata. La sua denuncia non può rimanere inascoltata. “Avevo imparato così bene il mestiere di operaia alimentare -conclude- il lavoro era abbastanza semplice. Spero che mi richiameranno”.

Antonio Esposito

Antonio Esposito

Docente di lettere con la passione per il giornalismo. Cominciò nel 1982 come corrispondente de "l'Unità". Ha continuato, per oltre vent'anni, con "La Voce della Campania", mensile regionale d'inchiesta.

Un pensiero riguardo “Nestlé, la denuncia di un’operaia: “Ti formano e ti mandano via, restano i raccomandati”

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    03/05/2019 in 21:47
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    Ho lavorato 8 anni alla Nestlé di Benevento ero pure inquadrato come operaio Sanificatore e un bel giorno mi hanno dato anche a me il ben servito ,e non mi hanno dato la possibilità di rientrare nemmeno quando hanno avuto la possibilità di prendere altro personale..Gentaglia …

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